
IL MI$$IONARIO
Francia 2009
regia di Roger Delattre
con Jean-Marie Bigard, Doudi Strajmayster,
Jean Dell, Thiam Aïssatou
durata: 91 min
Commedia
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La rivincita di Sister Act
Quando si dice “maledette aspettative”. E si perché aspettavo di vedere questo film incuriosito dai trailer, dalla produzione francese, dalla faccia irresistibile Jean-Marie Bigard, dal patrocinio di Luc Besson, da un po’ di blasfemia e da qualche testata vista qua e là.
Giusto qualcosa rimane dei miei sogni infranti, sicuramente il protagonista, Mario (Jean-Marie Bigard) galeotto uscito di galera dopo sette anni per buona condotta. Fuori dal gabbio deve recuperare la refurtiva, dei gioielli nascosti nella tomba del padre, il cui valore è da spartire con altri due loschi, ma non troppo, malavitosi. Per compiere l’impresa e tenersi al riparo da questi ultimi, il “buon” Mario fra una testata e l’altra chiede aiuto a suo fratello Patrick (Doudi Strajmayster), un prete un po’ strano con scarso successo di pubblico durante le celebrazioni, ma capace di dispensare consigli e confessioni tramite cellulare.
Due universi completamente diversi che si rincontrano e da cui scaturirà l’ilarità della pellicola, nonché l’inevitabile scambio di ruoli basato su ingenuità, doppi sensi e la riscoperta di una vita mai vissuta. Mario, infatti, sotto le false spoglie di un seminarista si reca in un piccolo villaggio dell'Ardèche, un posticino tranquillo dove non esistono automobili, passa una corriera al giorno, gli sbirri in carenza di lavoro si dedicano all’alcool e ai festini, ma la cosa più interessante è che ci convivono persone di diversa fede religiosa: cristiani, musulmani ed ebrei.

Fra scazzottate con mariti violenti e con preti altezzosi e superbi, Mario imparerà i basilari del buon parroco dispensando ottimi consigli, curando la gente del posto e facendosi amare e rispettare da tutti; tutto ciò mentre il fratello Patrick recupera i gioielli, li vende ad un malavitoso presumibilmente italiano per una cifra di 4 volte superiore a quella consigliata dal fratello, fra equivoci di ogni sorta (e altri loschi figuri ma non troppo). Anche per Patrick inizierà una nuova vita fatta di eccessi, donne, macchine e cocaina per spendere i soldi in più che colpevolmente dovrà consegnare al fratello.
Alla fine Mario riuscirà in un miracolo, da galeotto a santo in pochi giorni riuscirà a far accettare le nozze fra due giovani di religione diversa, musulmano ed ebrea celebrando il rito cristiano. Miracolo che si concretizza in immagini con tre bambini, un chierichetto, un ebreo e un arabo che suonano la stessa campana. Il film sfocia, dopo un sentiero tortuoso, nel mare dell’amore comune, nella celebrazione delle diversità come fattore di crescita e dell’abolizione delle barriere religiose troppo “burocratiche” per il messaggio che predicano: “l’amore non ha frontiere né religioni. È da 2000 anni che vi azzannate […] immigrazioni, segregazioni, umiliazioni, sono anni che subite tutto questo, ognuno a modo suo, con tanto dolore […] invece di litigare per dei principi dovreste abbracciarvi”
Una commedia godibile con una buona regia capace di soffermarsi su primi piani e allargare subito su campi lunghi, anche questo a voler simboleggiare una sorta di segregazione che accompagna il nostro protagonista Mario. Jean-Marie Bigard è senz’ombra di dubbio il punto forte del film, duro, ma dal cuore generoso, furbo e scaltro oratore capace di tramutare le situazioni negative in situazioni di vantaggio. Il personaggio Patrick, invece, è un po’ insipido e tirato e spesso rischia il tracollo. La sua conversione da timorato di Dio a ragazzo di strada stile tiburtino III appare troppo finta e poco motivata, senza una reale convinzione dello stesso personaggio cui con un cazzotto passa l’effetto cocaina…mah.
"Sister Act" ci aveva mostrato la rinascita di un convento, "Il Mi$$ionario" fa di più, cerca di unire sotto il sacro vincolo dell’amore le religioni. Probabilmente un ritmo più incalzante e meno buonismo nel finale l’avrebbero reso migliore
Voto: 5,5
Trailer italiano

