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Anna Calvi @ Ravenna, 10 Aprile 2011

  • Scritto da Orasputin

Anna Calvi Bronson

Anna Calvi Bronson - Anna Calvi Bronson
In un Bronson da pubblico delle grandi occasioni, sta per consumarsi uno degli eventi più attesi, uno di quei concerti di cui si parla da mesi, mesi e mesi. Siamo qui per testare le capacità live di una delle nuove promesse del pop, anzi della nuova promessa per antonomasia: Anna Calvi. Il tutto alla luce del grandissimo esordio che ha visto coinvolta la musicista londinese, letteralmente consumato da critica e pubblico. Impazienti dopo tre quarti d'ora di spasmodica attesa, suggestivi contorni di luce su sfondi di nuvole candide introducono la bionda ventottenne accompagnata dalla sua consumatissima Fender Telecaster.

L'intro di "Rider To The Sea" mette subito le cose in chiaro, lasciando trapelare le pecurialità tecniche dell'artista in questione: un'irruenza tipicamente rock condita da arpeggi a cascata di derivazione classica. La sua presenza scenica è qualcosa che squarcia i cieli, e combina la raffinatezza di un'educazione musicale serrata ad una naturalezza nei movimenti che profuma di benedizione dal cielo. "The Devil" è un autentico patto col demonio, e la leggera preoccupazione di ritrovarci al cospetto di una proposta studiata a tavolino spazzata via da un semplice giro di accordi. Anna Calvi è un talento naturale, prescelto e predestinato, proprio come quei bambini orientali che volano sui violini manco fossero Paganini. Lo dimostrano applausi lunghissimi, urla e  proclama, solo e solamente tra una canzone e l'altra. Protagonista un pubblico assolutamente incantato, scazzato e volgare prima, silenzioso e composto durante il concerto. Un'oretta scarsa che somiglia più alla proiezione di un film o ad uno spettacolo teatrale che a un mero concerto di musica pop. Amore, bellezza e stati di palpitazione le carte migliori di un disco suonato dall'inizio alla fine. Quando tocca alle atmosfere intime di "The Morning Light", nel locale non si sente veramente una mosca volare.

Chi non canta lo ha capito bene: accompagnare con la voce significherebbe spezzare un incantesimo, porre fine a un sogno ad occhi aperti universalmente condiviso. Con un mostro di bravura come Anna Calvi, il minimo che si possa fare è tacere per sempre e lasciarsi trasportare.

Il resto della band non regge assolutamente il confronto, pericolose le lacune a livello tecnico, di totale indifferenza l'impatto e la presenza scenica. Il vero problema è un chitarrista il cui suono pare che arrivi da una delle pizzerie situate fuori dal locale. Si salvano il batterista (impegnato anche nelle seconde voci) ed una ragazza dallo sguardo indiavolato e la strumentazione etno vintage: fondamentale il suo contributo nel tessere sfumature folk e dare corposità ai frangenti più ritmati. In tema di post modernità, potremmo definire il tutto come un'amalgama tra le atmosfere aranofskyane di "Black Swan", la presenza scenica di Maria Callas e quella classe felina che solo Pj Harvey ha saputo trasmettere nel corso di questi anni.

Bella, simpatica, pulita dentro, timida ma anche un tantino stralunata, Anna Calvi supera a pieni voti la prova del nove, impossessandosi prepotentemente della dimensione live. In attesa del suo ritorno previsto per la stagione estiva, non esiste consolazione migliore che un bell'LP pagato a prezzo popolare.