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Joyland (Stephen King)

“Ero un verginello di 21 anni con aspirazioni letterarie. Avevo tre paia di blue jeans, quattro di boxer, un rottame di Ford con (una buona radio), sporadiche idee suicide e un cuore spezzato. Che dolce, eh?”

Vi è mai capitato di riguardare una foto di quando eravate piccoli?
Spesso, la grana sfocata delle polaroid restituisce ai nostri occhi un passato rassicurante, nostalgico ma allo stesso tempo dai contorni inquietanti e minacciosi. Nonostante tutto, gli occhi dell'adulto si riempiono di lacrime per una giovinezza che non torna e non tornerà mai. “Joyland” non è solo un parco divertimenti della Carolina del Nord, ma è la perfetta rappresentazione della giovinezza di tutti noi. Un'eterna estate. Una vita a parte, con le sue regole, i suoi alti e bassi, i suoi amori e perchè no, i suoi rischi.

Probabilmente Stephen King, è uno degli autori più nostalgici di sempre. Un simpatico 65enne che utilizza i linguaggi della letteratura di genere per scavare dentro i lati oscuri della crescita, non solo personale, ma dell'intera nazione americana. Detto questo, andiamo subito al punto: “Joyland” è l'ennesimo capolavoro di un narratore a tutto tondo. Quest'uomo non sbaglia un colpo e ci regala un viaggio nel tempo a base di lacrime e umanità a palate. Certo, il brivido è sempre dietro lo sfondo, ma questa volta sono le relazioni e la complessità dei personaggi a far tremare di emozioni. Il giovane Devin Jones non è soltanto un 21enne smarrito di fronte al palcoscenico della vita, ma incarna alla perfezione la formazione interiore di ognuno di noi. Il fantasma di Linda Gray o il Serial Killer del parco divertimenti non sono altro che i retroscena minacciosi di un percorso formativo verso la vita adulta. L'estate del 1973 è la stagione giusta per perdere la verginità (non solo sessuale) nei confronti di un mondo che più spietato non si può.

Ovviamente in queste pagine non troverete freddezza o cinismo, la forza di Stephen King è quella di riuscire a tratteggiare la violenza e il dolore con un coinvolgimento emotivo capace di far vacillare anche il lettore più freddo e inscalfibile. Questa non è semplice letteratura d'intrattenimento, è una dimensione complessa in cui si interiorizzano con estrema semplicità tematiche non facili da tratteggiare, come la morte, la malattia e la depressione. In poche parole, i nostri demoni interiori, che in queste pagine non vengono solo fotografati, vengono letteralmente esorcizzati. Sul palcoscenico non troverete il “mostro” di turno, ma un'umanità viva, sfaccettata e soprattutto combattiva, destinata a lasciare tracce indelebili nel tempo.
Una storia da leggere tutta di un fiato, che non fa della suspence il suo tratto distintivo, ma allo stesso tempo è capace di catturare l'attenzione del lettore più distratto.

Credo che si possa parlare di grande letteratura, quando è destinata ad arrivare a tutti, ma proprio a tutti. “Joyland” lo consiglierei anche a mia nonna. Chissa perché!

Voto: 8

Info libro:
Scritto da Stephen King, tradotto da Giovanni Arduino, edito da Sperling & Kupfer, 2013, 350 pagine