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Back Cinema In sala A.C.A.B. (S. Sollima)

A.C.A.B. (S. Sollima)

Ce-le-ri-no pe-zzo di-mer-da! Ce-le-ri-no pe-zzo di-mer-da! Ce-le-ri-no pe-zzo di-mer-da!

Si apre con questo canto A.C.A.B., il film sui celerini, su quei poliziotti che fanno servizio d'ordine negli stadi, nelle manifestazione e negli eventi dove è messo a rischio l'ordine pubblico.

Un film crudo, violento, incurante di dover dispensare giudizi morali, valutare la correttezza dei comportamenti o dosare le colpe. Non si distribuiscono responsabilità, non è importante valutare determinati comportamenti. Si registra la realtà, si assapora il sangue, il sudore, la rabbia che cola dai denti come bava rabbiosa. E in questo Stefano Sollima, preparato da quella palestra cinematografica che è stata la serie “Romanzo Criminale”, sembra veramente in grado di dare sontuosità a tutta la messa in scena.

I celerini protagonisti picchiano, perseguono il male, si ergono a giustizieri al di sopra della legge. Un drappello di sovversivi che con la scusa della fratellanza coprono nefandezze, giustificano i loro comportamenti contro le fasce sociali più deboli, infangano quel “mestiere onesto” con ogni genere di scorrettezza e sotterfugio.

A.C.A.B. mostra così la realtà misera nella quale una sofferente Roma si trova ad ospitare, disegna gli scontri, le faide, le incolmabili incomprensioni tra polizia, estremisti, stranieri e detentori del potere. Gli scultorei protagonisti (tutti eccelsi ed esaltanti con la loro irruenta corporeità) sembrano guerrieri demoniaci che tirano avanti zoppicando, insozzando le relazioni fuori dalla Celere, mordendo le carezze riservate loro dalla vita pur di affermare supremazia e ancestrale mascolinità, infischiandosene di quella parte di se stessi che addita continuamente a quella spregevole condotta la dilaniante sofferenza che gli impedisce di amare.

Uno squarcio tra ordine e caos, male e peggio; uno straccio d'umanità gettato sporco di sangue e corvino di dolore in mezzo a quel ring chiamato metropoli. Croci celtiche, manganelli, anfibi, coltelli, scudi e altro materiale da guerriglia urbana si fonde con discorsi all'odio, invettive razziali, scontri verbali, insulti canticchiati e mille altre spirali d'odio utili solo a peggiorare la situazione nella quale tutti si trovano immobilizzati.

A.C.A.B., in quest'osservazione meticolosa e appassionante della pura violenza, si perde però quando tenta di inserire in questa incrinata cornice urbana singoli eventi, potenzialmente capaci di conferire maggiore vigore alla storia, ma al contrario privi di effettiva utilità scenica. Il pestaggio dei rumeni, il caso dell'occupazione della casa, la separazione con la moglie, non diventano mai motivi per dare profondità alla narrazione, ma sono utili solo in rapporto a diversificare le sfaccettature che danno forma alla figura del celerino.

Un po' poco per degli spunti con un potenziale visivo decisamente immenso, un'occasione persa per rappresentare in maniera definitiva uno dei ruoli più ambigui e inquietanti degli uomini in divisa.

Voto: 7

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Info Film:

regia di Stefano Sollima Italia 2011 Con Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti, Roberta Spagnuolo durata 112 min Poliziesco


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