
DANTE’S INFERNO: AN ANIMATED EPIC
USA, Giappone, Singapore, Corea del Sud 2010
regia di Mike Disa
con (voci): Mark Hamill, Peter Jessop,
Steve Blum, Vanessa Branch
durata: 88 min
Animazione, Azione
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Grosso guaio all’Inferno
Di solito quando si realizzano trasposizioni filmiche si tende a guardare l’originale e a verificare l’integrità del surrogato, ma in questo caso come si fa? "Dante’s Inferno: An animated Epic" è un film animazione tratto dal videogioco Dante’s Inferno, a sua volta tratto dalla ben più celebre Divina Commedia Dantesca.
Il gioco non l’ho mai provato, ma sicuramente col poema c’entra ben poco a parte qualche versetto estrapolato dall’opera.
Dante (Mark Hamill) si ritrova nella selva oscura e, accortosi che la diritta via ormai è smarrita, si reca nella casa paterna ove strage di parenti è stata compiuta e la sua amata Beatrice (Vanessa Branch) giace moribonda. Prima della sua ascesa nel regno dei cieli Beatrice chiede a Dante se ha mantenuto la promessa di fedeltà fatta prima di partire per le crociate, ma la risposta non soddisfa Lucifero (Steve Blum) il quale giunge sulla terra per reclamare un’anima destinata al paradiso: quella di Beatrice.
Dante ha mentito ed ora la sua amata è destinata a restare a fianco di Lucifero per l’eternità.
Dante però non è il sommo poeta fiorentino, viaggiatore, osservatore esterno dei supplizi infernali imposti alle anime dannate, no, in questo lungometraggio è un maledetto figlio di puttana, violento e pronto a tutto sotto la spinta dell’amore di Beatrice, un villico che tornato dalle crociate non pensa nemmeno prima di agire, si getta nella mischia con le sue armi a lungo raggio e stermina tutto ciò che si muove e tenta di interferire col suo cammino, colui che negli states chiamano “badass”.
Dante non ha remore, sa di avere un obiettivo, liberare la sua amata, e nessuno può fermarlo (egli stesso lo ripete più volte), arriva all’inferno e sotto la guida di Virgilio inizia a insultare e sterminare chiunque, nei nove gironi che lo condurranno da Lucifero: Caronte, Minosse, Cerbero, il Minotauro per citarne alcuni.
La missione negli inferi gli farà ricordare suo padre Alighiero, i suoi peccati durante le crociate, il tradimento nei confronti di Beatrice e le innumerevoli morti somministrate dal folle guerriero fiorentino (“Riesci a credere che in gioventù desiderassi essere poeta?” borbotta con Virgilio ricordando il suo violento padre).
Durante il tragitto, per mezzo della grossa croce regalatagli da Beatrice, Dante assolverà le anime di sua madre e Ciacco, e per mezzo di Virgilio e qualche suo amico con una dose massiccia di violenza inaudita e scriteriata come chi “mena alla cieca”, giungerà all’inevitabile scontro finale con Lucifero, nel girone dei traditori.
Un anime violento, tutto azione e a tratti splatter che comincia nel migliore dei modi, con delle mani che cuciono sul petto di Dante una croce, segno del peccato, fardello visibile del tradimento, ma che poi, soprattutto nel finale, sconfina nel ridicolo annientando la forza fisica di Dante per un potere più mistico e meno umano. Impressionanti anche le torture compiute su Beatrice, le morti che deve subire per mano di Lucifero cui segue sempre la rigenerazione della carne, come Prometeo un supplizio perenne.
La particolarità sta nell’aver cambiato lo stile del disegno e quindi dei vari personaggi concedendo agli stessi diverse forme fisiche e stili per 6 visioni dell'inferno dantesco. Sotto le diverse sembianze assunte da Dante, Lucifero, Virgilio e Beatrice.
Voto: 6,5







