
PIOGGIA DI DEMONI
Soggetto e Sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Luca Rossi
Copertina: Enea Riboldi
Editore: Sergio Bonelli
Serie mensile n. 116
Novembre 2009
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Dopo il parziale exploit ottenuto col quinto speciale, Mauro Boselli torna a scrivere sulla serie mensile dopo tre mesi di assenza, ma il ritorno più gradito (non me ne voglia lo scrittore) è sicuramente quello del bravissimo Luca Rossi, assente dalla serie dal n. 86, uscito più di due anni fa. In questo lasso di tempo Rossi si è dedicato ai disegni di "House of Mistery", su testi di Matthew Sturges, una miniserie edita in America dalla Vertigo, di cui da poco in Italia è uscita la prima raccolta tradotta. E non è certo un caso che la casa protagonista di questo albo di Dampyr abbia più di qualche analogia grafica con la House che appare anche nella miniserie americana...
Gotico americano
Dopo le autentiche lezioni di Gianfranco Manfredi sul gotico americano con il suo ciclo di storie su Magico Vento (e con un romanzo), ecco che una altro pezzo da novanta si cimenta col genere: Boselli ambienta questa storia in America, e sceglie come spunto storico una triste e poco conosciuta pagina dell'America del secondo dopoguerra, l'America della Guerra Fredda: le State Schools, sorta di riformatori per ragazzi con presunti problemi psichici, vere e proprie prigioni in cui i bambini considerati mentalmente disabili (i "morons") venivano maltrattati, picchiati, anche torturati e resi oggetti di deplorevoli esperimenti da parte del personale medico. Ci voleva molto poco per essere considerati elementi da State Schools: essere orfani o figli di genitori divorziati, essere di colore, essere poveri, avere una carattere difficile. Chi non raggiungeva il punteggio di 100 nel test per misurare il Q.I (test che vennero in seguito ritenuti scientificamente inaffidabili) veniva automaticamente "segregato" nelle State School, anche per evitare che la "demenza" contagiasse le persone cosiddette "normali". Le State School vennero chiuse agli albori degli anni 60, dopo che la popolazione americana venne a sapere tramite vari scandali gli orrori che si celavano in quelle "scuole". Uno spunto non propriamente da American Gothic, ma lo è sicuramente come Boselli sceneggia l'episodio.
"Pioggia di Demoni" ha per protagonista proprio un giovane ragazzone di bell'aspetto, che da bambino riuscì a fuggire dalla Grand Central School, nelle vicinanze di Centralia, Illinois: Alan Milland gira per le campagne vendendo strani parafulmini. "Arriverà un forte temporale", dice a chi vende/regala il suo particolare parafulmini, ricoperto di disegni in rilievo di strane creature. Per le campagne, fra strane famiglie e spighe di grano, si aggira anche Ann Jurging, la veggente comparsa l'ultima volta nel n. 103, "Le Figlie del Fuoco". Ha avvertito che qualcosa di terribilmente malvagio sta per scatenarsi in quelle zone, e non ha mancato di avvisare anche il suo amato Dampyr. Già, quasi dimenticavo: c'è anche Harlan Draka. Nelle prime 53 pagine, il Dampyr appare solo in tre tavole, e nel resto dell'albo la sua presenza è alquanto inutile, per non dire superflua. Non è la prima volta che Harlan Draka, il titolare della serie, viene relegato a ruolo di semplice comprimario, per non dire di comparsa. D'altronde il modo di sceneggiare di Boselli è ormai noto: nessun protagonista centrale ricorrente, nessun personaggio che spicca sugli altri, ma forte presenza della coralità nella narrazione, il Dampyr può avere la stessa importanza di un personaggio qualsiasi. Una scelta coraggiosa questa di Boselli, una scelta soprattutto inusuale per un Bonelli, una scelta spesso azzeccata, qualche volta sbagliata.
In questo caso non è nessuna delle due: perché il vero protagonista dell'albo è la splendida figura di Alan Milland, e il racconto del suo passato, della difficile vita nella Grand Central School, dei tentativi di fuga, dei soprusi e delle violenze fisiche subite, di amici persi e lobotomizzati, della sua quanto mai sana voglia di vendetta. Una storia stupenda e estremamente commovente, che per buona metà dell'albo rapisce il lettore. Ma è soprattutto l'atmosfera da "quiete prima della tempesta" ad essere riuscita: attraverso l'alternarsi di sequenze fra passato e presente, si arriva alla conclusione dell'albo, allo scontro finale nella Gran Central School, dove troviamo un dottore alla Josef Mengele e un demone dai dubbi scopi. Proprio le ultime pagine creano un po’ di confusione: nonostante il riuscito colpo di scena finale (Alan è in realtà un fantasma) tutto il resto è confuso, caotico, troppo veloce. A fine albo non si capisce bene perché il demone abbia realizzato tutto ciò, si rimane un po’ interdetti dalle banali motivazioni delle Dottor Berle (lo Josef Mengele di cui sopra, figura abbastanza stereotipata), oltretutto nella soluzione dell'intricata vicenda, Harlan Draka è perfettamente inutile.
L'annoso problema del finale affrettato è una particolarità ricorrente in Dampyr (e anche in Magico Vento, guarda caso i fumetti qualitativamente più alti del panorama bonelliano). Lo stesso Boselli ha più volte dichiarato di voler dedicarsi molto più alla costruzione della storia che non alla sua conclusione. Qui oltre alla fretta nel chiudere baracche e burattini, c'è anche una certa confusione di fondo. Non è chiaro se sia un difetto di soggetto o di sceneggiatura, probabilmente di tutti e due: elementi confusi (soggetto) a cui viene dedicato poco spazio per chiarirli (sceneggiatura)
Strani questi americani
C'è veramente poco da dire sulle tavole di Luca Rossi, il più talentuoso disegnatore della serie (insieme a Majo). Ben due anni ci ha fatto aspettare, ma ne è valsa la pena. La sintesi che Rossi ottiene dalle sue principali influenze (Frank Miller, Mike Mignola, sino ad arrivare al vecho Alberto Breccia) è semplicemente perfetta. E non capiamo come facciano gli americani a voler vedere le tavole del disegnatore colorate: il contrasto bianco-nero è la quint'essenza del suo tratto, la particolarità che lo rende vivo e quasi unico.
Rispetto alle sue opere precendenti, Rossi qui gioca più di dettaglio: ne sono un esempio le prime luminose tavole, ma tutto ciò incide veramente di poco sull'atmosfera che solo lui riesce a ottenere. La terribile sequenza dell'incontro fra Alan e gli spettri è semplicemente spettacolare, con quel gioco di neri, tonalità grigiastre e bianchi. Le varie raffigurazioni degli spettrali edifici contenuti nella storia sono riuscitissime, così come tutte le caratterizzazioni dei personaggi e la loro rispettiva recitazione.
E vogliamo riprendere il discorso affrontato nella recensione del quinto speciale sull'utilizzo o meno delle foto e del computer nell'operato del disegnatore: ad esempio prendiamo le prime due vignette di pag. 8, che sono probabilmente realizzate con questa tecnica, e sono riuscitissime. Potremo anche sbagliarci, magari Rossi ha realizzato con tanta precisione quelle vignette affidandosi solo alle capacità della sua preziosa mano, ma se così non fosse, sono questi i risultati che vorremo sempre vedere.
Passata è la Tempesta
Copertina (per l'ennesima volta) discutibile quella di Enea Riboldi: colori troppo marcati, Ann Jurging praticamente irriconoscibile e con una espressione da pesce fuor d'acqua. Per una serie come Dampyr reputiamo inadatto il tratto pulito di Riboldi nel rappresentarla.
Questo numero 116 si annovera, nonostante i difetti, fra le migliori storie dell'annata. Boselli si diverte nel narrare una storia cupa con una subdola malsanità derivativa del Gotico Americano, si diverte nel non far partecipare Harlan alle sue storie, si diverte nell'allungare il brodo, inserendo un'altro tassello nella già affollatissima continuity della serie.
E finché ci divertiamo anche noi nel leggere le sue storie, la tempesta non arriverà mai.
Soggetto: 7,5
Sceneggiatura: 7,5
Disegni: 8
Globale: 7.5
Tutte le illustrazioni presenti in questo articolo sono copyright della Sergio Bonelli Editore.



