
SEMPER BIOT
Edda
Niegazowana, 2009
Songwriter
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Come un uccello libero di spiccare il volo
“Semper Biot è il disco che pubblicherebbe Antonin Artaud se ancora fosse tra noi”
Manuel Lieta, Beatbopalula.it
Stefano “Edda” Rampoldi è stato il grandissimo leader dei Ritmo Tribale, uno dei complessi più importanti di tutto il circuito rock italiano. Nel 1996, all’apice del successo, Edda sparisce. A quelli che lo danno per morto, lui risponde impostando un’esistenza da tossicodipendente tra le periferie di Milano. 6 anni di vita ai margini, 6 anni di clinica per disintossicarsi. Poi il viaggio in India, la conversione all’ Hare Krishna e un umile impiego nel suo ritorno a Milano.
Oggi Stefano costruisce ponteggi e ci regala un disco intenso, “Semper Biot”, registrato grazie alle collaborazioni di Mauro Pagani e Adrea Rabuffetti. Lo si capisce sin dal primo momento: il ritorno dell’ex voce dei Ritmo Tribale coincide con uno degli eventi più importanti del 2009 musicale italiano.
Alleggeritosi del peso della pulsazione rock, liberatosi della sua immagine, Stefano ci conduce in un universo raffinato di arrangiamenti paradisiaci su liriche terribili e angosciose. Atmosfere intime, da camera: una luce soffusa, un divanetto, due bicchieri di vino. La sua voce è quella di un uccello libero di spiccare il volo; questo gli permette di raggiungere vette struggenti di splendore musicale. Una voce dolce e potente, che ricorda tanto Carmen Consoli quanto Jeff Buckley e Mark Lanegan. Manuel Agnelli ha dichiarato che senza l’influenza di Edda i suoi Afterhours non sarebbero il gruppo che tutti conosciamo. I più esperti lo hanno etichettato come “il padre” de Le Luci Della Centrale Elettrica.
L’apertura di “Io e Te” è la dimostrazione lampante della classe cristallina di questo arista. “Milano” ci trascina in un vortice di intime emozioni, con un testo che è un mea culpa di pregiata fattura: “Sapessi com’è strano, tu che sei di Tokyo e io di Milano(…) sapessi com’è strano essere tossicodipendente di Milano, bucarsi tra la gente che ti guarda e dice ‘sto deficiente”.

“L’innamorato” è l’espressione di un pazzesco equilibrio armonioso: “prendo strade laterali, la ricetta del dolore”. “Snigdellina” parte piano, con un carillon, per sfociare in un ritornello straordinario.
In “Yogini” la voce sembra quella di Manuel Agnelli, ma la storia l’abbiamo già spiegata. Si prende nota dei primi frastuoni elettrici, la frase shock è “sei tu l’anale dei sogni miei”. E’ tutto un susseguirsi di improvvisazione vocali (l’impatto alle sue corde vocali è devastante), arrangiamenti pregiati come caviale e testi da collisione emotiva. “Essere Dio è una cosa facile, prova tu a fare il mio di mestiere. E’ da una vita che mi faccio schifo” è l’incredibile dichiarazione di “Amare Te”.
“Bella Come La Luna” è un viaggio crepuscolare con un ritornello alla “Whiskey For The Holy Ghosts”, organi penetranti e chitarre acustiche che ardono come carboni (la parte centrale è da pelle d’oca). “Fango di Dio” possiede tutta la tensione di un blues elettrico, il fragore di una distorsione in un crescendo liriche surreali: “mi sono perso mentre andavo all’Ikea”.
La bellezza delle conclusive “Hey Suorina” e “Per Semper Biot” chiudono un discorso musicale strepitoso. Edda, in un processo di smascheramento costante, è riuscito a mettersi a nudo per rilanciarsi in tutto e per tutto. Il risultato è il miglior disco italiano del 2009 assieme a Teatro degli Orrori e Zen Circus.
Voto: 8
Tracklist
01. Io e te
02. Milano
03. Scamarcio
04. L'innamorato
05. Snigdelina
06. Yogini
07. Amare te
08. Bella come la luna
09. Organza
10. Fango di Dio
11. Hey suorina
12. Per semper biot


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