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A Million Dollar Banknote

  • Scritto da Orazio Martino
perfect swimmer
perfect swimmer - perfect swimmer
Progetto molto particolare, questo "A Million Dollar Banknote". Da un lato abbiamo Massimo Tortola aka Perfect Swimmer, compositore e producer italiano di stanza a Berlino, dall'altro Roberta D'Orazio, talentuosa blogger abruzzese, fondatrice di Mola Mola Webzine.

"A Million Dollar Banknote" è un progetto editoriale ideato da quest'ultima, composto da un ep/preview del debut album di Perfect Swimmer e un affascinante ebook, in cui scrittori e fotografi hanno investito la propria capacità immaginifica con opere ispirate al brano omonimo. I loro nomi sono Chiara Longo, Valeria Pierini, Riccardo Ruspi, Angela Giorgi e Maria Stefania Musumeci, oltre alla stessa Roberta D'Orazio.

In anteprima sui nostri schermi, vi presentiamo il racconto "Samaya", curato da Chiara Longo ed impreziosito dallo scatto Valeria Pierini.

A fine articolo trovate anche il videoclip di questa splendida "A Million Dollar Banknote", con annesse una manciata di domande al musicista italo-berlinese.
Ah, dimenticavo, la regia è del filmmaker e montatore Dario Alejandro Barletta. Il risultato è davvero, davvero molto bello. Allacciate le cinture, e buon viaggio!
valeria pierini
"Samaya" (di Chiara Longo)

Mi chiamo Nea, e queste sono le mie memorie, spero che qualcuno creda alle rivelazioni incredibili che sto per fare. Sono nata in una famiglia numerosissima, dieci tra fratelli e sorelle e innumerevoli cugini. Vivevamo in una baraccopoli, poche tegole, strade sterrate, condividevamo i frutti che la terra ci forniva ed eravamo felici. I nostri unici averi erano le nostre case, case robuste, impenetrabili per chi non ne conoscesse i segreti. Un luogo tutto sommato tranquillo, tranne che per gli Squitti, ma quando arrivavano ci chiudevamo nelle nostre case, e ci stringevamo l'un l'altro, e solo saltuariamente uno di loro riusciva a forzare un ingresso. Purtroppo quando ci riuscivano, non c'era scampo. Qualche tempo fa sono stata rapita. Giocavo con mio fratello dietro una baracca, e si è alzato un vento fortissimo, un'ombra ha oscurato il sole, un'ombra altissima e spaventosa che mi ha strappata da terra con violenza. Ho urlato ma mio fratello non è riuscito ad afferrarmi. Ho chiuso gli occhi, e il vento si è fatto più forte, mentre il mio rapitore mi stringeva per i fianchi e stranamente leggiadro per la sua mole, mi portava via. Pochi istanti dopo sono stata scaraventata in un'altra baraccopoli, ma molto più strana di quella in cui vivevo. Innanzitutto era tutta recintata da un muro enorme, altissimo, e sopra il muro c'era una rete metallica. C'erano moltissimi altri abitanti, ma sembravano aver paura. Si allontanavano in fretta quando cercavo di avvicinarli. E non parlavano la mia lingua. Mi sono limitata ad osservarli: trasportavano cibo nei loro rifugi, camminando incolonnati e ordinati, a passi regolari e sincronizzati. Ho capito che non potevo essere lontana da casa, il trasporto era durato un attimo. Così, ho iniziato la perlustrazione del recinto alla ricerca di una falla per scappare. Ogni giorno percorrevo tutto il perimetro, ma ogni mattina al mio risveglio trovavo degli ostacoli che il giorno prima non c'erano: apparivano piante altissime mai viste prima, foglie così immense da non poter essere immaginate, montagne marroni e bianche, cumuli di neve o di cenere, e il recinto sembrava cambiar forma continuamente. Alcuni giorni era quadrato, altri rettangolare, altre volte pieno di angoli, altre ancora sembrava circolare. Il clima era imprevedibile. Spesso mi addormentavo col freddo e la pioggia, e mi risvegliavo con un caldo atroce. E la cosa più inspiegabile erano i terremoti: c'erano anche trenta scosse al giorno, e io chiudevo gli occhi e mi stringevo a me stessa. Duravano il tempo di accorgersene e dopo ogni scossa tutto intorno era pieno di cibo, come se la terra, muovendosi, lo buttasse fuori. Insalata, frutti deliziosi, alle volte delle noci. All'inizio ero diffidente. Poi ho capito che avrei dovuto almeno provare, e che la morte non poteva essere la cosa peggiore. Era tutto buono, e ho imparato a fidarmi di quella terra ostile. Ogni tanto facevo il bagno in una vasca che qualcuno, forse il mio rapitore, si curava di riempire. Alla fine mi sono rassegnata: non era chiaro perché mi avessero portata lì e fossi così sola, ma tutto sommato c'era cibo in abbondanza e nessuno mi faceva del male. Sono rimasta lì un po', poi un giorno, dopo un terremoto terribile, si è fatto tutto buio, e qualcuno mi ha afferrata ancora per i fianchi e mi ha rinchiusa in una stanza. Ho pensato che fosse la fine. Invece mi sono trovata in una baraccopoli ancora più grande di quella in cui ero nata. All'orizzonte si ergeva il masso più enorme che avessi mai visto in vita mia, con dei buchi a distanza regolare da cui provenivano suoni e ombre. E adesso sono qui. La sistemazione è simile alla precedente: terribili terremoti da cui scaturisce del cibo, la vasca e tanti altri abitanti intorno a me, sempre molto spaventati, pronti a rifugiarsi nei loro alloggi pieni di cibo. Anche qui il clima è stravolto da un giorno all'altro, alle volte dalla mattina alla sera. Il masso non esiste più, mi sono svegliata una mattina ed era scomparso. Al suo posto c'era un grattacielo di ferro dalla cui cima penzolava una catena con una palla. Poco dopo, in seguito a moltissimi terremoti, è scomparso anche il grattacielo e ora c'è un masso molto strano, dalla forma squadrata, e da cui provengono dei suoni assordanti e delle luci accecanti. Il cielo è attraversato da strane corde tese tra un palo e l'altro. Ieri è arrivata una bambina, ha detto di chiamarsi Maat. Parla la mia lingua. Mi chiamo Nea, e ho scoperto di essere una tartaruga. Secondo Maat ho circa 95 anni e dal colore del carapace si capisce che sono nata in allevamento. Io stento a crederci, ma che scelta ho? Mi sento piccola, non credevo si potesse vivere per anni. Non ho ben capito cosa siano gli anni, in realtà. Mi ha detto che gli abitanti sono formiche, e gli Squitti sono topi. E che non sono uguali a me. Lei invece lo è. Mi ha detto che gli uomini ci allevano e ci nutrono, siamo degli animali da compagnia e il tempo passa in fretta perché dormiamo molto, cioè andiamo in letargo. Gli uomini camminano sulla terra e provocano i terremoti. Mi chiamo Nea, e oggi ho scoperto il mondo e il tempo.

Intervista a Massimo Tortola aka Perfect Swimmer.

- Iniziamo subito con le domande scomode: tre motivi per trasferirsi a Berlino nel 2014. Va bene qualsiasi tipo di risposta, secca o approfondita.
Guarda, venendo da un contesto artistico come nel mio caso, tutti quelli che conosci e che si sono trasferiti qui, lo hanno fatto per sviluppare e portare avanti il proprio progetto. ( Certo, non va dimenticata la tipologia di persone 24 hour party-people che si è trasferita semplicemente perchè [...] fondamentalmente qui è più facile fare il cazzo che si vuole [...] cit. ) Tornando al discorso della progettualità, io per esempio sono agevolmente riuscito ad entrare in contatto con vari Vj’s e poichè credo che la mia musica abbia un forte scenario visivo, non è stato molto difficile organizzare in tempi rapidi audio/visual performance o anche live mapping performance. La vera moneta di questa città è rappresentata dall’ opportunità di fare, credo. Certo, poi bisogna sempre fare i conti con la moneta reale... E’ un ottimo banco di prova per testare le proprie idee, insomma. Da un altro punto di vista, come dicono alcuni stessi tedeschi, se si vede la cosa al di fuori di un ambito artistico, si fa fatica a capire la forte affluenza di questi anni. Berlino è una delle città meno ricche in Germania, non ci sono molti soldi in giro.

- Della scena elettronica italiana invece, chi ti stuzzica di più in questo momento?
Ho avuto modo di apprezzare “Veleno” di Godblesscomputers anche per via del video girato tra la
Romagna e Bologna, posti a me molto familiari. Sta avendo un ottimo riscontro vedo, mi fa piacere.
Poi, Koolmorf Widesen, che per chi è attratto dall’ IDM/Ambient/Acid, è sicuramente da approfondire.

- Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo primo album?
Il singolo “ A million dollar banknote “ rende una buona idea di quello che sarà; un caleidoscopico disco IDM, Glitch & Ambient, con sonorità piuttosto calde, al contrario di quello che si potrebbe pensare dato il genere.
Mi piacerebbe se il disco riuscisse nel difficile intento di essere ballabile sul dancefloor, ma ascoltabile in piena tranquillità lontano da paurosi soundsystem; vengo dal mondo acustico e per me alcuni parametri musicali come il mantenimento della dinamica, sono irrinunciabili. Spinge molto quando deve spingere, ma sa starsene anche un pò in disparte, per così dire. Recentemente su un noto blog di Berlino, l’ autore dell’ articolo mi consigliava agli amanti delle sonorità degli Autechre e 65daysofstatic; anche se le impressioni si sono basate su un solo pezzo e si può essere d’accordo o meno, quei nomi non mi sembrano affatto da buttare via.

- Se la tua vita fosse un film, chi sarebbe il regista?
Mi piacerebbe dire qualsiasi regista della scena Hard ma devo ridimensionare, letteralmente, la portata. Ripiego tra la stravaganza di Werner Herzog e la potenza visiva del nostro Paolo Sorrentino.