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Il giorno che diventammo umani (Paolo Zardi)

  • Scritto da Giulia Zanfi

Devo ammettere che mi sono dovuta fermare più volte nella lettura per metabolizzare quanto scritto. Perché Paolo Zardi è uno che ci va giù pesante con le sue storie. Le sue non sono narrazioni fine a se stesse, ma racconti dolorosi che rivelano molto più di quanto vi è scritto e molto più di quanto noi ci aspettiamo. Le certezze crollano, le paure emergono, la ragione vacilla. A tratti illuminante, “Il giorno che diventammo umani” è la seconda raccolta di racconti dell’autore padovano, pubblicata nuovamente dalla casa editrice Neo Edizioni (la prima è “ Antropomedia” del 2010).

Paolo Zardi ci racconta con estrema naturalezza e altrettanto distacco storie di individui comuni che vivono la loro esistenza con regolarità e accettazione, come se fosse il medico che glielo avesse prescritto. Si alzano al mattino, vanno a lavoro, preparano il pranzo o la cena, accudiscono amorevolmente i propri figli, talvolta si abbandonano al proprio istinto naturale e si sottopongono al sistema di cui fanno parte. Niente di più, niente di meno, finché non vengono però colti quasi a sorpresa da un’illuminazione. Un disvelamento della realtà inaspettato che provoca un momento di smarrimento che coincide con il tasto pausa della propria vita. Una malattia, un tradimento, una morte, un conoscente che ci fa notare un particolare: ogni dettaglio contribuisce a smontare una dopo l’altra le convinzioni, ma soprattutto le verità, sopra cui ciascun personaggio ha costruito la propria esistenza ed il proprio essere.

Nessuno ne è immune, neppure noi. Già, perché ci si rende conto non solo della fragilità dell’essere umano, ma anche della cosiddetta normalità a cui ciascuno in cuor suo aspira, ma che improvvisamente sembra stare stretta. L’uomo è in continua evoluzione, solo che spesso ce ne dimentichiamo. Un po’ per pigrizia, un po’ inconsapevolmente, senza troppo pensarci, ci adagiamo alla quotidianità, smettendo di mettere in discussione noi stessi. Che non significa che avere un lavoro a tempo indeterminato o fare dei figli è sbagliato, ma si arriva ad un punto (chi prima, chi dopo) in cui si tirano le somme della propria vita. Un bilancio esistenziale che può mettere in crisi.

Si potrebbe regalare ogni racconto ad un amico o conoscente diverso e ci si domanda qual è quello che fa al caso nostro. Paolo Zardi colpisce perfettamente nel segno. Se l’intento era quello di portare a riflettere su noi stessi, ci è riuscito a pieno. Cinico quanto basta, tutti i racconti presentati seguono un fil rouge drammatico, che però porta ad una presa di coscienza finale positiva: «rido, perché se la vita fa schifo, stasera ho fatto un’eccezione».

Perché se uno lo vuole vedere, il lieto fine c’è.

“I dipendenti, invece, sono condannati ad essere vecchi a qualsiasi età, perché l’unico sforzo che devono fare, l’unica battaglia che devono combattere, è arrivare fino a sera. (…) È per i figli che lavorano i dipendenti: non per la vita, non per la morte. Per il loro futuro, che tra l’altro sarà uguale a quello dei loro genitori, ma questa è un’altra tragedia dentro la tragedia”
VOTO: 7

Info libro:

“Il giorno che diventammo umani”, Paolo Zardi
Neo Edizioni, 2013
203 pagine, euro 14,00