
LA LEGGENDA DEL VECCHIO PONTE
Soggetto e Sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Fabio Bartolini
Copertina: Enea Riboldi
Editore: Sergio Bonelli
Speciale annuale n. 5
Ottobre 2009
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La collana degli speciali di Dampyr fin'ora ha consegnato una sola buona storia su quattro, ovvero quel "Viaggio dei Folli" dall'impostazione atipica, con protagonista principale Caleb Lost che racconta del primo scontro fra lui e Nergal. Prima di questo "Viaggio dei Folli" tre storie che avevano convinto poco, forse soprattutto per il loro non essere storie "da speciali".
Con questo "La Leggenda del vecchio Ponte" sembra che Mauro Boselli abbia compreso appieno le potenzialità di una collana fuori serie. Uno speciale annunciato da anni, che narra del passato di Harlan, quando era ancora un Dampyr "fasullo", e assieme al suo piccolo amico Yuri, andava in giro per la Bosnia-Erzegovina a far finta di estirpare "il male" da villaggi popolati da semplici contadini vittime delle credenze folkloristiche.
Ma il vero protagonista di questo speciale (come si evince dal titolo finanche dalla copertina) è il famoso ponte Mostar, lo Stari Most (che significa proprio "vecchio ponte"), costruito nell'XVI dal sultano Solimano il Magnifico, e distrutto nel 1993 durante la guerra in Bosnia-Erzegovina (1992-1995), per poi essere ricostruito e terminato nel 2004.

Viaggio nel Passato
Miklos Kurjak, Il padre di Emil Kurjak (visto per la prima volta nel n. 11 della serie mensile, "Nemesis") sta morendo. Kurjak si reca nel suo villaggio natale in Bosnia-Erzegovina, al capezzale del padre, accompagnato dai suoi amici Harlan e Tesla. Quasi a voler creare le premesse per una strana storia "on the road", Miklos chiede come ultimo desiderio di rivedere l'antico ponte, protagonista della sua giovinezza e del primo incontro con la madre di Kurjak. Non c'è niente di meglio che il tema del viaggio per far si che vecchi ricordi affiorino nella memoria. Ancor prima di partire, Harlan rimembra, parlando con un vecchio contadino, del suo passato con Yuri, il ragazzo ucciso da lui stesso nel primo numero della collana. Boselli ha così l'occasione di poter narrare di queste vicende da tempo chieste a gran voce dai numerosi lettori della serie, di poter narrare di un Harlan che non è assolutamente l'eroe tutto d'un pezzo che agisce nel presente della serie mensile: la versione dell'Harlan ciarlatano è infinitamente più umana e sentita di quella dell'Harlan cacciatore di vampiri, è questa la prima caratteristica che risalta all'occhio del lettore di lungo corso. Abituati a leggere di un Harlan risoluto, che poco fa capire della sua emotività, un Harlan spesso e volentieri relegato al ruolo di comprimario delle vicende narrate, vederne una versione insicura, disfattista, cinica (e anche ubriacona) non può che affascinare il lettore abituale, fino quasi a ricordare con fastidio l'Harlan tutto d'un pezzo che ogni mese agisce (più o meno) nella serie mensile.
Il pretesto della storia simil-on the road serve anche per ricordare momenti perduti del passato di Tesla, che ci narra di come anche lei abbia avuto a che fare con il ponte di Mostar quando era una non-morta del branco di Gorka, il Maestro della Notte che l'ha resa quello che è (il primo Maestro ucciso dal Dampyr). Qui sta forse una delle intuizioni narrative più brillanti dello speciale: la storia di Gjorje, capo degli Hayduk (i ribelli delle montagne), imprigionato nel ponte di Mostar per secoli, e tenuto in vita da poche gocce di sangue che Gorka sadicamente gli procura nell'arco di decenni, sarà magari anche debitrice di alcune leggende della Bosnia-Erzegovina, ma angoscia e colpisce. Ed è sicuramente riuscito il collegamento col passato di Harlan, che dopo il racconto di Tesla rivela che ad aver involontariamente ucciso l'Hayduk è stato proprio lui (si scoprirà che dietro tutto ciò si nasconde la lunga ombra di Nergal, il Maestro della Notte a capo delle forze del male).
Ma ce n'è anche per Kurjak e per suo padre: dopo alcuni flashback iniziali, Boselli ci porta nella già citata guerra di Bosnia-Erzegovina, e ci narra di come Kurjak abbia impedito la distruzione (anticipata, quindi) del vecchio ponte da parte delle tigri di Arkhan, un commando militare incontrato anche nel primo numero della serie. E il soldato cita anche sua moglie e suo figlio, morti durante la guerra (un importante particolare del passato di Kurjak che prima o poi Boselli dovrà affrontare).
Ed è un tuffo al cuore per il lettore quando i nostri, a causa di una nevicata improvvisa, capitano nel villaggio natale di Harlan, e arrivano a pernottare nella casa in cui il Dampyr è nato, ormai più di sessant'anni fa (1945), restaurata e tenuta in perfette condizioni niente di meno che dalle famose guardiane della Legge, le tre zie apparse un po' di tempo fa nella doppia "La Maledizione di Sinistrari/I Principi dell'Inferno" (nn. 104/105). Scopriamo così che Velma, la madre di Harlan, è sepolta nel giardinetto affianco la casa, e che di tanto in tanto, Draka, il padre di Harlan, viene a porgere dei fiori sulla sua tomba.
Ma se fin qui lo speciale è davvero speciale per cosa racconta (e soprattutto per come lo racconta), è l'inserimento a dir poco pretestuoso dello scontro onirico fra Nergal e il Dampyr a infastidire: imprigionato in una realtà parallela dal mefistofelico Maestro della Notte, il Dampyr rischia seriamente di finire male. Ricattato da Nergal tramite la presenza dello spok di Yuri e circondato da un'orda di demoni di quarto livello, viene soccorso in extremis dalle tre zie, che oltre ad aiutarlo gli portano anche un bel kalashnikov con cui il Dampyr stermina senza troppi problemi questi (buffi) demoni.
Se prima di questo momento l'inserimento del personaggio Nergal era azzeccato e quasi necessario, non lo è lo scontro con il Dampyr, tanta è la differenza di stile fra l'intero speciale (un triste amarcord di ricordi sepolti) e lo scontro action-fantasy con cui la storia si conclude. Peraltro, dopo tutta la nostalgia che pervade fortemente la storia, l'arzillo Miklos, da moribondo che era, si riprende per non morire più fine albo, una scelta coraggiosa questa di Boselli, quella di dare un happy ending ad uno speciale che punta molto su emozioni nostalgiche: con la morte di Miklos la storia avrebbe acquistato più efficacia emozionale, sicuramente, ma da apprezzare il tentativo di Boselli di non metterci troppa melassa.
Insomma, sia soggetto che sceneggiatura funzionano, a parte l'atipico (per la storia narrata, almeno) finale. E sin'ora questo speciale è sicuramente il migliore dei 5 pubblicati.
Foto-Fumetto
I disegni di Fabio Bartolini fanno gridare al capolavoro, ma un capolavoro fittizio: prestando ben attenzione agli sfondi, è palese l'utilizzo del computer per realizzarli, sin dalle prima tavole. Questa particolarità non ha mancato di suscitare perplessità e opinioni contrastanti sull'operato del disegnatore: c'è chi, da amante del fumetto artigianale, guarda con non poco fastidio quelli sfondi troppo fotografici e iperrealisti, c'è chi invece, conscio che siamo in ogni caso nel 2009 (e come dargli torto) apprezza moltissimo il risultato senza porsi troppi problemi.
La questione dell'utilizzo o meno del computer nel lavoro del disegnatore è da sempre sul banco degli accusati, per la natura stessa dell'arte del fumetto. Se le retinature che fanno capolino ogni tanto nelle tavole potevano essere evitate, è sicuramente da apprezzare lo sforzo di Bartolini di dare al ponte ad una sola arcata di Mostar un ruolo di vero e proprio personaggio, che interagisce con i protagonisti: tramite il procedimento utilizzato dal simpatico disegnatore toscano, tutte le raffigurazioni con tanto di viste prospettiche del ponte funzionano alla grande, facendo intendere al lettore la monumentalità anche significativa del ponte. Basta ammirare vignette come a pag. 11, a pag 14 (con tanto di splendido angelo nel sorreggere il ponte) o a pag. 156 per apprezzarne il risultato.
C'è anche da dire che però Bartolini eccede nell'uso del computer: sono un esempio alcuni sfondi naturalistici fin troppo fotografati, tanto che i personaggi immessi nel disegno-fotografia sono palesemente avulsi dal contesto (pessimo il risultato dell'ultima vignetta di pag 106, in cui si è utilizzata una foto in cui sono presenti delle persone in carne e ossa).
Non stigmatizziamo l'utilizzo del computer, ma ne stigmatizziamo l'utilizzo eccessivo.
Per quanto riguarda la resa dei personaggi, l'unico a creare qualche perplessità è il volto di Kurjak, dal sapore vagamente a là Frankenstein, abbastanza diverso dalle versioni che siamo abituati a veder realizzate dai suoi colleghi, mentre è molto buona la loro recitazione.
Speciali Diesel
Il copertinista Enea Riboldi si conferma un ritrattista alquanto mediocre: la prospettiva del ponte non è fra le più riuscite, rovinata dalla staticità delle figure di Harlan e del Naphidim, così come una colorazione dalle tonalità troppo omogenee rende questa cover non perfettamente riuscita.
Tempo c'è n'è voluto affinché la collana degli speciali decollasse (ben tre anni) ma alla fine i lettori possono ritenersi soddisfatti: la storia qui contenuta è da speciale, anche per i disegni. Una storia così intrisa di flashback e relativa nostalgia da tempo non si vedeva su Dampyr, e chi se ne frega se il finale quasi fantasy rovina un po' la godibilità della lettura. Boselli ci ha narrato uno degli Harlan più passionali e umani che siano mai stati narrati, allo stesso modo ci ha narrato anche di Kurjak e Tesla, e ha introdotto i soliti immancabili riferimenti ad una saga fra le più ricche, contorte ma precise del panorama bonelliano. E se la qualità degli speciali cresce in progressione, allora ci aspettiamo un vero capolavoro per il sesto speciale, quello del 2010.
Certo che ogni tanto qualcuno potrebbe pure crepare, sior Boselli. Quanto sarebbe stata speciale questa storia se Miklos e chissà, addirittura Nergal, si fossero tolti definitivamente dalle scatole?
Dampyr si conferma la serie Bonelli più riuscita dopo Magico Vento e assieme a Julia.
Aggiungere più risolutezza nella gestione della continuity non potrebbe far altro che innalzarla di un gradino.
Soggetto: 7,5
Sceneggiatura: 8
Disegni: 7,5
Globale: 7,5
Le tavole e la copertina presenti in questo articolo sono copyright della Sergio Bonelli Editore.



