
NINE
USA-Italia, 2009
regia di Rob Marshall
con Daniel Day-Lewis, Marion Cotillard,
Penelope Cruz, Sofia Loren
Durata: 118 min
Musical
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Cronaca di un Sacrilegio annunciato
"Otto e Mezzo" è il più bel film di Federico Fellini, il suo capolavoro, e uno dei più grandi film di tutti i tempi. Trarne un musical e portare quel musical al cinema è una delle peggiori scelte che un uomo possa fare. Gli uomini che hanno fatto questa scelta sono addirittura due e l’ultimo in ordine di tempo è Rob Marshall, ex coreografo di Broadway prestato a Hollywood. Dopo l’interlocutoria parentesi di "Memorie di una Geisha" nel 2005, Marshall torna con "Nine" al musical dopo il fortunato esordio con "Chicago" del 2002 (vincitore di sei immeritati premi Oscar).
La trama ricalca fedelmente quella felliniana: Guido è un famoso regista italiano che affronta una crisi creativa e personale all’inizio della produzione del suo nuovo film. Lo circondano le donne della sua vita: la moglie, l’amante, il fantasma della madre, l’attrice-musa, la costumista-confidente.
Per fare questo film si è puntato tutto sul cast, si è scelto di tirare in ballo (è proprio il caso di dirlo) alcune tra le più grandi attrici di Hollywood e non solo: la Cotillard è la moglie Luisa, la Cruz è l’amante Carla, il ruolo che era di Sandra Milo, Nicole Kidman è Claudia, la donna ideale, la musa, nel ruolo che in "Otto e Mezzo" era della Cardinale. Giudo è invece interpretato da Daniel Day-Lewis, al posto di Marcello Mastroianni.
È difficile fare un brutto film con un cast del genere, a cui si aggiungono Judi Dench, Kate Hudson e soprattutto Sofia Loren nel ruolo della madre. Sei vincitori di premi Oscar in tutto. Ebbene: ci sono riusciti! Per centoventi minuti sembra si assistere ad un lunghissimo spot di Dolce e Gabbana (che infatti partecipano in un cammeo nel ruolo di due preti!?!), con immagini patinate, pizzi e giarrettiere e carne in bella vista.

"Nine" fa acqua da tutte le parti, prima di tutto nella componente musicale. In una divisione democratica dello spazio e del tempo cinematografico, il film fa cantare almeno una volta tutte le star (fanno eccezione i protagonisti principali Giudo e Luisa che cantano due volte), ma è incredibile come tutte le canzoni siano cantate male e ballate peggio, imbarazzante l’unico pezzo originale scritto per il film ("Cinema Italiano" cantata da Kate Hudson) e comiche le interpretazioni canore degli attori stranieri che cantano in inglese con marcato accento italiano, Daniel Day-Lewis in testa. Si salvano da questo scempio cantante la Cotillard e la Kidman, limitata a poco più di una comparsa e tramutatasi in una maschera di (chirurgia) plastica monoespressiva. La Cruz è invece troppo sopra le righe e la Loren è tirata in mezzo solo per un valore storico-iconico.
Parlando del cast è poi sgradevole e triste l’insieme dei ruoli affidati ai molti attori italiani con Ricky Tognazzi (mica Gassman) nel ruolo del produttore, unico ad avere più di una battuta. Mastandrea, Cederna, Citran, Germano, tutti in mezzo! Anche Martina Stella, nel ruolo dell’attricetta che la dà al produttore (originale!!) e perfino Monica Scattini, la moglie de Er Patata!!
Pedante, infine, la volontà del regista di riempire il film di riferimenti felliniani da “Il vicolo”, uno dei film di Guido, al posto de “La strada”, la scena tra il regista e la musa ai bordi di una fontana ("La Dolce Vita"), come a voler dimostrare una certa eredità acquisita nei confronti del regista italiano.
Se proprio siete interessati e morite dalla voglia di vedere un adattamento del capolavoro felliniano in salsa moderna guardatevi "Emperor" di Paul Thomas, con il grandissimo Rocco Siffredi, nel ruolo del regista tormentato.
Voto: 4

