Ho scritto l'incipit di questa osservazione cinque volte. Nella prima stesura volevo attaccare in modo lapidario Woody per questo suo pessimo film. Una pellicola inutile, banale e irritante nella sua scontatezza. Niente: delete.
In seconda battuta ho tentato di abbassare il tiro, affermando che il passo falso del Woody romano sia certamente imputabile alla rabbia dello spettatore italiano nel vedersi sovrastato da beceri cliché di ogni tipo, insopportabili e insostenibili per un abitante del bel paese (bel paese un cazzo, a questo punto). Opera, mandolini, vigile, donne dal portamento medioevale, uomini allocchi e mammoni, e centinaia di altri preconcetti sull'Italia, non utili a omaggiarla e renderla immortale, ma funzionali solo a esportare facilmente nel mondo questo carrozzone di luoghi comuni (tra l'altro decisamente disusi).
Con il terzo incipit mi sono trovato costretto a incazzarmi nuovamente, questa volta per la storia. Non è giustificabile costruire un film soltanto elencando episodi senza alcun legame tra loro, sciatti nella costruzione, insipidi nello stile, farlocchi nel volersi presentare come indagatori sui concetti di notorietà, talento, passione e imprevedibilità. L'intreccio tra i racconti risulta confuso, senza un punto d'arrivo, senza una narrazione di fondo, privi di un disegno più ampio come nel dolcemente nostalgico “incontrerai l'uomo dei tuoi sogni”. Cancellata anche questa.
Nel quarto tentativo la rabbia era svanita, sostituita da un macigno di pessimismo. La disillusione verso uno dei miei registi preferiti aveva preso surclassato la speranza che l'alternanza qualitativa tra gli ultimi suoi lavori potesse ancora ergersi a speranza per augurarsi ancora opere argute, interessanti, curiose. Un velo di tristezza si stava impossessando del mio credo sconfinato verso Woody Allen. No, cassato anche il quarto incipit; rischiavo di scontrarmi col prossimo film contro un altro passo vincente del vecchietto newyorkese, ritrovandomi ancora una volta ad alternare giudizi speranzosi a commemorazioni filmiche, a quel punto fuori luogo.
In quest'ultimo incipit, divenuto oramai scritto, non mi impunto così nel dare giudizi, non tento di avanzare pretese, non sento la necessità di celebrare il mito che fu o di scagliarmi contro il film alleniano di quest'anno. Prendo solo atto che questo To Rome with Love è un film vuoto, sterile e mortificante e che Woody dovrebbe finirla di soffocare con il cieco furore produttivo gli ultimi guizzi da commediante.
Dovrebbe farci regali, anche se sicuramente egli non sarebbe d'accordo. Di risposta a quest'affermazione affermerebbe che da sempre fa arte solo per se stesso, non per gli spettatori. Ma non è vero un cazzo. Sono pugnalate queste, Woody, parliamoci chiaro. Ci uccidi se mostri senza il minimo tatto Benigni che fa il buffone, se rendi i movimenti della macchina da presa una rincorsa a tristissime e inutili comparse o se fai arrampicare i dialoghi su unti discorsi vanziniani su tradimento, sesso carnale e passioni giovanili.
L'explicit, a questo punto, neanche lo scrivo; sono abbastanza amareggiato, credo sia oramai lampante, e non mi andrebbe di cancellarne altri cinque per terminare questo pezzo. Chiudo così, quindi, stanco e disilluso e con l'amaro in pupilla, mentre guardo un altro corpo filmico se ne va via morente nella filmografia del maestro Allen.
Voto: 4,5
Info Film:
regia di Woody Allen
USA, Italia, Spagna 2012 Con Woody Allen, Alec Baldwin, Roberto Benigni, Penelope Cruz, Judy Davis
Titolo originale Nero Fiddled
durata 111 min Commedia






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