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Drag me to Hell (S. Raimi)

  • Scritto da MarKeno

drag me to hell locandina

drag me to hell locandina
C’era una volta un regista diabolicamente folle. C’era una volta un garage, in cui questo regista scrisse con suo fratello le basi di una delle trilogie più scalcinate e di culto della storia del indipendente.

E, immancabilmente, c’erano una volta occhi che saltavano via da crani spappolati, spruzzi di sangue che arrivavano fino al celo, mostri, motoseghe, botte da orbi e battutacce su chi era re di cosa. Insomma, c’era una volta Sam Raimi. Per molti, un sinonimo di horror di serie B che arrivava, chissà come, a disputarsela con i massimi esponenti del genere, quasi una sorta di Chievo Verona imbevuto di splatter. Poi la musica è cambiata, merito (o colpa?) di un supereroe in tutina aderente che ha fatto il botto e ha portato Sam con sé, lanciando la ragnatela in cima al luminoso palazzo del successo. Che, si sa, con i bui garage degli esordi ha poco cui spartire. E la favola si è conclusa. Il “c’era una volta” è diventato un “non c’è più”. Fino all’11 settembre 2009. Data in cui Sam Raimi torna nelle sale italiane con una pellicola che si rifà al suo primo, e per molti fan unico, vero cinema. Un film che a tutta la produzione Raimiana degli esordi strizza volutamente l’occhio, non ancora eiettato dalle orbite (solo questione di tempo, non preoccupatevi). Già titolo è tutto un programma: “Drag me to Hell”, ossia: trascinami all’inferno.

Ci riuscirà davvero, Sam? Sarà capace di mantenere ciò che promette nel titolo: afferrare i suoi fan e catapultarli nel delirio del regno dei morti? Di certo, ci prova alla grande. Quasi volesse dimostrarci come quel genere tanto fracassone quanto indecifrabile gli sia rimasto appiccicato addosso, come carta moschicida. E sì che di mosche, da qui alla fine del film, ne vedremo più di una, accompagnate da vermi, blatte, gatti e capre. Un serraglio mica da ridere! Ma torniamo a Sam. Il regista si getta nella sua nuova, folle impresa, disegnando un film in cui il grottesco, il demenziale e il ridicolo si fondono all’horror con quella naturalezza impensabile, eppure convincente. Ci si ritrova così, indifferentemente, a ridere come cretini, a sussultare di spavento, a trattenere moti di palese disgusto. Alcune scene, davvero, sono massima summa di quel tanto decantato genere che sul web viene definito splatterstick. Una sorta di connubio tra squartamenti surreali e commedia cattiva. Ovvero c’è sangue, e tanto. Ci sono interiora, sbudellamenti e spurghi di liquami corporali in abbondanza. Ma sempre o quasi, lo schizzo di putridume eiettato non si perde nel vuoto, ma raggiunge visi angelici, godendo nel sfigurarli. Oppure si spalma su bocche ignare, facendole fremere di disgusto, mentre le nostre ghignano, a metà tra il divertimento e il ribrezzo. Un po’ come dire che la violenza e la virulenza non sono crude e realistiche, quanto, piuttosto, indirizzate verso la ricerca di un elemento comico, ridicolo, paradossale.

In questo modo il terrore si fa ridanciano, fasullo. E il film si contamina con influenze da fumetto, anche nei toni recitativi degli attori. A questo proposito non si può che applaudire alla performance di Alison Lohman. La biondina grida, scappa e piange; ne prende tante e pure ne dà che è un piacere. Profana tombe, sacrifica teneri animaletti domestici e si fa strappare capelli a manciate. Insomma, calza davvero a pennello dentro la parte della derelitta assalita dalle forze del male, che le rovinano la vita per uno sgarro fatto, quasi senza volerlo, a una vecchia zingara. Tempo tre giorni, e il demone evocato dalla megera si prodigherà per riuscire nella duplice impresa di terrorizzare la sua vittima, per poi condurla con sé tra le fiamme degli inferi. Questo l’abbozzo della trama; il resto è l’accademia di Sam. Che però non raggiunge le visionarie vette degli esordi. Anche perché non ha un certo Bruce Campbell a fianco. Il risultato finale, in altre parole, è vicino in quanto a tematiche e stile a quel favolistico “c’era una volta” di cui sopra, ma risulta meno convincente quanto ad atmosfere, idee, trama. Non c’è un mondo assurdo ricamato intorno ad un protagonista d’eccezione e gli influssi da block-buster si fanno un po’ sentire. Come a dire che lo spettro di “Spiderman” aleggia tuttora sul buon Sam e qui, tra le altre cose, si manifesta pure nella protagonista, quasi sosia della Dunst, a cui in Italia, per stare dalla parte del sicuro, hanno appioppato pure la stessa doppiatrice. Non un miracolo trash come era stata la saga di “Evil Dead”, dunque, né un film adatto agli ignari spettatori dei kolossal supereroistici.

Piuttosto un ibrido, tendente più verso la prima sponda, quella del pseudo splatter ridanciano. Ma è ne finale che si riscontra il più grande difetto: l’effetto sorpresa che viene costruito a circa mezzora dalla fine, in un crescendo di tensione tendente al cliffhanger, risulta assai prevedibile. O meglio, un occhio un po’ smaliziato, attento e ancora saldato sotto l’arcata sopraccigliare farà fatica a non anticipare con esattezza le battute conclusive, finendo per annullare totalmente quella che doveva essere una bruciante sorpresa. Nonostante ciò, il film è adattissimo ai palati meno delicati e signorili, come una sorta di preludio al 2011. Per quella data, si vocifera di un quarto episodio da accodare al leggendario “L'Armata delle Tenebre”, nella oramai consolidata scia dei revival delle vecchie saghe.E se con “Drag Me to Hell”, Sam ci ha accontentato moderatamente, tra due anni pretenderemo di più. Tanto, tanto di più. Sarà la volta del perentorio ritorno al “c’era una volta”. Del “ci sarà ancora”. In vista di ciò, non possiamo che ammantarci di citazionismo, come lui stesso fa, e gridargli: “Provaci ancora, Sam!”. Dacci un po’ di zucchero.

Voto: 6,5

Info Film

USA 2009 regia di Sam Raimi con Alison Lohman, Justin Long, Lorna Lover durata: 100 min Horror