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C E L E S T E: Intervista

“Celeste non è un contenitore, ma un contenuto a sé stante che vive già del nome che porta. Celeste è come una band”. Fa sempre bene accorgersi che questo triste Paese non è morto, ancora meglio se ti rendi conto che anche nella tua provincia sono presenti artisti e collettivi abilissimi nel risvegliare un presente culturale a dir poco sonnolento e arretrato.

Nato a Pesaro, C E L E S T E è un interessantissimo “progetto indipendente di Autoproduzioni e Microeditoria domestica”. Con assoluta noncuranza delle mode e di qualsivoglia obbiettivo, Francesco, Luca e Matteo fanno dell'arte della serigrafia e non solo, lo strumento per sconvolgere e impressionare l'occhio e la mente dell'osservatore.

Nonostante siano palesemente influenzati dall'universo delle fanzine hardcore, il loro stile assume un carattere sempre più personale e maturo, muovendosi con disinvoltura dalla poster art ai murales, passando per adesivi, artwork e qualsiasi altra cosa gli passi per la mente.

Minimale, simbolica e dissacrante, C E L E S T E si sta dimostrando una realtà tra le più interessanti e vivaci del panorama artistico attuale. Noi Osservatori Esterni ci abbiamo scambiato quattro chiacchiere. Buona lettura e felice approfondimento.

http://celestepesaro.blogspot.it/

 

1. Partiamo dal principio: chi è C E L E S T E?

Celeste è un progetto nato, se è nato davvero, nell'estate 2012 a Pesaro da A, B e C. Per comodità diciamo che è venuto al mondo per "un'esigenza o volontà del semplice fare" e naturalmente il modo più semplice per affrontare la cosa è stato proprio il fare stesso. Mai il pensiero di mettere in piedi una casa editrice, pur avendo a che fare trasversalmente con l'editoria. Tanto meno l'idea di fondare un collettivo artistico o di illustratori-disegnatori. Abbiamo pensato: facciamo e basta. Al momento siamo in tre alla fonte ma siamo "abituati" (parola tremenda) a lavorare a progetto con più o meno collaboratori, a seconda delle necessità e del gusto (naturalmente). Che un giorno Celeste goda della proprietà di tutti e forse di nessuno.

 

2. Due parole per definire la vostra attività artistica

QUESTA -COSA

 

3. L'impressione generale è quella di uno stile variegato e molteplice. Quali sono le vostre influenze e quale apporto danno alla vostro lavoro?

Di certo nei micro progetti realizzati si potrà notare la differenza e la molteplicità di segni e interventi derivanti da più personalità, ma questo solo ai fini di un'idea-elaborato unico che vive senza la necessità di nomi o firme... Proprio a discapito di quella che può essere la prassi "standard" (editore-illustratore x) ci siamo voluti opporre ad un discorso sull'autorialità degli elaborati e quindi al singolo come firmatario del progetto. Celeste non è un contenitore, ma un contenuto a sé stante che vive già del nome che porta. Celeste è come una band. Crediamo che diverse siano le influenze; quelle musicali, della letteratura, del cinema, dell'editoria, del fumetto e dei videogiochi…(le solite!) e forse parte dì quella "cultura giovanile", che a giovani come noi interessa.

 

4. L'uso del bianco e nero e un approccio minimale alla materia sono a mio avviso gli aspetti che risaltano di più delle vostre opere. Qual'è lo spirito di fondo che le anima?

Non crediamo ci sia bisogno di intaccare troppo le cose con altre cose. Si leggono meglio. Pulizia. Meno è meglio. Il Bianco è importante, il Nero di più.


5. La musica sembra avere un ruolo importante per la vostra arte. Cosa ascoltate e come influisce?

Si, la musica è senz'altro uno dei perni della nostra 'produzione', come d'altronde tutto quello che viviamo. Respiriamo e sudiamo musica, e allo stesso modo affrontiamo questo 'progetto', sudiamo molto. Ci piace il punk.

 

6. Vi definite “un progetto indipendente di autoproduzioni e microeditoria domestica”. Come vedete l'attuale panorama delle fanzine in Italia?

Si, facciamo della serigrafia o altro nel soggiorno di uno e stampiamo la carta nell'ufficio del padre di un altro. Forse siamo un po' distratti sulla scena italiana, o magari non abbiamo studiato, ma per quel poco che abbiamo visto per ora, coscienti delle poche possibilità che l'Italia offre, sappiamo che sono tanti quelli che si divertono come noi. All'estero ancora di più.

 

7. Il vostro mito di sempre (un nome a testa)

Non sappiamo dirlo, sono molteplici o magari nessuno.

 

8. Domanda banalissima ma necessaria: il sogno nel cassetto?

No, niente sogni. Per ora cerchiamo di viverli quotidianamente.

 

9. Progetti futuri?

Potremmo decidere di smettere domani, meglio non creare aspettative.

 

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