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Preacher (G. Ennis-S. Dillon)

Preacher

Preacher - Preacher
Recensire “Preacher” è come fissare un’illustrazione di “Mordillo” o di “Dov’è Wally” e rispondere alla domanda “Cosa vedi?”. Tanta roba. Troppa roba, per essere racchiusa in un commento, logorrea o non logorrea. Ciononostante, ci proviamo. Perché, se non altro, questa serie merita davvero di essere conosciuta.


Preacher” E’ IL fumetto degli anni Novanta, un caposaldo, un viaggio nei deliri sproporzionati di Garth Ennis, fatti di umorismo atroce e violenza spinta all’inverosimile. Prima di questo lavoro, steso in 66 numeri e vari speciali, nessuno aveva chiaramente inquadrato le potenzialità malatissime di questo individuo. Scozzese, schietto, passione smodata per i western, le storie di guerra, i pub e le situazioni troppo estreme per essere concepibili dalle menti altrui, Garth Ennis aveva già dato grandi contributi al mondo dei comics, ma è con “Preacher” che esplode e lo fa esplodere.

Prima di questa serie esisteva un confine labile, fatto di decenza, censure, rimaneggiamenti editoriali, oltre il quale non si poteva andare. Ennis lo polverizza, anzi, ci piscia sopra, e vince. Vince perché “Preacher” è uno dei fumetti più letti della storia e i dati di vendita danno ragione al suo autore, sdoganando ogni suo sogno perverso. E, ve lo giuro, non avete idea di cosa significhi “perverso” se non avete letto Garth Ennis.

Zotici monocoli che fanno sesso col pollame, leader malvagi senza glande ma con la testa che gli rassomiglia, vampiri che sfruttano i loro poteri di rigenerazione per farsi di ogni sostanza immaginabile, messia ritardati che giocano a tirare la propria santa pupù, nonne sulla sedia a rotelle bruciate vive, eccetera eccetera. Tutto questo è “Preacher”. Ma “Preacher” non è SOLO tutto questo.

E’, in primo luogo, l’epopea di Jesse Custer, predicatore che decide di prendere a calci in culo Dio. Letteralmente. Il fatto è che l’Onnipotente si è cagato sotto e ha deciso di mollare. Davvero, si è licenziato. Ha lasciato baracca e burattini a un pugno di angeli in confusione ed è sparito. Jesse, reverendo più attaccato alla bottiglia e alle risse che alla propria vocazione, non è d’accordo e lo va a cercare. Per dirgliene quattro. Anche perché può davvero metterlo in riga, visto che ospita in sé un’entità potente quanto il Signore stesso, nata dall’ingroppata folle tra un angelo e una diavolessa: Genesis.  Assieme a questo meticcio celeste, il predicatore ha ricevuto in dono il “Verbo”. In pratica, quello che lui dice, tu fai. Qualsiasi cosa. Da «Conta un milione di granelli di sabbia», a «Mangiati la tua pistola», fino alla pittoresca «Fottiti», il cui svolgimento effettivo va lasciato all’immaginazione.

A coadiuvare il reverendo (o ad ostacolarlo, in base alle situazioni), una cricca di soggetti fenomenali: un succhiasangue irlandese ubriacone e sciupafemmine di nome Cassidy, una killer bionda chiamata Tulip capace di amare e uccidere con la stessa potenza, un pistolero demoniaco alto due metri detto Santo degli Assassini, un ragazzo con un buco da fucilata in faccia autobattezzatosi Facciadiculo e John Wayne. Non un omonimo, proprio lui, il Duca, nel ruolo di “spirito guida” del protagonista, un po’ per ribadire il sogno americano, un po’ per prenderlo per il culo.

Premesse totalmente folli, per uno stile ancora più malato, sincopato, traviato da una narrazione incessante, ricca di stravolgimenti e colpi di scena impensabili. Per non parlare del linguaggio. Sconcio e scurrile oltre ogni limite. Lo scrittore non insulta la decenza: non sa nemmeno cosa sia. Alcune battute sono persino troppo oscene per risultare volgari; la volgarità si ferma molto, ma molto prima di Garth Ennis! A volte bisogna rileggere un balloon due volte, per realizzare che c’è DAVVERO scritta quella porcata immensa!

Veniamo ora ai punti dolenti. Due, sopra ogni altro.

Punto primo, il disegnatore. C’è chi considera Steve Dillon un fenomeno. Personalmente, lo ritengo un artista mediocre, che ha avuto la gran fortuna di stringere un sodalizio duraturo con uno scrittore capace di lasciare il segno, come Ennis. “Preacher” presenta molta azione e violenza al limite dell’assurdo, ma anche tante scene di dialogo, in cui le espressioni dei personaggi risultano fondamentali. Dillon, a mio parere, se la cava con qualche incespico nelle prime, mentre spesso scivola inesorabilmente sulle seconde. Se al tutto sommiamo una colorazione talmente piatta da risultare più efficace in scala di grigi, risulta evidente che il capolavoro di Ennis meritava di più. Il copertinista ufficiale della serie, Glenn Fabry, invece è semplicemente perfetto.

Punto secondo, il grande intoppo. “Preacher” parte a mille, ti spiazza, ti appassiona, ti lascia sconvolto e bramoso di continuare la lettura. Poi, verso la seconda metà della serie, si avverte un blocco clamoroso. I personaggi si separano, si snaturano, la vicenda principale viene accantonata, il reverendo smette il colletto bianco per la stella da sceriffo. E “Preacher” acquista il sapore di un clone, di uno spin-off di se stesso che non riesce ad imporsi sulla squilibrata magnificenza vista in precedenza.

Fiaccati da questa scarsa enfasi, approdiamo a un finale che risulta, se non deludente in senso stretto, quanto meno assai criticabile. Alcuni personaggi vengono liquidati con troppa fretta, altri acquisiscono un ruolo che pare quasi non competere loro. Si avverte un senso di ripetitività, specie nel focoso rapporto tra Jesse e Tulip, con lui che teme per la vita della sua bella dunque la vorrebbe lontana dai rischi, mentre lei pretende più fiducia e, pistole alla mano, vuole coprire le spalle del suo boy a tutti i costi.

In pratica, lo sguardo cinico, amorale e antisociale che ha caratterizzato la nascita di questo fumetto, si perde in una ventata di pseudo-buonismo, quasi che Ennis volesse accontentare tutti. O meglio, quasi che Ennis, da un certo punto in poi, non sapesse più bene dove andare a parare e si sia limitato a mettere su carta tutte le idee malsane che la sua mente partoriva.

Il punto è che, nonostante tutto, funziona. Come se Ennis avesse imbastito una specie di cosmica presa per il culo, sviscerata dal cammeo in “Preacher” di uno dei tanti folli personaggi: l’aspirante astronauta fallito. Questo vecchietto con due rotelle fuori posto decide di vendicarsi della NASA che lo ha ripudiato, scolpendo in un canyon con la dinamite una scritta colossale, visibile dallo spazio: FUCK YOU!
Ovvero, fottetevi a livello cosmico.

Un augurio, una dedica. Un invito che contiene nella sua telegrafica forma un senso ulteriore: “Fottetevi. Tutti. Perché, cali di qualità o meno, io ho scritto un fumetto che ha cambiato il fumetto, che ha venduto come il pane, che non vi lascerà indifferenti nemmeno se siete ritardati. Per questo, e perché mi va, fottetevi.” Firmato, il predicatore Garth Ennis.

 

Soggetto: 8,5

Sceneggiatura: 9,5

Disegni: 6,5

 

Tre difetti

- A volte vi verrà da vomitare.

- La conclusione della serie non convince appieno.

- Dillon e Ennis sono un tandem affiatatissimo, ma il disegnatore non riesce a bilanciare davvero il folle talento dello scrittore.

 

Tre virtù

- Garth Ennis è un fottuto genio. Punto e a capo.

- Uno dei fumetti più malati, pazzeschi, coinvolgenti e dissacranti che sia mai stato concepito.

- “Preacher” è infarcito di situazioni talmente paradossali e dialoghi talmente volgari che riesce a stupire nel senso più pieno e perverso del termine.

 

Info:

PREACHER

Testi: Garth Ennis

Disegni: Steve Dillon

Copertine: Glenn Fabry

Edizione americana: DC Comics/Vertigo

Edizione italiana: Planeta De Agostini/Magic Press

1a Edizione: 1995-2000

Serie mensile di 66 numeri