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Interviste non convenzionali: VILLA

  • Scritto da Gli Osservatori Esterni
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Intervista non convenzionale a Roberto Villa, uno dei musicisti italiani più colti e raffinati in circolazione, attuale bassista dei Ronin e collaboratore, tra gli altri, di Giacomo Toni, Emma Morton, Vince Vallicelli, Don Antonio e The Gang.

Con il suo progetto solosta ci muoviamo nei territori di un western rock notturno, appiccicoso e grooveggiante, che può ricordare certe soluzioni dei Timber Timbre e dei Morphine, ma con un'attenzione particolare ai suoni e alle produzioni della grande tradizione italiana.

Dal 2015 è il titolare dell' L'Amor Mio Non Muore, sala d’incisione completamente analogica e piccola etichetta discografica situata nella sua città natale, Forlì.

"L'etere" è il suo nuovo 7 pollici pubblicato a inizio novembre da cui è stato estratto il videoclip dell'omonimo brano per la regia del fedelissimo Christoph Brehme. Ve lo mostriamo qui di seguito. Buona lettura e felice approfondimento.


1. Ciao Roberto, descrivici il tuo nuovo 7 pollici con tre aggettivi

Personale,  meditato  e, per quanto banale, etereo


2. A livello sonoro, quali sono le principali novità rispetto al tuo lavoro precedente?
Restando nell’idea di sound delineata, che è un marchio di fabbrica, spero di riuscire ad immettere elementi nuovi in ogni mio lavoro. Sicuramente ne L’Etere / La Rinascita, il dialogo tra i due quartetti di archi è una bella novità che caratterizza molto i brani. Personalmente avere affidato il mix ad una terza persona, è la novità che non mi aspettavo. Poi, che questa persona sia Mark Nevers è una cosa veramente incredibile.

3. Crediamo che la tua musica abbia tutte le carte in regola per entrare nel grande circuito delle sonorizzazioni e delle colonne sonore internazionali. A proposito, quali sono i tuoi maestri, i tuoi punti di riferimento del genere?
Non lo so, forse la forma musicale è troppo “canzone” per delle colonne sonore. É un mondo che mi affascina molto, il paradosso è che non sono un esperto di cinema, ma sono molto molto appassionato alle colonne sonore. Non è facile citare alcuni compositori; direi Rota, Umiliani, Badalamenti.

4. Parlaci dello studio di registrazione di cui sei co-fondatore, l’Amor Mio Non Muore di Forlì. Quando è nato, come è cresciuto e perché avete deciso di farlo evolvere in etichetta discografica?
L’Amor Mio Non Muore, è nato quasi per gioco. Nel 2014 io e Alberto Bazzoli, durante un tour, nei viaggi in furgone, pensavamo ad uno spazio dove poter “mantenere in lavoro” tutti gli strumenti che avevamo; in modo naturale lo spazio è diventato un luogo dove poter suonare e registrare, grazie anche all’ingresso in scuderia del nostro fidato registratore Studer A80 8tk. Da li poi, il banco Argentini, molti registratori, molti nastri e  ultimamente, dopo tante ore e tanti soldi investiti in convertitori, l’apertura e il viaggio verso il mondo digitale che non escludo si possa concludere con una retromarcia, un  ritorno alle origini e l’abbandono di un esperimento che non fa per noi. Anche L’ Amor Mio Non Muore - Dischi è frutto di un processo naturale, semplicemente volevamo portare alle orecchie degli ascoltatori e degli altri artisti, la nostra idea di musica, produzione, arrangiamento.

5. Parliamo di fermento culturale: com’era la vita a Forlì prima del lockdown? Live club, luoghi di aggregazione, concerti fighi.
Forlì nello specifico non è una delle città della mia zona che si distingue per particolare vita e fermento. Ci sono però tante realtà interessanti come Diagonál Loft Club, Area Sismica e Ipercorpo Festival. I ragazzi di Città di Ebla che organizzano il festival qualche mese fa mi hanno dato la possibilità di debuttare con uno spettacolo di manipolazione sonora con nastri magnetici. Comunque in generale credo che la Romagna sia uno dei luoghi più vivi d’Italia in campo musicale.

6. Un grande artista o band internazionale che ti piacerebbe portare in studio per incidere un disco
Taylor Kirk o Kevin Morby credo capirebbero e apprezzerebbero.

7. La tua canzone d’amore preferita
Domanda difficilissima, sicuramente siamo Italia, anni 60, direi Un Anno D’amore

8. Un disco prodotto divinamente da ascoltare assolutamente
Ne dovrei elencare almeno uno per epoca e genere.. se devo scegliere estraggo e dico Lambchop - Mr. M

9. Se potessi rinascere in un’altra epoca e in un’altra città, quali sceglieresti?
Roma, studi della RCA Italiana anni 60/70

10. Il giro di basso che ti ha cambiato la vita
So What; in quell’inizio di disco affidato a Paul Chambers.  Kind Of Blue al primo ascolto mi ha traghettato nel mondo del jazz e mi ha portato poi a riprendere gli studi in conservatorio e a (soprav)vivere di musica.