
GLI OCCHI DI PANDORA
Testi: Vincenzo Cerami
Disegni: Milo Manara
Editore: Mondadori
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Non capita a tutti gli autori di pubblicare due lavori nel giro di nemmeno dieci giorni. A Milo Manara è successo nel novembre 2009, ed entrambi i volumi sono stati realizzati insieme a firme di assoluto prestigio. Mentre critica e lettori dedicavano la loro attenzione a "X-Men - Ragazze in Fuga", infatti, la Mondadori faceva distribuire "Gli Occhi di Pandora", una storia inedita in Italia ma già pubblicata in Francia nel 2007 con il titolo "Les yeux de Pandora". I testi sono di Vincenzo Cerami, il celebre scrittore e sceneggiatore allievo di Pier Paolo Pasolini e collaboratore di registi come Mario Monicelli, Roberto Benigni ed Ettore Scola. Manara non è nuovo a collaborazioni con artisti provenienti dal mondo del cinema: già negli anni Ottanta aveva disegnato "Il Viaggio di G. Mastorna detto Fernet" e "Viaggio a Tulum" su testi di Federico Fellini.
Pandora è una ragazza di diciotto anni vittima di attacchi di schizofrenia (probabilmente ereditari) che le fanno perdere il controllo ogni qual volta si arrabbia e la trasformano in una vera e propria furia scatenata. Ma dopo quattro anni senza più attacchi, il dottore presso cui la ragazza è in cura decide di interrompere le sedute. Pandora, ormai guarita, è felice. Finchè una sera, di ritorno da una festa, viene rapita e condotta in Turchia. Lì, le dicono i rapitori, conoscerà il suo vero padre.
Chi è veramente Pandora? Chi è il suo vero padre? E se vive davvero in Turchia perchè l'ha addirittura fatta rapire? Come mai la ragazza soffre di quelle crisi schizofreniche ereditarie nonostante in famiglia mai nessuno ne abbia sofferto? Forse perchè il suo vero padre è un altro? Ma, soprattutto, sarà veramente guarita? I dubbi su cui Cerami incentra la storia con lo scopo di incuriosire il lettore sono questi. Con queste premesse è lecito aspettarsi che Pandora abbia una delle sue crisi, diventi incontrollabile e fugga dai rapitori. In realtà le cose non vanno proprio così. Una crisi inizialmente c'è, ma viene subito sedata con una puntura di narcotico. Un espediente per mettere in mostra il sedere della ragazza e nulla di più, insomma. Ma, contrariamente alle aspettative, la malattia di Pandora ha ben poco peso nella storia. Cerami abbandona dunque i presupposti iniziali per dedicarsi ad un intreccio inaspettato ma abbastanza tradizionale, che gli permette di dare vita ad un racconto di pura azione. Non ci sono particolari lampi di genio, ma si serve di un improvviso colpo di scena per cambiare le prospettive della vicenda e trasformarla in una sorta di "caccia alla ragazza". Perchè chi ha rapito Pandora aveva raccontato solo una parte di verità e non è chi diceva di essere. All'improvviso Pandora diventa così una ragazza sola, in fuga in un paese straniero che non conosce minimamente, una ragazza sola alla ricerca di qualcuno che l'aiuti a tornare a casa. Non le interessa chi sia il suo vero padre, vuole solo fuggire da lì. Ma ad ogni angolo c'è qualcuno pronto ad approfittarsi di lei, qualcuno che finge di volerle dare una mano ma che in realtà ha tutti altri scopi. La bella Pandora dovrà quindi fuggire di nuovo, aiutata da quella "malattia" che torna nuovamente a fare capolino. Ma ora non ci sono più solamente i suoi rapitori a cercarla...
Al suo esordio fumettistico, Cerami costruisce un buon racconto: leggibile, divertente, ma senza particolari pretese. Se non ci fosse il suo nome scritto in copertina, potrebbe essere benissimo una delle tante storie che lo stesso Manara ha scritto nel corso della sua carriera. Evidentemente lo sceneggiatore romano si è adattato volontariamente allo "stile Manara" per dare modo al disegnatore di esibirsi nei suoi pezzi forti. Inizialmente gli attacchi schizofrenici di cui soffre Pandora sembrano un elemento determinante nell'economia del racconto, ma a conti fatti nella storia si vedono solamente due volte. E nel primo caso, per giunta, la ragazza viene neutralizzata facilmente. Abbandonare questa schizofrenia imprevedibile in corso d'opera è una scelta corretta? Forse non più di tanto, dal momento che sarebbe potuto essere un ottimo strumento sul fronte narrativo. D'altro canto, però, è anche vero che la vera svolta si ha quando Cerami sviluppa la trama lungo altri binari, decisamente imprevedibili fino a quel momento.
"Gli Occhi di Pandora" è dunque una vera e propria storia d'azione, non un racconto erotico come ci si sarebbe potuti aspettare. Certo, un racconto d'azione spruzzato di erotismo, ma solo grazie al lavoro di Manara, che, dal canto suo, è visibilmente a proprio agio in una storia in cui mette in mostra tutte le sue migliori qualità. Le tavole sono curate e senza tracce di matita, il segno è elegante e raffinato, i chiaroscuri sono ben tratteggiati, le figure sono naturali, Pandora è sempre bellissima e così via. Questo fumetto, in sostanza, è la dimostrazione che Manara è un disegnatore validissimo, ma per rendere al meglio deve muoversi nei generi che gli sono più congeniali. Fuori da quei generi si snatura, perde il suo senso. Solo così si può spiegare la differenza qualitativa che separa Pandora dalle X-Girls. L'unica vera critica imputabile alle sue tavole è che Pandora, ad esempio, è quasi identica ad alcune ragazze già viste in altre opere, sia come aspetto fisico che come look. Il fatto di disegnare le donne molto simili tra loro è una critica ricorrente che si fa a Manara, ma evidentemente quel modo di disegnare la figura femminile è ormai diventato una sorta di suo marchio di fabbrica. Del resto, ci sono diversi altri autori che ripropongono personaggi sempre con la stessa fisionomia, quasi come se fossero film diversi interpretati dallo stesso attore. Nel caso specifico di Manara si potrebbe anche pensare che quel modello di donna incarni il suo ideale femminile, la sua visione estetica della donna.
E questa è anche una buona occasione per provare a capire qual è il "segreto" di Manara, quella magia che gli permette di disegnare la figura femminile come nessun altro. Un segreto molto più semplice di quanto si potrebbe pensare. Manara, infatti, disegna le ragazze semplicemente così come sono, senza gli stereotipi tipici di diversi suoi colleghi. Le sue donnine sono sensuali senza aver necessariamente bisogno di pose e atteggiamenti ammiccanti: la vera abilità del maestro nato a Luzon è quella di saperle cogliere in atteggiamenti naturali. Basta un gesto o un movimento per affascinare, colpire, sedurre. Ragazze immortalate in gesti quotidiani, quindi. Un po' come quando ci si volta a guardare una ragazza che cammina per strada: lei non fa nulla di particolare per farsi guardare, ma la sua bellezza, il suo fascino, la sua naturale sensualità fanno sì che ci si volti a guardarla. Un risultato a cui Manara è arrivato con il tempo, con tanto studio, tanto lavoro. Per vedere chiaramente le differenze tecniche e stilistiche di questo lungo percorso è sufficiente confrontare, tanto per fare un esempio, i lavori dei primi anni Ottanta con quelli dell'ultimo decennio.
In conclusione, "Gli Occhi di Pandora" è un fumetto che piacerà sicuramente agli estimatori del celebre disegnatore erotico, un lavoro che rivaluta Manara dopo la discussa prova sugli X-Men. La speranza è che il calo evidenziato in "Ragazze in Fuga" sia solo un incidente di percorso. Del resto, sono ormai anni che Manara non scrive più storie del calibro de "Il Gioco". E dopo un calo narrativo di questo tipo, un calo grafico sarebbe insostenibile per tutti i suoi lettori.




