
THE HURT LOCKER
USA 2008
regia di Kathryn Bigelow
con Jeremy Renner, Anthony Mackie,
Guy Pearce, Ralph Fiennes,
Brian Geraghty
Durata: 130 min
Drammatico, Guerra
-----------------------------------------------------------------------
Assuefazione da Guerra
Guardando “The Hurt Locker”, 6 Premi Oscar totali, l’ultima cosa che si potrebbe pensare è che sia stato girato da una donna. Telecamera alla mano, Kathryn Bigelow ci regala uno spaccato di guerra fatto di suggestioni e tensione palpabile. Mattatore assoluto è il sergente William James (Jeremy Renner, il “Dahmer” di una decina d’anni fa), artificiere dell’esercito americano con un solo obiettivo nella testa: neutralizzare il maggior numero di ordigni possibili. James, chiamato a sostituire il compianto sergente Thompson, ha l’espressione di un pazzo, e mette in difficoltà i “colleghi” che gli coprono le spalle. Le sue operazioni ( disinnescare ordini sul filo del rasoio) gli provocano scariche d’adrenalina difficilmente avvertibili in luoghi di pace. Da qui il gusto della minaccia legato ad un certo tipo d’assuefazione belligerante. Da qui la frase iniziale del film: "la furia della battaglia provoca dipendenza totale perché la guerra è una droga", che non è una presa di posizione ma un semplice dato di fatto.
Ad avvalorarne ulteriormente la tesi, da menzionare è l’ottima sceneggiatura di Mark Boal, reporter di guerra con importanti trascorsi in Iraq, che contribuisce a una lettura “dal di dentro” della pellicola. Una pedina fondamentale per i giochi psicologici della Bigelow. Un’assuefazione, quella del sergente James, addolcita, di tanto in tanto, da scariche di musica rock. Pazzesca è la presenza, nella colonna sonora, della formazione industrial metal dei Ministry, la più anticapitalista e anti Bush d’America, in un film di “guerra” che poi due guerra non è, girato da una donna.

All’Academy Awards, pare si siano accorti della praticità della Bigelow. Snobbato completamente il genio di Cameron. Al senso di evasione di Pandora ha trionfato l’attaccamento terreno di “The Hurt Locker” (nello slang americano “l’essere feriti da un’esplosione”). Partito con dei buoni pronostici, "l’ordigno" della Bigelow di statuette ne ha conquistate 6 (montaggio e sonoro incredibili!), lasciando al kolossal di James Cameron la miseria di tre Oscar “macchietta”. 13 milioni di dollari, quelli incassati dalla Bigelow negli Stati Uniti, gli stessi che “Avatar” ha conseguito praticamente in un ora. Vogliamo ricordare l’accoglienza di Venezia che premia “Lebanon” esattamente un anno dopo?
Ennesima prova di forza della Bigelow, che ha saputo mettere in scena una “storia” importante senza eccedere in sentimentalismi. Un racconto crudo, secco, asciutto. Nettamente superiore al Brian de Palma dello scandaloso “Redacted”, “The Hurt Locker” è un’immersione nella testa degli uomini che la guerra la vivono col peso del cuore e dell’anima.
Voto Orasputin: 8
Voto MarPlace: 7,5


Commenti
Voto: 8 Citazione
Voto: 7 Citazione
A me è piaciuto, ma nn avrei mai immaginato di vederlo agli oscar a vincere 6 premi … Citazione
In ogni caso meglio lui che Avatar…
Film stranissimo, a tratti eccitante a tratti noioso. Citazione
RSS feed dei commenti di questo post.