
X-Men - Ragazze in Fuga
21x29, C., 64 pp., b/n e col.
Testi: Chris Claremont
Disegni: Milo Manara
Editore: Panini Comics
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X-Girls
Tutto era iniziato quasi per caso durante una fiera del fumetto, più o meno cinque anni fa. "Perchè non provi a disegnare una storia degli X-Men?" gli aveva chiesto qualcuno della Panini. Lui, Milo Manara, il maestro del fumetto erotico, era scettico, titubante. Del resto, il mondo epico dei supereroi è lontano anni luce da tutto quello che aveva scritto e disegnato fino ad allora. Ma l'occasione di disegnare per un editore d'importanza planetaria come la Marvel era un'occasione troppo intrigante e così aveva finito per accettare la sfida. La Marvel dà l'Ok al progetto: si decide di far disegnare a Manara una graphic-novel fuori continuity scritta addirittura da Chris Claremont, colui che ha ridato vita agli X-Men dopo un periodo di oblio. Claremont viene spesso definito "il secondo papà degli X-Men": senza di lui, infatti, probabilmente i mutanti creati da Stan Lee oggi non esisterebbero più.
Ad ogni modo quella che sembrava essere un'idea estemporanea è diventata un progetto serio. Per sfruttare l'abilità di Manara nel disegnare la figura femminile, Claremont decide di scrivere una storia che vede protagoniste solo le ragazze degli X-Men. Il lavoro inizia a prendere forma e le prime voci di questa collaborazione appaiono solo nella primavera del 2006. Il primo a parlarne il Corriere del Veneto: in un articolo scritto da Francesco Verni e pubblicato il 2 marzo si annuncia che il titolo provvisorio è Girls on the Run. La notizia fa subito il giro dei siti e dei blog, ma per il disegnatore nato a Luson non è il primo lavoro oltreoceano, dal momento che aveva già disegnato una storia di Sandman scritta da Neil Gaiman e contenuta nel volume Notti Eterne.
Segue poi un lungo periodo di silenzio in cui si perdono le tracce del progetto: per circa due anni non si hanno più notizie di Girls on the Run. Solo dopo si saprà che la lavorazione aveva subito uno stop per i problemi di salute di Claremont. Nel maggio 2008 Joe Quesada (direttore editoriale Marvel) pubblica sul suo blog una tavola in anteprima del progetto (denominato anche X-Babes), ma la maggior parte degli appassionati è scettica: sembra un lavoro eseguito in fretta, controvoglia. In più, quelle ragazze alle prese con una cascata non somigliano nemmeno lontanamente alle X-Girls. Il dubbio sorge spontaneo: ingegnosa prova d'autore o pura operazione commerciale? Del resto, per molti Manara è ormai un disegnatore che ha sfruttato la sua abilità nel disegno erotico per fare soldi. Tesi che ha avuto maggior sostegno dopo l'uscita di 46, la storia che vede protagonista Valentino Rossi. Come se non bastasse anche Claremont vive un periodo di appannamento.
Nell'agosto 2009 il Corriere del Veneto torna a parlare delle X-Girls, sempre in un articolo di Francesco Verni: Manara sta per completare le 48 pagine che compongono la storia. Verso la fine del mese l'annuncio ufficiale: "X-Men - Ragazze in Fuga" uscirà in autunno e sarà presentato in anteprima mondiale a Lucca Comics, alla presenza di Manara. Dopo qualche giorno il volume sarà distribuito anche nelle fumetterie, in un'edizione limitata in bianco e nero. La versione a colori, invece, uscirà nel 2010 e verrà distribuita prima in Europa e poi nel resto del mondo. L'operazione, sotto certi aspetti, ricorda vagamente quanto venne fatto con la storia di Silver Surfer scritta da Ron Marz e disegnata Claudio Castellini: prima pubblicata in Italia (in esclusiva mondiale) in bianco e nero, poi a colori in tutto il mondo.
La pubblicazione di Girls on the Run viene preceduta da un'anteprima contenuta nel numero di settembre di XL: in occasione del suo restyling, infatti, il magazine de La Repubblica celebra le X-Girls con una copertina, un'intervista a Manara e in le prime pagine della storia in anteprima mondiale.
"X-Men - Ragazze in Fuga" vede così la luce ad inizio novembre in un elegante cartonato "alla francese", corredato da un'introduzione di Joe Quesada, un'intervista a Manara, alcuni suoi studi e una postfazione firmata da Nick Lowe (edito Marvel).
Prova d'autore o operazione commerciale, dunque? Dopo aver letto il volume la risposta tende paurosamente verso la seconda tesi.
Nel tentativo di adattare la storia alle corde di Manara, Claremont ha privato le X-Girls dei loro poteri per gran parte della storia, ma Manara non è riuscito ad adattarsi completamente all'impostazione dei comics. La storia, a tratti abbastanza banale, non è un granchè, ma può essere vista come un simpatico omaggio dell'autore inglese a personaggi che sono stati importantissimi nella sua carriera. Di sicuro gli va dato atto di aver provato a fornire a Manara una storia che potesse mettere in risalto le sue qualità.
Chi invece non è riuscito ad adattarsi è proprio Manara. Nella maggior parte delle tavole, infatti, la costruzione della pagina è assolutamente inadeguata, inadatta a rappresentare le scene d'azione; l'inchiostrazione appare spesso sbrigativa, grossolana, poco curata; in più, le tavole non sono state sgommate e non è affatto raro vedere segni ancora a matita. La speranza è che la colorazione possa coprire almeno questi difetti, perchè gli altri resteranno. La staticità delle inquadrature, ad esempio: manca la spettacolarità tipica ed irrinunciabile dei comics, mancano le prospettive ardite, mancano le figure colte in pose epiche. Manara preferisce puntare sulla sensualità che l'ha reso famoso, una sensualità sicuramente realistica e raffinata, ma del tutto fuori luogo in un contesto come questo. Realizzare figure in pose più plastiche, più eroiche, non significa rinunciare alla sensualità, significa semplicemente affidarsi ad un altro tipo di sensualità. La componente sexy delle X-Girls non può essere resa nello stesso modo de "Il Gioco" o "Il Profumo dell'Invisibile", tanto per citare due tra le opere più famose del disegnatore. Shadowcat non può essere disegnata come Miele, per dirlo in termini più semplici. Bisogna cercare il lato sexy da un altro punto di vista, forse meno realistico ma più utile a questo storytelling. Manara ha detto più volte di aver cercato di adattarsi ai canoni dei comics, ma, al di là di queste dichiarazioni, è evidente come non ci abbia provato fino in fondo. E se l'ha fatto probabilmente ci credeva poco. Oppure non si sentiva a suo agio, chissà. Questo dimostra comunque che le perplessità iniziali erano più che motivate, ma per averne la certezza forse doveva provare. Provare a calarsi in una realtà a lui assolutamente sconosciuta, provare a confrontarsi con personaggi e situazioni che non è riuscito a realizzare come si deve.
Anche le perplessità di coloro che avevano espresso il loro scetticismo alla vista della famosa tavola in anteprima hanno avuto le loro conferme. In quell'occasione, come detto, era apparso subito evidente a molti come le X-Girls di Manara non somigliassero per nulla a quelle originali. E in effetti è proprio così: nessuna di loro somiglia alle X-Girls abituali. Qualcuno potrebbe obiettare che i "disegnatori ospiti" devono essere lasciati liberi di offrire una loro visione personale. Vero, verissimo, ma è un'operazione che va fatta senza tradire lo spirito dell'opera originale. In questo senso viene spontaneo un parallelismo con i Texoni. Il Tex di Kubert, ad esempio, è sicuramente lontano da quello tradizionale, ma non tanto quanto le X-Girls di Manara lo sono dalle loro rispettive interpretazioni ufficiali. L'esempio migliore può forse essere fatto con Magnus. Quando si mise all'opera sul suo Texone, il maestro dimostrò per l'ennesima volta qual è lo spirito di un vero fuoriclasse. Magnus aveva infatti dichiarato di volersi mettere al servizio dell'eroe e per farlo aveva deciso di ispirarsi al Tex originale, quello di Galep. Il maestoso risultato finale lo conoscono tutti. Magnus, però, amava Tex, mentre Manara non ama gli X-Men ed evidentemente conosce ben poco di loro e degli autori che lo hanno preceduto sulle pagine dei mutanti. Del resto, lo lascia intendere lui stesso nell'intervista che apre il volume.
Manara ha sostanzialmente sbagliato l'approccio. Non ci si può disinteressare del lavoro che è stato fatto in 60 anni di storie degli X-Men. Non ci si può disinteressare nemmeno se ci si deve mettere all'opera su una storia fuori continuity o se è richiesta un'interpretazione personale. Farlo sarebbe superficiale, quasi irrispettoso sia verso i grandi professionisti che hanno fatto la storia di questi personaggi, sia verso i lettori.
Già, i lettori. Questo volume è destinato principalmente a due categorie di lettori, due frange che difficilmente hanno un punto d'incontro: gli estimatori di Manara e i fans degli X-Men. Probabilmente questa graphic-novel sarebbe potuta piacere soprattutto ai primi, felici e curiosi di vedere uno dei loro artisti preferiti alle prese con i supereroi. Di sicuro sarebbe piaciuta un po' meno ai secondi, abituati a canoni decisamente diversi. Manara avrebbe potuto stupire e mettere d'accordo sia i suoi lettori che quello degli X-Men, le potenzialità per farlo le aveva. Ma, visto come sono andate le cose, è probabile che Ragazze in Fuga non piacerà nè agli uni nè agli altri.





