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Dinosaur Jr: "You're living All over Me"

  • Scritto da Orasputin

dinosaur Jr

I Dinosaur Jr. di J Mascis, Lou Barlow e Murph affossarono definitivamente la stagione hardcore, estraendone il seme per valutarne le reazione se mischiato con massicce dosi di hard rock, wah wah, fuzz, bassi sabbathiani, punk e new wave. “You’re living all over me” è il disco che meglio sintetizza il Dinosaur sound, una strada a due corsie: melodia e rumore, patos e distorsioni, temporali e cielo stellato. Un disco da citare in qualsiasi discorso musicale, per la SST di Gregg Ginn, California, 1987. Strumento cardine la chitarra di J. Mascis, il classico capellone sfigato da college americano, uno di quelli che si faceva accompagnare da suo padre alle audizioni per diventare batterista, solo in un secondo momento decide che è ora di imbracciare la chitarra, per l’occasione una Fender Jazzmaster Sunburst.

Nel giro di qualche anno Mascis sarebbe divenuto una sorta di Jimi Hendrix dei circuiti alternativi, musicista dallo stile sporco e fulminante, detrattore del barrè, dal cui dissapore scaturiscono cascate di assoli iper fuzzati sotto effetto wah wah. Alle cavalcate di basso in perfetta scuola Motorhead di Lou Barlow va coniata un’intramontabile melodia di fondo, sorretta dall’emozionante cantato di Mascis, parecchio affine a quello dell’idolo Neil Young, dal tono dimesso e mai forzato, ad interferire su muraglie di feedback e distorsioni iperboliche. La miscela è di quelle che avrebbero fatto impazzire Kurt Cobain, già vittima dei vari Pixies e Meat Puppets. I Soundgarden utilizzarono il passaporto Dinosaur Jr. per il passaggio dallo “Stato” dell’hard rock a quello appena costituito del grunge. La ricetta di “Little Fury Things“, pur rimanendo segreta, resta una delle più imitate degli anni Novanta: trenta secondi di chitarre come aspirapolvere che si dissolvono in una melodia pop dal cantato superbo, umano, misericordioso. Un cullar favoloso che diviene nuovamente assalto sonoro, e via discorrendo!

I testi di Mascis sono di quelli che scaturiscono dall’avere un padre dentista ed un fratello avvocato, dall’odio per l’amministrazione Reagan al carattere particolarmente introverso, reso ancor più problematico dall’aspetto complessivo, un po’ brutticello ma indispensabile per formare una band. “Kracked” è una scorribanda perfetta, trampolino di lancio per assoli (immancabili), linee di basso distorto e tanti elogi a Neil Young: “Come on babe/Come on set me free/I’ve paid for my crime“. In “Sludgefeast” si intravede il fantasma dei Sonic Youth (Lee Ranaldo ospite nel disco), mentre “The Lung“ sa di lo-fi. “Raisans” rievoca il cow rock dei Crazy Horse, volumi che ti straziano le orecchie. “Tarpit“ procede paranoicamente, il cantato 'spensierato' di “In a Jar” introduce discorsi più pop. Mascis si reimpossessa della scena nell’impetuosa “Lose“, introdotta da un roboante solo di chitarra. L’album volge al termine, la sperimentale “Poledo” e la pixiana “Show me the Way” indicano l’unica strada percorribile, quella dell’indie anni Novanta, che mieterà vittime con i vari Pavement negli U.S.A. e gli Swervdriver o i Teenage Fanclub nel Regno Unito. Che parlino le chitarre!

Voto: 8

 

Info:

SST Record, Merge, 1987

Indie Rock

 

Tracklist:

01. Little Fury Things

02. Kracked

03. Sludgefeast

04. The Lung

05. Raisans

06. Tarpit

07. In a Jar

08. Lose

09. Poledo

10. Show me the Way