Le canzoni che il signore ci ha dato, inni da cantare a squarciagola nella chiesa della cultura americana. Gli anni '50, tonnellate di spazzatura cinematografica, giornaletti pornografici, fumetti horror, la surf music, il rockabilly, Elvis Presley. Come in un B-Movie il frullatore del punk unisce tutto insieme e vomita un blob pruriginoso scosso da tremiti primitivi. Ogni rito voodoo che si rispetti ha i suoi officianti: Erick Purshiker e Kristy Wallace si incontrano un giorno del '72 e da quel momento non si sono più lasciati. Coppia nella musica e nella vita, amanti dei B movie e dei vecchi vinili anni '50, come in un film horror di serie Z compiono la metamorfosi. Impossessati dal diavolo del rock’n'roll diventano Lux Interior e Poison Ivy Rorsharch. Intorno a loro l’inquietante chitarrista Brian Gregory e Nick Knox ai tamburi infernali. A tirare le fila delle quattro bamboline Alex Chilton, ex dei Big Star e padre del power pop.
Siamo nel 1980, la New York in cui vivono i quattro è quella della nascente No Wave: il punk si trasforma e diventa intellettuale, Lux Interior e compagni con poeti e artisti hanno poco da spartire, vogliono il proibito e la perversione delle strip porno, film di fantascienza, zombie e fantasmi di Bill Haley ed Elvis Presley a danzare con loro. Tutto questo lo vanno a cercare nel luogo sacro per eccellenza, gli studi della mitica Sun Records a Memphis. Tra queste mura il rito si compie, il fantasma di Elvis è evocato, Lux Interior ne è impossessato (ulula e digrigna i denti), Poison Ivy è sensuale come il diavolo stesso (chitarra twang a sputare il suono degli anni '50), Bryan Gregory è cattivo come il punk, morboso come i rigurgiti del rock più feroce, Stooges e Velvet Underground su tutti. Nik Knok dietro le pelli a spingere la cerimonia, il suo è un ritmo ossessivo, necessario per dare un battito alla fanghiglia.
Tredici canzoni che parlano di spazzatura televisiva, giovani licantropi, vampiri e zombie danzanti. Il rock perpetua il suo rito: si guarda indietro per guardare avanti. I classici trasfigurati “Rock on the Moon ”, “Tear it up” e un’ossessiva “Fever”, diventano l’esempio di come il passato fagocitato e digerito male alla stregua del peggior junk food dia vita a un malsano collage, nauseabondo ma assolutamente necessario. Lux Interior ci ha lasciato due anni fa, dietro di sè gli zombie che ballano sul cadavere di Elvis, chiamateli come volete: garage, voodobilly, psychobilly, per lui erano solo canzoni sacre.
Voto: 9
Info:
Zonophone / Emi, 1980
Garage Punk
Tracklist:
1-Tv Set
2-rock on the Moon
3-GarbageMan
4-I was a Teenage Werewolf
5-Sunglasses after Dark
6-Mad Daddy
7-The Mistery Plane
8-Zombie Dance
9-What’s behind the Mask
10-Strychnine
11-i’m Cramped
12- Tear it Up
13 –Fever






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