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Cultura giovanile: gli esistenzialisti

Hipster in erba: prendete appunti. Se vi vantate di aver inventato il prototipo dell'intellettualoide spocchioso, annoiato e dedito all'estremismo culturale, forse c'è qualcuno che lo ha fatto prima di voi. Se vi aggiravate per i vicoli sordidi e umidi della Parigi di fine anni '40, vi poteva capitare di vedere alcuni loschi figuri vestiti di nero, con la faccia sfatta, la barba incolta ed una sigaretta storta in bocca.

Certo l'esistenzialismo vero e proprio è un'altra cosa, una corrente filosofica che nasce dalle idee di pensatori come Kierkegaard o Heidegger e che trova forte risalto nei romanzi di Jean Paul Sartre. Ed è proprio quest'ultimo a diventare suo malgrado icona di una generazione, quella dei giovani francesi del dopo-guerra che si deve ancora riprendere dalle tragedie del secondo conflitto mondiale. L'estraneità dell'individuo di fronte all'esistenza, e soprattutto l'apatia totale nei confronti di quello che ti circonda, diventa lo specchio opaco attraverso il quale i giovani esistenzialisti vedono la realtà.

Ovviamente nessuno di loro aveva mai letto con profondità “La Nausea”, oppure conosceva a memoria un testo di Heidegger. Insomma non erano degli intellettuali veri e propri, ma si servivano di una serie di riferimenti colti e affascinanti per crearsi un'identità. Come dei Punk ante-litteram se ne fregavano delle convenzioni sociali, vivevano di notte, si mettevano quello che gli capitava (anche se rigorosamente in nero) e abusavano di alcol e droghe.

Lo spettacolo che offriva la Parigi di quegli anni, era qualcosa di unico. Una serie infinita di vicoli scuri, di appartamenti fatiscenti e soprattutto di sordide catacombe. I sottoscala diventavano dei veri e propri locali abusivi, in cui si ascoltava musica Jazz, si realizzavano spettacoli teatrali e si fumava e si beveva di brutto. Le “Caves” di St.Germain Des Prés, erano dei veri e propri circoli conviviali, in cui si ritrovava il meglio del meglio del gotha culturale di quegli anni. In primis, la cantante, modella e attrice di origini corse Juliette Gréco, musa per eccellenza del giovane esistenzialista.

Ma non solo, anche scrittori come Boris Vian e Raymond Queneau, poeti come Jacques Prévert e Leo Ferré. E poi c'era la musica: il Jazz regnava sovrano. Non è un caso che un peso massimo come Miles Davis era di casa da quelle parti.

Una stagione artistica che definire unica è dire poco, capace di influenzare intere generazioni di giovani anticonformisti. Dalla Francia al resto del mondo. Buon approfondimento!

Letture esistenzialiste:

Jean-Paul Sartre: “La Nausea” (1938)

Arthur Rimbaud: “Una stagione all'Inferno” (1873)

Boris Vian: “Sputerò sulle vostre tombe” (1946)

Raimond Queneau: “Esercizi di stile” (1947)

Jacques Prevert: “Paroles” (1946)

Simone de Beauvoir: “Il sangue degli altri” (1945)


Ascolti esistenzialisti:

Juliette Grecò - “Si tu t'imagine, “Je Suis Comme Je Suis” e davvero tanto altro nel periodo che va dal 1949 alla prima metà degli anni '50

Miles Davis: “Birth of Cool” (1949)

Duke Ellington: tutta la produzione che va dagli anni '30 fino alla prima metà degli anni '50


Il film da vedere:

“Cenerentola a Parigi” (“Funny Face”) di Stanley Doden con Audrey Hepburn e Fred Astaire (1957) – parodia cinematografica, ma destinato a imprimere l'immaginario esistenzialista in tutto il panorama occidentale.


Un saggio da leggere:

“I trogloditi intellettuali: gli esistenzialisti” da “Ribelli con Stile” di Matteo Guarnaccia, Shake Edizioni, 2009.

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