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Tutti i Nomi (J. Saramago)

  • Scritto da Esterina

tutti i nomi

[Premessa] Anche uno stolto che avesse letto anche solo una volta, anche solo una pagina, anche solo un libro di Josè Saramago, riconoscerebbe immediatamente il suo stile inconfondibile se in questo preciso istante gli mettessi sotto il naso un suo testo.

Si chiama cifra stilistica. Questo signorotto portoghese, per quanto mi riguarda, ha una cifra stilistica che parte dal soffitto e finisce per terra. Nel mezzo di questa linea immaginaria vi è quanto di più assurdo, di più fantasioso e di più geniale si possa trovare (almeno) dentro quell’edificio che contiene quel muro e quel soffitto che sono appena diventati parametri per determinare la grandiosità dell’autore. “Tutti i nomi” non è un’eccezione, ma l’ennesima conferma di ciò che ormai è diventato oggettivamente un dato di fatto.

[La storia] Il Signore Josè è uno scritturale ausiliario della Conservatoria Generale dell’Anagrafe. Il suo compito è quello di archiviare pratiche relative ai vivi. Non è sposato, non ha figli, non ha una compagna, né un amico con il quale confidarsi. Il suo unico passatempo è quello di collezionare notizie relative a personaggi famosi. Fine della storia. O apparente fine della storia. Perché se il Signor Josè avesse continuato a intrufolarsi regolarmente di nascosto nel luogo di lavoro, ad appropriarsi illegalmente di preziose notizie relative ai suoi personaggi e a riporle con attenzione nel medesimo posto in cui le ha prelevate, probabilmente sì, la storia si sarebbe ridotta a questa semplice successione di eventi fino alla fine dei suoi giorni. Ma quando involontariamente la pratica di una donna sconosciuta si è appiccicata come un chewing gum al suo bottino, la storia ha inavvertitamente preso una piega diversa. Chiamatelo destino, chiamatelo caso, chiamatela fortuna o quello che vi pare, sta di fatto che da quel momento è come se la sua vita fosse uscita dal binario nella quale si trovava per ritrovarsi accidentalmente a ruzzolare giù per un campo, pieno di margherite e violette, che profuma di Vita.Perché la Vita è anche questo. Non è solo un nome, non è solo un pezzo di carta, non è solo un timbro: ma è qualcosa di più. Da questo momento in poi il Signor Josè vive questo incidente di percorso come una vera e propria avventura, dedicando anima e corpo alla ricerca della misteriosa donna sconosciuta. Come finisce la storia?

[Conclusione] La storia finisce dove ha inizio tutto. In quel luogo che inevitabilmente prima o poi diventa la casa di ciascuno. In quel posto che non fa differenze, che non gli interessa niente se sei avvocato, medico o solo professore. E in quell’unico angolo di mondo che ti accetta realmente per quello che sei. Con una storia inverosimile, che inizia con una brusca frenata e finisce con un parcheggio a L, Saramago porta a riflettere il lettore su temi universali quali la vita, la morte e l’identità di ognuno di noi. Senza il bisogno di rivolgerci a cartomanti, astrologi o grafologi che ci illuminino sull’insensato senso di questa nostra vita, l’unica cosa da fare è alzare lo sguardo al muro e parlare con questo. Un soffitto di stucco può essere più rivelatore di qualsiasi altra seduta da uno psicologo. Parola di Josè Saramago.

Voto: 8

“Tu sei solo un soffitto di stucco, Sì, ma anche quello che vedi di me è una pelle, e d’altro canto la pelle è tutto quanto vogliamo che gli altri vedano di noi, sotto la pelle neanche noi stessi riusciamo a sapere chi".

Info Libro:

Edito da Feltrinelli, 1998

223 pagine