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Super Elastic Bubble Plastic: "Chances"

  • Scritto da R. Deep

super elastic bubble plastic

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11 nuove "Chances" per l'altra Italia

Terzo album e terzo centro per il trio mantovano, una delle più grandi band del panorama alternative rock nostrano…

A due anni dal precedente “Small Rooms” e temporaneamente fermata la grandiosa esperienza Teatro degli Orrori, Gionata Mirai (voce e chitarra) riabbraccia i suoi compagni di avventura Gianni Morandini (basso) e Alessio Capra (batteria) per dar luce ad un album maturo e sensazionale (bellissimo in poche parole), sicuramente uno dei migliori dischi usciti nel 2008 e non solo del sottobosco musicale italiano.

I tre non tradiscono loro stessi: qui si respirano sonorità sputate direttamente dall’America di fine ‘80/inizio ’90, sono il noise-rock e il post-hardcore a dettare legge, rock per “palati forti”, puro esempio di potenza e cerebralità, con la benedizione di quel geniaccio di Steve Albini e i dischi della Touch N’ Go (ecco, i Super Elastic potrebbero benissimo incidere proprio per questa etichetta). “Chances”, completamente autoprodotto e autoregistrato (la Super Fake è per così dire un’etichetta di facciata, il cui nome non è altro che l’unione delle parole “Super” da Super Elastic Bubble Plastic e “Fake” da “Fake Queen”, il nuovo singolo), continua a sviluppare i punti sopracitati e dei primi due album, strizzando però maggiormente l’occhio verso la melodia e l’alternative rock nell’accezione più classica del termine. Non solo rabbia e violenza, sudore e passione ma anche un songwriting magistrale ed una tecnica sempre più eccelsa.

“Someone nice to kiss” è la botta in testa posta in apertura del disco che ci rimanda dritti dritti a quel conato di potenza che era stato “Double Party” qualche anno fa (la traccia iniziale del primo “The Swindler”); la chitarra di Gionata ci stupisce in giochi funambolici oltre a tagliarci la faccia con vere e proprie sciabolate, la sezione ritmica è un carro armato d’assalto che distrugge tutto al suo passaggio; micidiali gli stop n’ go e le accelerazioni hardcore. “Like the Sea” è un crescendo melodico quasi epico che non fa nulla per nascondere le doti del trio: la potenza ha una sua forma di espressione, numerosi cambi di tempo e cambi di direzione sono concentrati in pochi minuti sempre con l’intento primario di mantenere una forma canzone (ascoltare la bellissima “New Personalities” per credere). Capra è sempre più una macchina da guerra, è un martello pneumautico nella sopracitata “Fake Queen”, brano granitico ed emozionale: il “carillon di chitarra” negli ultimi minuti è da brividi, una di quelle cose che ascolterei dieci volte al giorno. Relazioni interpersonali, disagio quotidiano, angoscia e inquietudine sono solo alcune delle tematiche trattate nell’album, il tutto fatto con coscienza e capacità.

“Lover’s Heart” e “Young Shark” sono due gemme di una profondità e sensibilità incredibile : la prima è una ballata disperata, suggestivo racconto della morte di un amore, raffigurazione di un ipotetico protagonista che penetra nel cuore della compagna per pietrificarlo e ucciderlo a poco a poco; le chitarre acustiche delle strofe vengono dilaniate da solenni distorsioni, l’interpretazione di Mirai è così sentita da portare alla commozione. La seconda invece è una perla di malinconia che affetta il cuore (qui si superano i sei minuti) : la voce di Gionata è fuoco e cenere, rassegnazione e rabbia repressa, le lacrime non sono un tabù, lasciatele cadere se ne sentite l’esigenza. Il perfetto continuum di quest’ultima, “What else”, sembra quasi una preghiera : solo voce all’inizio, poi il progressivo crescere di un drumming molto fisico e sempre più nervoso. “Mister P” è bella tirata e potrebbe essere stata forgiata dai Jesus Lizard lanciati a mille contro un treno ad alta velocità, “Travis” parte tesa e travolge con un ritornello anthemico mentre “Bad News” è un vortice di sensazioni basato sul contrasto tra basso “da industria siderurgica” in stile Shellac, chitarre acustiche e allucinante intermezzo di violino.

La chiusura è affidata al brano più atipico mai scritto dai SEBP : si intitola “A Tale from the Bottom” (video di prossima uscita ) ed è un tentativo di fare un qualcosa di ancor più diverso; quello che ne esce fuori è una struggente ballata con tanto di organo a metà strada tra il folk e il Tom Waits più riflessivo (“Nothing can kill the stars” recita l’ultimo verso del disco, un credo, un’affermazione). Da avere assolutamente, per chi già li conoscesse.

Da scoprire, per chi ancora non li conoscesse, se non altro per entrare in contatto con una delle varie forme di grande qualità dell’ ”altra musica italiana che r-esiste”.

 

Info:

Super Fake, 2008

Alternative Rock, Noise Rock

 

Tracklist

01. Someone nice to kiss

02. Like the Sea

03. Fake Queen

04. New Personalities

05. Lover's Heart

06. Mister P

07. Travis

08. Young Shark

09. What else

10. Bad News

11. A Tale from the Bottom