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Piccoli esorcismi tra amici (Michele Mezzala Bitossi)

piccoli esorcismi tra amiciSalvo casi eccezionali, ho una certa diffidenza per gli scrittori “a tempo perso”, che scrivono un libro tra un album discografico e un altro, giusto perché ormai va di moda farlo. L'artista a tutto tondo è un conto, ma di artisti a tutto tondo che siano davvero capaci di scrivere un romanzo, oltre che di strimpellare una chitarra, ce ne sono pochi.

Per questo, quando ho visto che Michele Mezzala Bitossi, dopo l'esperienza con i Numero 6, oltre che un album da solista, ha pubblicato anche un libro, non ho potuto fare a meno di leggerlo. Anche perché Bitossi, nelle vesti di cantautore e musicista ha tutta la mia stima. I suoi testi sono audaci e mai scontati. Così, mi sono detta, vediamo come se la cava nel “lungo periodo”.

Il titolo prometteva proprio bene: “Piccoli esorcismi tra amici”, e mi ha subito conquistata. Ma, in genere, diffido anche dei titoli accattivanti. In compenso, appena prendo in mano il libro, noto con piacere che la grafica è ridotta all'osso e sulla copertina figura solo un cavallo a due teste (illustrazione di Francesco Cassi). Capisco all'istante che sarà un libro complesso, carico di sdoppiamenti di personalità.

Appena inauguro la lettura, Bitossi scaglia il suo primo tiro mancino. La premessa che Bitossi fa alla lettura è che Bitossi, secondo Bitossi stesso, non ha niente di interessante da raccontare e che è lungi da lui l'intenzione o la capacità di impostare un qualsivoglia impianto narrativo. A parer suo questa chiamasi onestà intellettuale. A parer mio questa chiamasi normalmente paraculaggine. Dico normalmente perché Bitossi la sa lunga. Normalmente questo escamotage serve a mettere in guardia il lettore, come a dire: non ti aspettare niente da me, non so nemmeno perché sto scrivendo un libro, lo faccio ma tu sappi che non lo so fare. Cazzi tuoi se hai speso soldi inutilmente. Comodo.

E invece Bitossi la sa lunga. Perché scrivere sa scrivere eccome il ragazzo. E intendo che sa scrivere sul serio. L'unico impianto di cui ha bisogno, se proprio vogliamo, è quello sonoro per i concerti. Il suo stile nasce sporco e rimane tale, per fortuna. Niente prosa erudita, da checca intellettualoide. Niente auto-elogio e onanismo letterario che di solito fa venire voglia di lanciare i libri fuori dalla finestra. Qualcuno ha scritto riguardo a questo libro che è un bene ricordarsi di non essere Joyce. Io vorrei dire, con tutto il rispetto per Joyce, che adoro: per fortuna ci sono scrittori che non sono Joyce. Primo perché Joyce è unico, secondo perché emulare qualcuno non porta da nessuna parte, terzo perché di Joyce ce n'è già stato uno: basta e avanza.

Piccoli esorcismi tra amici” inizia come una raccolta di racconti, prosegue come un romanzo e finisce come un enigma. Un rompicapo senza capo ne coda, in cui la narrazione diaristica lascia spazio al racconto di storie sotterranee che si intersecano, infittendo una trama confusa e solo a tratti accennata. È come se stessimo sbirciando da una serratura e riuscissimo a vedere solo quel poco di spazio concesso dal foro. Quello che vive attorno alla visione ci rimane oscuro. Ma possiamo intuirne la presenza, la potenza. Piccoli frammenti dispersi, si potrebbe intitolarlo, questo libro. Tante schegge di vita impazzite, che sembrano gettate alla rinfusa in una scatola ed estratte a casaccio. Vita quotidiana: istruzioni per l'uso.

La scrittura di Bitossi è una scrittura che di convenzionale ha solo il fatto di essere stata messa in un libro. Le metafore sono sempre inattese: “Carogna di un pomeriggio in cui rimango intrappolato come un tafano nella marmellata di more”. Così come le certezze che il lettore medio possiede vengono scardinate: “Il gatto non c'è e i topi si ribellano ai proverbi dormendo tutto il santo giorno”.

Unica “nota” storta del libro sono i testi delle canzoni di Mezzala allegati in fondo. Primo, sembrano riempitivi di qualcosa che non aveva alcun bisogno di essere riempito. Il libro bastava a se stesso. Secondo, va bene che “Piccoli esorcismi tra amici” parla anche di musica, ma se vogliamo che il primo esperimento letterario di Bitossi non sia l'ultimo (checché ne dica lui) teniamo per piacere distinte le due cose. E questo non lo dico a Bitossi, che sicuramente le canzoni non le ha buttate lui in fondo al libro.

Concludo con una strigliata al signor Bitossi: scrivi e non fare tanto il modesto, che lo sai di essere bravo.

Voto:7

Info libro:

Scritto da Michele Bitossi, Edito da Erga Edizioni, 2012, 152 pagine