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L'Ingrato (S. Naspini)

l'ingrato sasha naspini

Ingrato è colui che è irriconoscente nei confronti di un beneficio ricevuto. Colui che si dimostra poco benèvolo rispetto a qualcuno. Colui che non ricambia gli sforzi e le cure dell’uomo. È così che un piccolo paese della Maremma toscana descrive il povero maestro Luigino Calamaio. L’ingrato. È così che lo definiscono gli abitanti del piccolo borgo ed è sempre così che quei provincialotti lo additano con malignità e dilettantismo. Ma se Luigino Calamaio è un ingrato, loro sono semplicemente dei grandissimi stronzi.

Se è così semplice etichettare qualcuno, è invece molto più difficile liberarsi di quella designazione. Un marchio impresso a fuoco sulla pelle che non permette vie di scampo. Inutile prodigarsi in azioni indulgenti, inutile comportarsi in modo educato, inutile cercare di rettificare un proprio atteggiamento. Se ingrato han detto che sei, ingrato sempre rimarrai. L’unica soluzione è conformarsi alla massa.

Luigino Calamaio (nome indimenticabile) è un uomo schivo e solitario che abbandona la vita caotica della grande città (Firenze) per trasferirsi nella più pacata provincia. Assume l’incarico di maestro delle elementari e coltiva in segreto la sua grande passione per la pittura, cercando di replicare nel sottoscala del suo palazzo le migliori tele di Toulouse Lautrec. Unico passatempo che lo fa sentire davvero vivo. A parte una vicissitudine passata che lo ha reso “strano” agli occhi di tutti (Luigino spiava le bambine della sua classe mentre erano sulla tazza del wc con il solo innocente desiderio di appropriarsi di un po’ della loro intimità), il maestro conduce una vita relativamente tranquilla e serena. Questo, finché non incontra a distanza di tanti anni una sua ex alunna, la Chiaretta Rambaldi, che fa nascere qualcosa di nuovo nell’animo introverso dell’uomo. Niente storie di sesso, niente amori passionali e nemmeno scenate di gelosia. Solo un’amicizia, un rapporto di solidarietà reciproca fra due persone che per un breve, ma intenso, periodo intrecciano le loro vite in una salda stretta di mano. Una relazione, la loro, che non necessita di una definizione. Semplicemente, è.

Ma essere come gli altri non vogliono che tu sia non è cosa buona e giusta. Bisbigliano le persone. E allora di fronte a tanta mediocrità, tanta superficialità e tanto bigottismo, meglio non essere.

Una storia di provincia che merita di essere letta per il suo realismo, la sua franchezza, la sua verità. Un libro ben scritto che alterna il vociferare corale del popolo, all’azione del testo. Un personaggio, quello di Luigino Calamaio, che difficilmente finirà nel dimenticatoio. Un uomo genuino che verrà ricordato per la sua profonda e fragile umanità. Un eroe, senza gloria che, a modo suo, si ribellerà alla provincia.

P.S. L’aspetto estetico è uno dei tanti fattori in grado di rendere un libro bello agli occhi del suo lettore. E questo è un bel libro. Una bella copertina che ritrae un dipinto di Toulouse Lautrec. Una bella rilegatura liscia e compatta. Un bel carattere elegante. Un libro così ben rifinito che vien quasi voglia di appenderlo.

“Il paese è una bestia spietata, e la gente non ha in testa che di far del male”.

Voto: 7

 

Info libro:

Scritto da Nacha Naspini, Edito da Edizioni Il Foglio, 2010, 139 pagine


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