
INVICTUS
USA 2009
regia di Clint Eastwood
con Morgan Freeman, Matt Damon,
Tony Kgoroge, Julian Lewis Jones
Durata: 133 min
Storico, Drammatico, Sport
-----------------------------------------------------------------------
U.S.A = United South Africa
Avete presente i film del sabato pomeriggio su Italia 1 nei quali una squadra di ragazzini americani arriva ai massimi vertici di campionati sportivi, di solito di football americano? Bene, Eastwood prende una storia di queste e la rende stilisticamente perfetta. Naturalmente c’è molto di più di questo.
"Invictus" (dal latino “invinto” o “invincibile”) è la storia di un paese flagellato, ma soprattutto diviso dall’apartheid (letteralmente separazione) che tramite la figura di Nelson Mandela (Morgan Freeman) e la squadra di rugby nazionale degli Springboks riesce a riunificare la popolazione.
Mandela è stato scarcerato da poco e dopo quattro anni viene eletto presidente del Sudafrica. Sin da subito il suo obiettivo è chiaro: riunificare un paese che non ha più bisogno di conflitti interni di alcuna natura.
Durante una partita degli Springboks ricorda come nel suo periodo di detenzione tifasse per le squadre avversarie degli stessi per far irritare i celerini e, rivedendo lo stesso comportamento nella tifoseria (i bianchi tifano Springboks i neri gli avversari) decide che il rugby diventerà terreno fertile per la svolta.
L’opera di Eastwood ripercorre la storia, ma creando dei parallelismi intensi fra lo sport e l’apartheid. Sin dal dolly che apre il lungometraggio si nota il distacco della popolazione, da un lato i giocatori di rugby bianchi sui prati curati dall’altro i bambini neri che giocano a calcio su un campo sterrato, nel mezzo le macchine della polizia con Mandela che è appena stato scarcerato. Il fulcro, Mandela, diviene calamita per attrarre gli opposti a partire dai suoi collaboratori più stretti, i bodyguard, due squadre che finiranno per collaborare nonostante i punti di vista diametralmente opposti; la squadra di rugby data per perdente e supportata da un pubblico, come detto, sfaldato, capace di raggiungere traguardi impensabili. Ma Mandela è anche un uomo, e come tale ha le sue debolezze umane, infatti la sua famiglia è l’unica “comunità” che non è riuscito a tenere legata, la sua ex moglie non compare se non nella metafora di un bracciale abbandonato e sua figlia è la metamorfosi dell’odio nei confronti del proprio padre.

Freeman è perfetto nell’interpretazione di Mandela, anzi Freeman in Invictus è Mandela, speculare nella gestualità e nel modo di parlare, dallo sguardo generoso e benevolo, ma al contempo forte e motivato nelle sue scelte. Incarna perfettamente il leader politico e il motivatore, colui il quale infonde sicurezza e ispirazione (leitmotiv della pellicola) in tutta la nazione per mezzo delle gesta atletiche del capitano degli Springboks Francois Pienaar (Matt Damon).
L’interpretazione di Damon non è eguagliabile a quella di Freeman, ma di certo non per le sue scarse doti, ma probabilmente perché Pienaar è solo il tramite fra Mandela e la squadra, fra Mandela e il pubblico (e ciò si evince già dalla locandina). Non ha bisogno di incidere caratterialmente, ma dev’essere il catalizzatore del dramma di Mandela da cui trarre la forza per vincere il mondiale di rugby del 1995. La consegna del trofeo dalle mani di Mandela a quelle di Pienaar è l’atto concreto della riconciliazione del popolo sudafricano, dei neri sudamericani con gli afrikaner.
Eastwood è quasi onirico nelle scene finali del film (la regia in realtà è encomiabile in tutto il lungometraggio), quelle dell’incontro fra Springboks e All Blaks. Volteggia con la sua macchina da presa nel campo da gioco, sui volti dei giocatori nella “mischia”, tra maglie tirate e placcaggi devastanti, con rallenty di immagini e di suoni, con lo scoccare deciso di ogni secondo che porterà alla meta. Sequenze senza parlato in cui le immagini narrano le vicende, una battaglia stile John Woo de "La Battaglia dei Tre Regni", con un ennesimo parallelismo: lo sforzo immane nel raggiungere l’obiettivo prefisso, l’essere capitani di se stessi, artefici del proprio destino, come Mandela nella sua minuscola cella, giorno dopo giorno confortato dai versi del poema di William Ernest Henley, “Invictus”.
Voto: 7
Trailer italiano


Commenti
Voto: 5 Citazione
RSS feed dei commenti di questo post.