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Amaury Cambuzat: "The Sorcerer"

  • Scritto da Orasputin

Amaury Cambuzat

Amaury Cambuzat
E’ Murnau che risorge

Lo avevamo salutato con l’ultimo lavoro in studio degli Ulan Bator, Amaury Cambuzat. “Tohu Bohu” era un disco strano, cupo, ipnotico. “The Sorcerer”, musicalmente più accessibile, lancia messaggi altrettanto profondi. Testa, muscoli e ossa si combinano in un puzzle di sensazioni uditive. Un sistema complesso di rimandi emozionali, di melodie, rumori rubati tanto alla natura quanto alle società post-industriali.Il musicista francese, invocato a gran voce da mezza scena alternativa, rende omaggio al cinema teutonico e precisamente alla pellicola “Tabù”, di cui “The Sorcerer” è libera e musicale trasposizione.

E’ un disco emozionante, “The Sorcerer”, una narrazione in chiave moderna del capolavoro del cinema muto firmato dal precursore Friedrich Wilhelm Murnau (noto ai più per aver partorito una leggenda cinematografica come “Nosferatu il Vampiro”.) A stupire è una rilettura personalizzata (e non in bianco e nero) di una pellicola lontana anni luce dai tempi di cui ci piace tanto chiacchierare, estranea alle nostre dinamiche, alla frenesia e all’ impazienza dei giorni nostri. Come se lo scorrere delle tredici canzoni nascondesse segreti in grado di spalancare dimensioni parallele. Speranze che scaturiscono (in primis) da un approccio diverso, totale. Una full immersion nell’universo -ai più estraneo- della musica strumentale.

E’ riduttivo parlare di canzoni, qui si tratta di tasselli capaci di donare alla pellicola colori impregnati di glacialità e malinconia. Il tocco di acquerelli è frutto di arrangiamenti che flirtano ora con l’ambient (“The Rope”) ora con le percussioni tribali (“Voodoo Doll” e “Pal Trees”), il tutto pensato attraverso una supervisione quasi kraut rock, per cui verrebbe da pensare ai Tangerine Dream negli allucinanti due minuti di “Tropical Waves”, ai Kraftwerk nei carillon minimale di “Romanticism”, ai Popol Vuh in “The Sorcerer Part III”. Ma il passaggio più intenso resta quello finale (“Tabù”), otto minuti in bilico tra i Pink Floyd di “Dark Side…” e il Brian Eno sponda aeroporti, tappeti di tastiere e l’incubo di una minaccia dietro le spalle. Se proprio volessimo spingerci oltre, sussisterebbe un altro paragone, quello col mastodontico Giorgio Moroder artefice di una delle trasposizioni più apprezzate degli ultimi tempi, quel “Metropolis” tanto necessario al cinema muto quanto precursore del nuovo battito elettronico. Full immersion nella musica strumentale. Grande Cambuzat!

Voto: 7,5

 

Info:

DeAmbula & Acid Cobra Records, 2010

Post-Rock, Ambient Kraut, Elettronica

 

Tracklist:

01. South Seas

02. Voodoo Doll

03. The Rope

04. The Sorcerer (theme)

05. La Nuit

06. Pal Trees

07. Tropical Trees

08. The Pearl

09. Romanticism

10. Mone

11. The Sorcerer (Part III)

12. Shaman’s Malediction

13. Tabù