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Tutta la Vita davanti (P. Virzì)

tutta la vita davanti locandina

tutta la vita davanti locandina
Il racconto si apre con la voce fuori campo di Laura Morante che ci introduce nella vita di una ventiquattrenne neolaureata in filosofia con il massimo dei voti che, piena di speranze ed aspettative, parte alla ricerca di un lavoro.


Il principio di questo viaggio nel limbo post moderno viene scandito da sequenze di musical, che sottolineano l’ingenuo ottimismo della giovane protagonista che, ignara, comincerà a scontrarsi con la realtà ormai satura delle case editrici. L’unica possibilità che le si prospetterà sarà quella di un’occupazione in un call-center, che con rammarico sarà costretta ad accettare. Sarà così catapultata in una realtà surreale scandita da slogan, jingle, balletti iniziatici, premiazioni ed eliminazioni, orchestrati dalla manager tanto gentile quanto rapace, interpretata da Sabrina Ferilli, che adopererà ogni mezzo per ottenere i risultati di alta produttività, come ad esempio gli sms motivazionali inviati tutte le mattine alle sue dipendenti. Così la realtà lavorativa in un call-center diventerà una proiezione di quella realtà televisiva imprescindibile, che ha ormai colonizzato tutte il mondo con le sue pubblicità, con i suoi reality-show, con il bombardamento di immagini del benessere fittizio, fatto solo di apparenze a cui stiamo soccombendo.

Il regista Paolo Virzì rappresenterà il call-center in quanto simbolo della precarietà della vita, trasformandolo in un teatro in cui la maniacale tensione al profitto si traduce in psicosi collettiva che fa implodere anche la più spiccata sensibilità d’animo. Oggi il diritto al lavoro non può più esistere, almeno nel senso a cui ci eravamo abituati ad intenderlo dal secondo dopo guerra. La globalizzazione ha minato quel che restava del buon vecchio stato sociale. L’individuo oggi è dannato, o meglio condannato ad una condizione di precarietà, di infelicità; i suoi sogni sono frenati da una realtà claustrofobica che fagocita i suoi figli per poi “vomitarli” alla vita privati della speranza. Perché allora ci si meraviglia di fronte all’evidente sindrome di Peter Pan, che ha infettato come un virus un’intera generazione di uomini e donne che si rifiutano di maturare per barricarsi in un eterno presente che riesce ad affrancargli dagli affanni e dall’incertezza della vita? Cosa resta all’uomo dopo che gli è stata rubata la speranza? L’unica sua possibilità è restare ancorato alla propria infanzia, a quel ricordo di un onirico stato di leggerezza e di gioia.

Attraverso un grottesco affresco della realtà post moderna si raccontano vicende di vita quotidiana, di gente comune, sospese tra la tragicità della realtà contingente, l’ironia, la leggerezza dello sguardo del regista, che pur rappresentando il dramma della classe del precariato non ci lascia sprofondare nel nichilismo ma offre ancora la possibilità di sperare a chi non ha ancora smesso di crederci. Infatti la protagonista, interpretata dalla credibilissima Isabella Aragonese, si farà portatrice dei valori positivi di razionalità, di forza, che l’aiuteranno a superare a testa alta l’amaro confronto con la realtà del lavoro.

Voto: 7,5

Info Film:

Italia 2008 regia di Paolo Virzì con Isabella Aragonese, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Elio Germano, Valerio Mastrandrea, Micaela Ramazzotti durata: 128 min Commedia