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Back Cinema In sala The Artist (M. Hazanavicius)

The Artist (M. Hazanavicius)

Se c’è una cosa che i francesi sanno fare benissimo è togliersi una caccola dal naso, riporla gelosamente in un fazzoletto di stoffa ricamato, tenerla delicatamente su due mani e dire che si tratta di un tartufo rarissimo che cresce solo in alcune zone boschive della Provenza.

I francesi sono messi peggio di noi, ma la differenza fra noi e loro è che noi quando tocchiamo il fondo lo facciamo con stile. E soprattutto non abbiamo pretese. Certo, gli italiani fanno di Nicolas Vaporidis o Elio Germano i nuovi Mastroianni o Volontè, ma non hanno la presunzione di portarli alla notte degli Oscar con il rischio di fargli incassare sul serio un omino d’oro.

Procediamo con ordine e partiamo dalla trama “rivoluzionaria” di The Artist: George Valentin (Jean Dujarden) è una star del cinema muto, sul finire degli anni venti. A una premiere di un suo film viene fotografato, per sbaglio, in compagnia di una simpatica fanciulla, Peppy Miller (Berénicé Bejo) che, determinata, farà carriera a Hollywood cominciando come comparsa. Arriva il sonoro, che soppianta il muto; George Valentin finisce in rovina, Peppy Miller ha un folgorante successo; George Valentin tenta il suicidio, Peppy Miller (anima pia) lo salva e lo fa lavorare con lei.

Vi ricorda qualcosa? Hazanavicius è un genio. Voi ci sareste arrivati? Hazanavicius fa un film muto nel 2011, una perla di originalità, un sostanzioso contributo allo sviluppo del cinema. Questa roba qui può vincere (potenzialmente) dieci Oscar.

Billy Wilder ha affrontato questo tema nel 1950: Sunset Boulevard partiva da questo spunto per diventare una riflessione assoluta sul cinema e una complessa indagine sul divismo e la follia. Era presente un’ispirazione macabra. Wilder descriveva la vita di Norma Desmond come la messa in scena di una celebrazione perpetua.

Nel 1982 Rainer Werner Fassbinder omaggia Wilder, senza saccheggiarlo. Con Veronika Voss, il (mai troppo) compianto genio tedesco aggiunge nuovi e affascinanti elementi alla eterna storia dei divi dimenticati e abbandonati. Elementi che comprendono la segregazione, lo sfruttamento, la psichiatria, la dipendenza e che portano il film fuori dall’ombra del suo ingombrante predecessore.

L’opera di Hazanavicius non ha senso, non ha alcuna utilità. Un film girato in modo da sembrare più vecchio possibile, attori che recitano enfatizzando le espressioni e facendo a gara a chi più somiglia a Buster Keaton o Rodolfo Valentino. Hazanavicius non porta nulla al cinema e toglie molto: toglie dieci nominations.

E soprattutto, chi è Michel Hazanavicius? Da dove salta fuori? Leggo che la sua opera più famosa è una parodia di James Bond e dei film di spionaggio, e tutti conosciamo gli orrori di cui sono capaci i francesi quando si cimentano nelle parodie o nella comicità in generale. Una lacrima solca il viso quando vedi che, relegato indegnamente fra le comparse di The Artist, timbra il cartellino persino Malcom McDowell. Un fiume di lacrime inonda la sala quando vedi che John Goodman presta il suo enorme talento a questo omicidio organizzato del cinema.

Ma l’apologia della mancanza di idee e del conseguente parassitismo di Hazanavicius raggiunge livelli inimmaginabili quando nella scena clou, nel climax della pellicola, riconosci delle note, un motivo musicale: Scene d’amour, di Bernard Herrmann, da Vertigo di Hitchcock. Identica, tale e quale, senza cambiare una virgola, per tutta la durata della scena più importante di The Artist.

Dovessi mai fare un film, avevo pensato di utilizzare il tema di Via col vento, così, giusto per essere sicuro dei miei mezzi. E poi trovi alcuni aspetti positivi: Berénicé Bejo, affascinante, accattivante, brava, con una sua sensibilità. E scopri che è la moglie di Hazanavicius.

Voto: 3

Guarda il Trailer

Info Film:

Regia: Michel Hazanavicius Francia 2011 con: Jean Dujardin, Berénicé Bejo, Penelope Ann Miller, John Goodman Durata: 100 min. Drammatico


Commenti 

 
0 #4 Alfonso Mastrantonio 2012-02-19 11:54
ULTIMO

Lo fa in un contesto di citazioni di genere e riferimenti interni alla trama (tutte le menzioni in contesti diversi della parola "parlare" o tutti i rimandi tra la trama e i titoli dei film interpretati dagli attori) che lo rendono più ammiccante. fruibile ed efficace di operazioni analoghe come Dr Plonk o Juha di Kaurismaki. Finisce che così a molti piace, e molti altri lo sopravvalutano come opera filologica, che non è. Però non bisogna attaccarla come fosse tale perchè qualche esaltato l'ha capita così.

La chiudo qua con i commenti fiume, che alla fine è il vostro blog e non il mio.
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0 #3 Alfonso Mastrantonio 2012-02-19 11:53
Hazanavicius fa un'altra roba, molto più effimera se vogliamo, ma proprio per questo si tratta di un fagiano che vogliamo buttare giù con i Carichi da Novanta: il motivo per cui The Artist è perfettamente attuale, e forse proprio per questo ce ne saremo dimenticati domani mattina, è che utilizza il muto come effetto speciale, e non come limite narrativo autoimposto. Infatti il sonoro ad un certo punto c'è, e ha la stessa funzione della scena in 3D con le pallottole che ti arrivano addosso, perchè a quel punto ci riporta ad un livello di fruizione che fino a quel momento ci eravamo sforzati a sopprimere, perchè non abituati.

Nell'epoca del nuovo 3D Hazanavicius azzarda un ribaltamento (anche finto-intellettuale eh) alle esperienze immersive attuali. E tutta roba di superficie, e nel film non c'è nulla che suggerisca il contrario.
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0 #2 Alfonso Mastrantonio 2012-02-19 11:52
Ora, se mi fai un discorso su come si riveli in fondo un giochino ruffiano, effettistico e costruito, ci posso stare, ma tu ci infili una serie di pregiudizi sui francesi, sul regista, sulla trama che è troppo banale (omaggia i melodrammoni dell'Hollywood anni 20, l'apoteosi del didascalico), sulla lesa maestà di Goodman e sui i grandi nomi intoccabili. Fassbinder c'entrerà anche SEMPRE con il CINEMA, però faceva un'operazione completamente diversa: un film sonoro che rilegge un altro film sonoro che a sua volta omaggiava le dive del muto.

ARISPEZZO
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0 #1 Alfonso Mastrantonio 2012-02-19 11:49
Con calma. Quando ho parlato di critici cinematografici veri l'ho fatto per contraddire un altro commentatore che diceva che il film è solo una sega per critici cinematografici . In tanti critici lo hanno disprezzato, dato che il film è attaccabile e criticabilissim o, ma tu, come tanti altri che ho letto, lo fai (almeno nella recensione) per tutta una serie di motivi sbagliati, tutti alimentati da questioni esterne al film: si sale sul carro del fastidio perchè pompatissimo, premiato, e potenzialmente consegnato alla storia (per quanto, davvero, saranno i posteri a deciderlo, di film premiati all'oscar di cui non ci ricordiamo ce ne sono tanti).

SPEZZO IL COMMENTO CHE QUI VADO PER LE LUNGHE
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