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I Cariolanti (S. Naspini)

  • Scritto da Giulia Zanfi

i cariolanti C’ero rimasta un po’ male quando da bambina alla domanda “Che cosa ti ricordi della guerra?” mio nonno mi aveva risposto “Legno e terra”, poi però tra le pagine di questo romanzo ho ritrovato quel suo stesso racconto di un tempo e quel legno e quella terra di mio nonno sono diventati anche quelli di Bastiano, un bambino che, proprio come lui, ha vissuto la guerra da un buco scavato sotto terra dentro una botola di legno, nascosto per non farsi prendere. Ecco spiegato sia il perché del legno e sia il perché della terra.

Di certo Bastiano è uno che dalla vita ha ricevuto proprio poco e niente. Tanta grazia che respira. Un calcio in culo che l’ha fatto venire al mondo più per patire che per gioire. Nonostante ciò, l’uomo è predisposto geneticamente ad un innato senso di sopravvivenza che lo porta (quasi sempre) a reagire alle situazioni, anche a quelle più estreme. In questo caso, di estremo, c’è l’esistenza stessa del protagonista. Nato in un periodo difficile (la Grande Guerra), da genitori poco benevoli (un padre scorbutico e autoritario e una madre debole e poco riconoscente), Bastiano ha imparato da solo a farsi spazio nel mondo. E lo ha fatto con i mezzi a sua disposizione: i denti, le unghie, le braccia, le gambe e le forze che ha in corpo.

L’istinto prevale sulla ragione quando quest’ultima non ha avuto il modo di formarsi. Ecco dunque chiarito il motivo per cui Bastiano si aggira tra i boschi, tra le case, tra le persone con un temperamento e con una propensione che dimenticano quella logica e quella riflessione che probabilmente gli avrebbero risparmiato un bel po’ di guai in meno. Tuttavia, la bestialità di molte sue azioni (perché di bestialità vera si tratta) altro non è che la somma delle esperienze che gli si sono appiccicate addosso come un vestito logoro fatto su misura per lui. Dunque, come biasimarlo?

Sacha Naspini, dopo “L’ingrato” (con l’indimenticabile Luigino Calamaio), torna a delineare con estrema chiarezza ed intensità narrativa un altro di quei personaggi che ti si imprimono nella mente e che ti portano a sfogliare pagina dopo pagina senza nemmeno accorgerti di aver già terminato il libro. Senza nulla togliere alla gravità di parecchie situazioni in cui si trova inevitabilmente immischiato il povero Bastiano e di cui lui ne rimane comunque il principale responsabile, il lettore si ritrova, quasi inconsapevolmente, a patteggiare per quello stesso macellaio di innocenze che arriva addirittura a far tentennare il nostro senso di giustizia.

Un libro da leggere tutto d’un fiato. Bastiano (che ricorda nell’istinto Jean-Baptiste Grenouille de “Il profumo” di Sϋskind) è, a tutti gli effetti, l’emblema del carnefice/vittima che racchiude nella sua stessa persona la duplicità propria dell’essere umano. Una storia “brutale” che non vi deluderà affatto.

[Nota] Come per “L’ingrato”, è degna di menzione anche la copertina di questo libro: inquietante quasi quanto la storia.

2. Io, personalmente, da questo racconto ci ricaverei un bel filmetto. Non sia mai che qualche aspirante regista stia leggendo…

 

“Sai, c’è un punto oltre il quale non si può andare. Forse, dopo aver pianto tante lacrime, un po’ ci stanchiamo del dolore. È come un’ombra che ormai ti ha gelato l’anima, ti accadono le cose e t ne resti sempre un po’ fuori, le guardi da lontano, non sono più tue”

Voto: 7

 

Info libro:

Scritto da Sacha Naspini, Edito da Elliot Edizioni, 2009, 158 pagine