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Il Signore delle Mosche (W. Golding)

il signore delle moscheUn incidente aereo. Un’isola sperduta nei mari del Pacifico. Un gruppo di bambini che inaspettatamente si ritrova catapultato in una dimensione sconosciuta e lontana miglia e miglia da casa. Un brusco atterraggio che da lattanti, li fa rialzare adulti. La storia di una sopravvivenza che mostra come la natura crudele dell’uomo sia congenita fin dalla sua giovane età e come l’innocenza non sia altro che la malvagità travestita a festa.

William Golding ottiene la sua celebrità proprio a partire da questo romanzo. “Il signore delle mosche” diviene infatti sin da subito un best seller, ristampato anche in edizione economica. Un libro definito tragico che racchiude però in sé una realtà quanto mai vera. Ancora oggi. Una narrazione che sembra aver aperto le porte a tutte le fortunate serie televisive o reality show ambientati su un’isola deserta. Ma con un’unica differenza. In questo caso, i protagonisti sono dei bambini. Dodicenni dell’alta borghesia inglese totalmente liberi dal giudizio autoritario degli adulti. Adolescenti costretti a infangare il clima di festa con regole e direttive proprie di un mondo che ancora non li appartiene. Una maturità fulminea che incastra inesorabilmente ciascuno di loro in un ruolo da interpretare. Passaggi di potere, baratti di responsabilità e scambi di doveri.

Un gioco che perde il suo valore disinteressatamente ludico, per appropriarsi invece di un carattere terribilmente concreto, dove chi bara, chi non rispetta le regole o intende seguirne delle proprie, viene irremovibilmente espulso dal gruppo. Da cacciatore a cacciato. Ma chi detta le norme? L’inquietudine riguarda chi scegliere come capo. Seguire la ragione, la sensatezza e la costanza o l’istinto e il carpe diem del momento? In un altalenarsi irregolare di emozioni e di turbamenti dell’animo, il gruppo di piccoli barcolla da un polo all’altro, come sospinto da una folata di vento. Prima indirizzati verso Ralph, sostenitore di un fuoco sempre acceso, simbolo di un’insistente richiesta d’aiuto, e poi verso Jack, fautore di una continua caccia ai maiali, nata con lo scopo principale di soddisfare i bisogni più immediati. Due ragazzi e due menti differenti quindi, che non sembrano proprio poter convivere armoniosamente insieme e che dimostrano tristemente come la mente umana si riveli, troppo spesso, limitata. Un libro che ti lascia con il fiato sospeso fino alla fine. Una storia che ti fa correre veloce alle ultime pagine.

Una vicenda che se da una parte incuriosisce, dall’altra terrorizza. Ne emerge la visione generale di un genere umano che, bambino o adulto che sia, perde la ragione nel momento stesso in cui smarrisce i propri punti di riferimento. Oggetti, persone, abitudini di una vita che rappresentano la propria quotidianità. La propria sicurezza. Di fronte all’ignoto, solo perfidia. Forse come arma di difesa, o forse perché la malignità è davvero presente nel profondo di ciascuno di noi.

[Senza falsa innocenza, ma con naturale gentilezza]

Consigliata la lettura con un antistress in mano o una penna da mordicchiare tra le labbra per allentare la tensione. Soprattutto delle ultime pagine.

“Io ho paura. Ho paura di noi. Voglio tornare a casa. O Dio, voglio tornare a casa!”

Voto: 8

Info Libro:

 

autore: William Golding Edito da Mondadori, 2001 Pag. 250