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Cecità (J. Saramago)

  • Scritto da Esterina

cecità immagine

Benvenuto nel mondo dei ciechi. Chiudi gli occhi e immagina. Immagina un paese una città una regione uno stato una nazione popolata da ciechi.


Una moltitudine di persone che d’improvviso bam si ritrovano cieche. Così, senza preavviso. Immagina un giorno di aprire gli occhi e di vedere tutto bianco. Attenzione, non nero. Ma bianco. Latte tutto intorno a te. Immagina l’ansia che ti assale che ti aggredisce che ti stringe come una morsa dalla quale non riesci a liberarti. La paura di essere diventato cieco. Il terrore di non poter più vedere tutto ciò che ti circonda. L’orrore di una vita che non riconosci più come la tua. Immagina ora un Governo che si dichiara in stato d’emergenza. Che riunisce i maggiori esperti del settore alla ricerca di una soluzione. Una spiegazione logica a questa insolita epidemia di cecità bianca dilagante. E uno stesso Governo, che in preda ad un panico più totale, decide di internare in un manicomio dismesso tutti i contagiati. Centinaia e centinaia di persone ammassate come animali in corridoi, corsie, stanze ammuffite di un vecchio albergo per matti. Ora, per ciechi.

Immagina la difficoltà di muoversi alla cieca in un luogo mai visto prima. La difficoltà di ritrovare la propria branda assegnata. La difficoltà di instaurare rapporti con sconosciuti di cui non si riconosce il volto, i lineamenti, il colore della pelle. La difficoltà di sopravvivere in mezzo ad altri ciechi. Immagina un solo ed unico videomessaggio che si ripete con regolarità una volta al giorno. Un signore dalla voce ferma che elenca le regole che vigono nella tua nuova casa. E che bisogna rispettare. Immagina una schiera di militari con il fucile puntato verso l’uscita, che non aspetta altro che spararti ad un solo tuo passo falso. Immagina poi un tuo giorno da cieco moltiplicato per un giorno da cieco di ogni tuo compagno di camerata. E immagina una latrina per animali trasformata in una latrina per ciechi.

Un inferno terreno che sa di piscio, merda e vomito. L’incapacità di provvedere a sé stessi. Di lavarsi. Di vestirsi. Di prendersi cura della propria persona. Da uomo a bestia, in un battito di ciglia. E immagina da una parte i buoni. E dall’altra parte i cattivi. Da una parte gli onesti. E dall’altra parte i furbi. Da una parte il sentimento di solidarietà e dall’altra parte solo egoismo. Da una parte la ragione. Dall’altra l’istinto. Infine, immagine la possibilità di fuggire da quell’abisso. Di uscire all’aria aperta. Di assaporare di nuovo la libertà. Ma da cieco, che sapore ha la libertà? Il caos del manicomio è il caos della città. Una città presa d’assalto. Una città che non è più regno di uomini, ma di animali. Bestie che hanno perso la ragione. Che non sanno più il significato della parola civiltà. Esseri rozzi desiderosi solo di soddisfare i propri istinti. Le proprie necessità. In un’inesorabile lotta alla sopravvivenza. E allora, pensi ancora di stare solo immaginando? Benvenuto nel mondo dei ciechi.

[Nota all’autore] Applaudo ad un Saramago sempre più cinico, sempre più sfrontato, e per questo sempre più vero. Un Saramago che è riuscito, con un semplice racconto, a descrivere l’umanità intera. Un libro assolutamente da leggere che merita un posto d’onore nella libreria di ciascuno di noi. [P.S.] Per i cinefili, per quelli che mentre leggevano il libro immaginavano già le scene salienti scorrere sulla pellicola di un film: “Blindness/Cecità” di Fernando Meirelles, anno 2008.

VOTO: 9

"E' una vecchia abitudine dell'umanità, passare accanto ai morti e non vederli (…) Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo (…) Ciechi che, pur vedendo, non vedono (…) Il mondo è pieno di ciechi vivi".

Info Libro:

Edito da Feltrinelli, 2010

276 pagine