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Le Nostre Assenze di Sacha Naspini (anteprima)

  • Scritto da Giulia Zanfi

sacha naspini le nostre assenze Sacha Naspini (autore de “L’ingrato” e de “I Cariolanti”) torna in libreria a marzo con un nuovo libro, “Le nostre assenze”, edito da Elliot. In anteprima, per i più curiosi, una breve anticipazione a riguardo.

 

Parlaci del tuo nuovo romanzo, presto in libreria.

- Le Nostre Assenze uscirà per Elliot intorno alla metà del marzo prossimo, giorno più giorno meno, ancora non c'è una data precisa. È una storia in cui si parla di segreti indicibili con cui fare i conti quando arriva la notte, rabbia con cui affrontare i giorni, pompati dal sogno sfrenato della vendetta. Comincia negli anni ’80. Due ragazzini scoprono una tomba etrusca, decidono di scavarla di nascosto, nel doposcuola. Vent’anni dopo, una bambina viene rapita e rinchiusa nella stanza di una pensione americana, insieme a un gattino di nome Spunky. Insomma, cose che accadono quando in tenera età si ha il coraggio di oltrepassare certi confini. Specie se si tratta della rete che delimita il quartiere delle case popolari.


L’ambientazione?

- C’è Follonica, anche se nel libro è così, adocchiata al lato della cornice. Questa finta Miami toscana che a volte si dà delle arie. È una città recente, una puledra di centosessant’anni scarsi portati così così, punta tutto sulla botta di culo che le è capitata in partenza: il mare. Forse non ha questo grande carattere, ma le voglio bene. Insomma, non è colpa sua se brancola senza esperienza e scommette tutto nel caos estivo, d’inverno muore di nostalgia, nel niente totale. Invece la prima parte della storia l’ho pensata a Riotorto, anche se non lo cito mai. È qui che ho passato una bella parte dell’infanzia, dell’adolescenza. È un paese a dieci chilometri da Follonica, un po’ rinculato su una collina che comunque guarda il mare. Praticamente si tratta di una miniatura, immaginate questo posto come una molecola sparata fuori durante lo starnuto di un gigante. Nel grande c’è movimento, i difetti passano inosservati – nel piccolo ti siedi al tavolo del bar e li vedi subito, fiammeggianti. Anche a questo posto voglio bene, nonostante in anni passati ci abbia litigato ferocemente, al limite dello sfinimento.

 

C’è qualcosa di biografico?

Soprattutto la rabbia del personaggio principale, credo. Questo libro è anche una piccola saga familiare, si sviluppa nei primi trentacinque anni di vita del protagonista – ma in realtà abbraccia anche altre epoche. E guarda un po’: io ho trentacinque anni, fatti di fresco. In quelle pagine ci sono di sicuro pulsazioni che mi riguardano.

 

Se tu dovessi spiegare in poche parole il cuore del romanzo?

- Userei queste, riprese dal testo, durante un dialogo cruciale: «Tutto questo vuoto che si crea tra le persone, spesso senza motivo. Capita che la gente ci veda dentro un mondo, e impazzisce».