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FREAK ANTONI Band: “Dinamismi Plastici”

È stato Freak Antoni in persona a darci in mano il disco e a presentarcelo in una delirante videointervista notturna tra i lampioni e le zanzare emiliane. Delirante la presentazione, delirante il disco. Il primo della Freak Antoni Band, capitanata dalla voce degli Skiantos e dalla pianista classica, nonché autrice delle musiche, Alessandra Mostacci. Che poi era il nucleo già alla base del progetto Ironikontemporaneo, sfottò da manuale verso i clichè e le finte pose di norma nell’arte e nella musica contemporanea. “Il governo ha ragione a non darti mai niente. Sei un demente”: sono queste parole su un rock asciutto e tirato ad aprire “Dinamismi Plastici”. Un calderone dove ci si ficcano Mozart, Tondelli, Piero Manzoni, Majakovskij, stravolti dalle distorsioni e i cambi di tempo repentini di un rock and roll tinto di punk e di heavy metal. Strafottente e (anti) colto, dalla presa immediata. E tutto scorre a meraviglia, con le certezze e i luoghi comuni che si ribaltano come un’auto fuori strada a cento all’ora. “Dinamismi Plastici” si incastra a metà tra il pogo, il sorriso e il pensiero, con l’acceleratore spinto verso il muro di un semplice, quanto ben suonato e godibile, rock and roll. Tra i pezzi migliori la Capovilliana rilettura del Majakovskij in “Compagno Dio” e il Mozart in chiave punk di “Filastrocca della Mamma”, a metà tra i CCCP e una barzelletta sconcia di Pierino. Diverte anche il punk rock di “Con un filo di gas”, che sgombera la pista per la Manzoniana “La Merda è meglio dell’arte”, coi confini tra arte e merda che si fanno sempre più spessi. E la merda canta vittoria:

"La merda, è meglio, dell'arte! Voi critici, fatevi da parte" / “La merda è meglio dell’arte! Critici di merda.”

Ma non fatevi ingannare: “Dinamismi Plastici” non è un disco demenziale. Semmai è un disco “sano”, che ha ironia da vendere e tante buone trovate. Ritmiche impeccabili, pianoforti, tastiere, distorsioni, addirittura l’ocarina, strumento in terracotta che nel rock definire inusuale è niente. Nasce da un testo inedito di Pier Vittorio Tondelli la contagiosa “Sciare”, pop punk dall’andazzo irresistibile e la melodia travolgente. Sono invece le due tracce cantate dalla giovane Sofia Buconi, “Dove sei stato” e “È già ieri” i momenti meno convincenti. Troppo innocui e puliti, troppo “professionali”, complice la voce della Buconi che sa sì cantare, ma nulla ha a che vedere con i ringhi marci e irriverenti del buon Antoni. Voce potente e pulita, da accademia di canto, ma non da disco punk rock. Quando l’intonazione stona. A parte questo paio di episodi il disco scorre alla grande, riconsegnandoci uno dei rocker più folli, consumati e veri che abbiamo in Italia. E a chiudere ci pensa il ghigno amaro e lucido di “Allegretto ma non Troppo”:

“Filastrocca della guerra, troppi corpi giù per terra / Tanto l’uomo no, non comprenderà, continuando allegro ad ammazzar”.

La perla di saggezza però è un’altra, ed è scritta nel booklet. “I GELATI COSTANO”. Non scordatevelo.

 

Info:

Ansaldi Records, 2011

Rock

 

Tracklist

1 - Il governo / La mia banca è indifferente

2 - Compagno Dio

3 - Con un filo di gas

4 - La merda è meglio dell’arte

5 - Filastrocca della mamma

6 - Dove sei stato

7 - Sciare

8 - Shalom Salam

9 - È già ieri

10 - Allegretto ma non troppo