
AMABILI RESTI
USA, UK, Nuova Zelanda 2009
regia di Peter Jackson
con Mark Wahlberg, Rachel Weisz,
Susan Sarandon, Stanley Tucci,
James Michael Imperioli
Durata: 135 minuti
Drammatico, Fantasy, Thriller
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Susie, il suo corpo mancante, la sua voce ossessiva
Susie viene ammazzata da un pervertito ed è abbastanza seccata dalla vicenda. Decide così di raccontare l’accaduto, cercando di far incastrare George (un portentoso Stanley Tucci) e liberare da questo peso la sua famiglia. Nel mentre si ritrova in un limbo ricco di stupendi effetti speciali e luminose invenzioni grafiche, in attesa di andare in paradiso e confermare la voce che non è poi un posto così malvagio. Nel mentre osserva la sua famiglia, il suo ragazzo non ancora baciato e si ostina a volerci raccontare ciò che ha vissuto e che sta accadendo, con una fastidiosissima e flebile vocina fuori campo che ci tratta come tardoni incapaci di capire ciò che osserviamo.
Il resto è sfuggente, impalpabile, insicuro. Un azzeccato quadro d’instabilità che riesce a rappresentare ottimamente la situazione in cui si trovano i personaggi coinvolti nella vicenda. Susie non riesce a mettere a fuoco i suoi desideri da defunta e così cerca di risolvere ciò che di sbagliato e incompiuto ha lasciato sulla terra. Peccato che da questo spunto tutto prosegue come da copione. Il padre ossessionato dalla morte, la madre in viaggio per ritrovare sé stessa, i fratellini unici a reggere la botta, i poliziotti scemi, il serial killer in cerca di sangue sempre nuovo.

Tutto scorre su binari già percorsi. Se Peter Jackson tenta con il suo genio di creare qualcosa oltre la storia dell’elaborazione del lutto ci riesce solo in parte. Il regista de “Il Signore degli Anelli” ci porta nel limbo dove Susie (Saoirse Ronan) gioca con un’altra bambina morta. Crea un mondo, lo colora, lo anima con le proiezioni dei suoi sogni e delle sue paure. Ma sono istanti forzati, con ripercussioni sulla storia ovvie e scontate, inseriti svogliatamente in una narrazione che altrimenti sarebbe stata solo una storia superflua.
Istanti di pura magia sono alternati da spezzoni thriller girati perfettamente. E poi punti di vista particolari ognuno portatore di precise metafore. Un dito che sfoglia in modo ossessivo un libro, lo sguardo che si posa sul veliero in una bottiglia, in una casa delle bambole, in un prigione da sogno sotterranea. Però non c’è collante, non c’è abilità nel motivare il ruolo ultraterreno di Susie oltre che narrante fuori campo. Solo amabili resti da guardare e apprezzare.
Visto il regista, il superbo cast e il libro dal quale è tratta la storia ci si sarebbe aspettato un risultato più coinvolgente, più esplorativo, rivoluzionario nell’osare di definire quella sottile differenza che divide vita e morte.
Voto: 6


Commenti
Non ho letto il romanzo quindi non posso criticare più di tanto il regista che probabilmente doveva restare fedele allo scritto…
…se non ci fosse un romanzo dietro sembrerebbe quasi che avesse paura di sfociare nella fantascienza esagerando nel far intaragire Susie e le persone ancora in vita, ma ripeto, questo commento avrebbe senso se non ci fosse il romanzo a monte.
Per il resto effettivamente mi aspettavo di più, oltre al fatto che la fine, probabilmente anche questa presa dal libro (chiedo conferma), dello psicopatico è abbastanza deludente.
Visto che Susie aveva abbandonato la "vendetta" per liberare i suoi, tanto valeva fargliela fare franca piuttosto che farlo crepare in quel modo assurdo che non accontenta nessuno…almeno in questa vita…!!
Mi associo con il 6. Citazione
Voto al film: 6 (spicca la colonna sonora di Brian Eno)
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