

LA TRILOGIA DI MARSIGLIA
Casino Totale (1995)
Chourmo (1996)
Solea (1998)
scritti da Jean-Claude Izzo
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In un Mare di Sangue e Merda
“E poi alla fine, una notte, mi ritrovavo davanti a un bicchiere vuoto e un posacenere pieno di cicche”
Ugo torna a Marsiglia dopo anni di fuga per vendicare la morte per mano della malavita di Manu, amico d’infanzia. Ma quando anche lui verrà ucciso, toccherà ad un terzo amico, Fabio, fare giustizia. È questa la partenza di “Casino Totale“, romanzo con cui si apre “La Trilogia Di Marsiglia” di Jean-Claude Izzo, scrittore francese, scomparso a soli 55 anni nel 2000.
Fabio Montale, figlio di immigrati napoletani, è un poliziotto di quartiere, dei quartieri nord, quelli difficili, quelli popolati da negri e arabi. Una punizione.
Ed è con coloro che l’hanno punito che si scontrerà per cercare giustizia, vendetta, un risarcimento nei confronti dei due amici morti.
In “Chourmo” Montale non è più in polizia. Passa le sue giornate uscendo in mare con la barca, bevendo Lagavulin al bar con i pochi amici rimasti e giocando a carte con Honorine, un po’ vicina di casa e un po’ mamma di straordinaria tenerezza.
Ma il passato lo risveglia dal letargo: il figlio di sua cugina, quella stessa cugina amata e desiderata da giovane, è morto, è stato ucciso. Ancora una volta Montale s’infila dentro le stradine del porto, nei vicoli che puzzano di pesce e profumano di vino pastiss, alla ricerca di quella verità che quasi mai va a braccetto con la giustizia, o che in ogni caso porta sempre con sé una buona dose di amarezza.
“Solea” (da un brano di Miles Davis) è il canto del cigno di un uomo, di uno scrittore, di una città. Tirato dentro ad un’oscura storia di mafia e collusione con il mondo politico ed economico, Montale traccia il suo testamento, la sua cavalcata solitaria e rassegnata verso un mondo impossibile.
Il Noir mediterraneo per eccellenza
Nel leggere questi tre libri si ha l’impressione di gustarli i piatti di Honorine, di sentirli quegli odori, di aver incontrato e amato Leila, Sonia, Marie-Lou, Helenè, Cuc, Gelou, e soprattutto Lole, di vederle quelle facce, segnate dal sole e dalla morte, che vivono a Marsiglia. Perché qui è lei la protagonista vera di tutta la trilogia, non Montale, ma Marsiglia, la città. Con le sue albe che “non sono altro che l’illusione della bellezza del mondo” e il mare “ davanti al quale la felicità è un’idea semplice”
Perché la differenza tra un romanzo giallo, o thriller per dirla all’americana, e uno noir è tutta qui: che cosa occupa il centro della storia. Nel primo caso quello che conta davvero è scoprire chi è l’assassino, individuare il suo diabolico piano, capire come potrà farla franca, è la suspance a regnare incontrastata.
Nel noir, invece, il centro del romanzo, l’elemento importante e caratterizzante è l’ambientazione, dove si svolge la storia e chi la vive. Provate a pensarci, un romanzo come "Io uccido" di Giorgio Faletti (prendo ad esempio questo come potrei citarne molti altri) si svolge a Montecarlo, ma poco importa, e forse tra i molti che lo hanno letto pochi lo ricordano. Potrebbe essere New York come Londra, e non ci sarebbe molta differenza. Forse nessuna. Qui, invece, se cambiasse l’ambientazione, cambierebbe il romanzo. O non potrebbe esistere
Attraverso una scrittura rapida ed efficace Izzo ci consegna la città simbolo di un mare, il Mediterraneo, diviso tra bellezza e violenza, tra due colori: l’azzurro vivido del cielo e del mare e il nero della morte e dell’odio. Dove non esistono bugie innocenti
Se a volte si dice che sono le persone che fanno una città, per Marsiglia vale il contrario. Le vicende di uomini e donne, vecchi e giovani, innamorati, poliziotti e ladri subiscono l’influenza delle strade, del porto e dei quartieri popolari, del conflitto atroce e violento tra tradizione e modernità, tra radici etniche di mezzo mondo e spinte globalizzatrici.
Marsiglia è una città in cui non importa per quanto uno ci possa provare, all’odore del sangue misto alla merda non ci si abitua mai.


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