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Interviste: Wojtek

  • Scritto da Gli Osservatori Esterni
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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i padovani Wojtek, una delle più ferali metal band emerse in questi ultimi anni dal sottobosco musicale italiano, tra Breach, Norma Jean e Neurosis.

“Hymn for the Leftovers” è il loro secondo EP pubblicato 10 aprile per Violence In The Veins e Teschio Dischi, con distribuzione Shove Records.

Buona lettura e buon ascolto.

1. Ciao ragazzi. Da dove arrivate, qual è la vostra età media e perché siete così incazzati? 

Ciao! Siamo (chi più chi meno) tutti orbitanti a Padova. L'età media si aggira attorno ai 32/33 anni e siamo le persone più posate del mondo! Diciamo che ci siamo scordati di imparare a fare musica più tranquilla.

2. Il vostro nuovo EP è uscito da un paio di mesi, ma causa pandemia non siete ancora riusciti a calcare un palco. Come state vivendo questa situazione assurda e surreale? E quali sono i vostri obiettivi di rinascita? 

A dire il vero, appena la pandemia è iniziata, uno dei nostri chitarristi ha subito un gravissimo infortunio sul lavoro a un braccio, per cui, da un lato, questo momento di calma torna relativamente "comodo". Abbiamo ricominciato a comporre, e lui si sta dedicando alla fisioterapia a tempo pieno. Certo, aver il disco fuori e non poter partire per le date e i tour che coi denti eravamo riusciti a metter in fila è frustante, ma alla fine lo si accetta e si cerca di pianificare con cura la ripartenza a formazione completa. E per allora chissà che non ci sia già qualche pezzo nuovo pronto da fare live.

3. Avete background musicali diversi oppure siete tutti accomunati da un’innata passione per la musica estrema?
Sicuramente la musica estrema è una componente essenziale e condivisa nei nostri gusti musicali. Siamo peró persone particolarmente aperte e di ampie vedute negli ascolti e sebbene la grande maggioranza dei nostri precedenti progetti siano riconducibili a correnti di musica particolarmente heavy, alcuni di noi hanno militato in progetti influenzati da ben altre astrazioni musicali. E siamo convinti che tutto ció contribuisca a conferire un senso di freschezza e novità a ció che proponiamo oggi.

4. Raccontateci com’è nata la vostra collaborazione con Violence in the veins e Teschio Dischi
Con Rano di Teschio dischi ci eravamo iniziati ad annusare ancora dallo scorso Krakatoa a Bologna, quando gli allungammo il primo EP, era per noi importante avere l'appoggio di una valida e maniacale label del nostro territorio, mentre per Violence in the veins la collaborazione è nata un po' più per caso, "alla vecchia" ovvero abbiamo visto delle uscite che ci piacevano edite dalla stessa label e abbiamo provato a scrivergli, e ci siamo capiti da subito. Anche con Manu di Shove Record è stato tutto spontaneo nel rapportarsi, ci eravamo sentiti per il primo EP e da li a darci una mano con la distribuzione del secondo è stato abbastanza immediato.


5. “Hymn For The Leftovers” è stato accolto molto bene dalle riviste specializzate. A proposito, qual è il vostro pezzetto di recensione preferito? Incollatecelo qui.
Siamo stati piacevolmente sorpresi anche noi di come è stato accolto. Probabilmente se si puó vedere il bicchiere mezzo pieno da tutta la questione covid, la reclusione ha reso più propense le persone ad ascoltare con più attenzione i dischi in uscita cercando in essi una sorta di sfogo o di ancora di salvataggio verso una situazione tanto cupa.
Personalmente la mia preferita è questa "Qui la natura ostile non è una posa o una ricerca di attenzione": è un chiaro riconoscimento del fatto che ció che proponiamo non è una macchietta dettato da un canone, ma qualcosa di vero, brado e spontaneo e per un'artista secondo me non c'è riconoscimento migliore.

6. Tre band internazionali con le quali partireste domani mattina in tour
Quanto tempo abbiamo?!? Il ns amore e la ns dedizione nel portare la ns musica dal vivo ci porterebbe a suonare davvero con chiunque ed in ogni momento, ma se dovessimo sceglierne proprio tre io probabilmente lascerei il mio lavoro oggi stesso per partire in tour con i Converge, Kvelertak, Sumac...

7. Chi ha realizzato lo splendido artwork dell’ep?
L'intero artwork così come il ns intero visual è a cura del ns Riccardo che oltre ad essere un buon musicista è anche un grande visual designer. La cura nella stampa a mano in serigrafia e il confezionamento artigianale donano un effetto materico che fa sì che il possesso del disco fisico sia ancora una cosa fondamentale rispetto la sua mera fruizione in digitale, un pò come lo è la resa live dello stesso disco.