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Il senso di una fine (Julian Barnes)

  • Scritto da Anita
julian barnes senso di fineNon è affatto vero che la storia è fatta delle menzogne dei vincitori... È fatta più dei ricordi dei sopravvissuti, la maggior parte dei quali non appartiene né alla schiera dei vincitori né a quella dei vinti.

Ne “Il senso di una fine” Julian Barnes mette in scena il gioco delle tre carte, con Eros e Thanatos che ballano il tango. Una lucida e filosofica riflessione sul tempo e sulla memoria, che ha valso allo scrittore britannico il Booker Prize nel 2011.

il senso di una fineSe c'è differenza tra addizione e crescita, la vita di Tony Webster sembra essere il risultato di un accumulo costante di eventi lasciati accadere, senza entusiasmo né rammarico, accolti con semplice accondiscendenza, ma priva di scalini e curve a gomito. Sposato con una donna dai “contorni chiari”, da cui ha divorziato in amichevole accordo, passa le sue giornate a rassettare casa e a manipolare i ricordi. Se “le condizioni mentali delle persone possono essere dedotte dai loro gesti”, possiamo desumere che la spasmodica mania di controllo di Tony altro non sia che il suo strumento di occultamento di qualcosa accaduto in gioventù, nascosto sotto strati di rimozione, ma che le azioni automatiche di una vita continuano a tradire.

Inutile cercare, da vecchi, di costruire un passato diverso da quello che si ha, giustificando le decisioni trascorse come brevi lampi di imprudenza evaporati in un eterno cielo di buon senso. La memoria ha le sue ragioni e il tempo, di cui Tony sembra sentire il ticchettio costante e inesorabile, sembra incepparsi su se stesso, tornando con le lancette indietro di quarant'anni, alla ricerca di un senso, il senso di una fine: la fine di un'amicizia; la fine di un'amore; la fine di una vita, quella di Adrian Finn, un Thanatos moderno; e la fine di un'epoca di illusioni, quella degli anni della contestazione.

Come in un'equazione matematica, gli eventi si bilanciano e controbilanciano, e quando il risultato viene forzato, le conseguenze si ripercuotono sulle cause, aprendo uno squarcio nel cielo assennato e portando una nube tinta di giallo dal nome Veronica M.E.Ford, la donna del mistero, l'Eros che lascia dietro di sé scie di sangue. Qual è il prezzo di questo sangue? Il libro sembra voler rispondere a questa domanda che rimanere come nell'aria, anche a diversi giorni dalla lettura. Quanto sangue può scorrere da un gesto insensato, frutto di una momentanea perdita di lucidità? E quanto il pensiero logico può contenere e comprendere l'irrazionalità? Un ponte barcollante divide il fiume della vita in due parti: un passato nebuloso e un presente controcorrente, che sfida ogni legge di natura. Nel mezzo c'è il tempo inquieto del ricordo, dell'ultimo ricordo, che non sempre corrisponde a quello di cui siamo stati testimoni.

Parte dalla fine, l'inizio di questa storia, in cerca di significati che srotolino la matassa della memoria. Gli indizi ci sono tutti, solo che Webster (e con lui il lettore) sembra non vederli (o non volerli vedere), non afferrarli, non comprenderli, nemmeno quando, in un finale di partita fastidiosamente accelerato, i nodi vengono al pettine e si scoprono le carte. Ma, del resto, imparare, non in termini di studio accademico, ma di comprensione effettiva della vita, è qualcosa che forse ci insegnerà solo la morte.



Un gioco letterario interessante, anche un po' onanistico, che perde la sua carica emblematica nel momento di massima suspense, ma che mantiene intatta la sua critica alla ragion pura.

Un passo a due sulle note di un tempo molto inquieto.

Voto:7/8

Film consigliato: “Memento” (Christopher Nolan, 2000)
Piatto consigliato: uova al tegamino
Disco consigliato: "Curve nella memoria" (Francesco De Gregori, 1998)

Info libro:
Scritto da Julian Barnes, Edito da Einaudi, 2012, 160 pagine