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BALLATE DI AMORE E FOLLIA @ Rimini, 02 Ottobre 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

Ballate di Amore e Follia – Viaggio tra le Murder Ballads di Nick CaveQualche perplessità c’era, devo ammetterlo. A fare Nick Cave, senza Nick Cave, si rischia l’inferno.  Invece niente, quella a cui abbiamo assistito è stata, nel complesso, una serata memorabile. “Ballate di Amore e Follia – Viaggio tra le Murder Ballads di Nick Cave”: questo il titolo dell’evento, un’escursione nella mente lucida e visionaria di un artista che dell’Inkiostro ci ha fatto una corona, Nick Cave. Un viaggio nelle ballate di morte, amore e redenzione culminate in quel “Murder Ballads” che proprio oggi compie quindici anni.

Siamo al Teatro degli Atti di Rimini per quello che è un evento esclusivo, prima e unica replica nazionale che vede alcuni dei nomi di punta del rock (e non solo) italiano lasciare il proprio omaggio alle allucinazioni noir, ma non per questo meno gonfie d’ironia, del cantautore australiano. Giorgio Canali, Angela Baraldi, Cesare Basile, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Simone Lenzi, e altri nomi che a starli a elencare tutti ci vorrebbero sei mesi. Se un pesce fuor d’acqua c’è, è sicuramente l’ex Timoria Omar Pedrini, che non a caso sfigurando “The Curse of Millhaven” offrirà uno dei momenti meno riusciti della serata. Ma Nick Cave è così, va preso con le pinze, e non si lascia prendere da tutti. Troppi dettagli, troppo labile il confine tra la più atroce delle sofferenze e il più sarcastico e pungente dei ghigni. Mentre mi giungono affidabili voci sul fatto che Cave è a conoscenza dell’evento, prendo posto in platea. Il teatro è esaurito da giorni. Scopriamo che uno degli ospiti più attesi, Pierpaolo Capovilla, non sarà dei nostri, impegnato com’è con le registrazioni del nuovo album del Teatro Degli Orrori. Al suo posto Marco Parente, e va bene così, anche perché sarà proprio Parente a regalare, con una personale lettura di “Knoxville Girl”, uno dei passaggi più divertenti.

Ma non vi ho ancora scritto che il Cave di stasera è rigorosamente in italiano, fatta eccezione per la chiusura corale di “Death is not the End”. Che poi è in italiano anche quella, vista la lettura-registrazione omaggio che Capovilla ha offerto del testo tradotto della canzone. A questo punto mi scuso per la confusione, ma è praticamente impossibile raccontare uno spettacolo come questo. Troppe canzoni, troppi artisti, troppi momenti diversi. Sappiate che a dare il via allo spettacolo è stata la brava Emma Tricca in versione voce e chitarra, che Giorgio Canali ha sputato e sventrato di ogni metrica “Stagger Lee” e che la splendida coppia Godano-Baraldi ha duettato nella dondolante “Where the Wild Roses Grow”. E poi ancora Basile con la lettura musicata della povera Mary Bellows di “The Kindness of Strangers”, la spettacolare e circense “Crow Jane” dell’ottimo Vincenzo Vasi, la strage teatrale dell’”O’ Malley’s Bar” ad opera di un sorprendente Dany Greggio, con tanto di smoking e pistola alla mano. Meno convincenti la rilettura di “Henry Lee” e dei passaggi iniziali, ma guai a lamentarsi. Ha preso vita qualcosa al di sopra di ogni mia aspettativa. Una ciurma di artisti riusciti nell’impresa di portare sullo stesso palco, e nella lingua di Dante, le storie di amore e morte di un Maestro della scrittura come Nick Cave.

Uomini con gli occhi da rospo, pallottole in mezzo agli occhi, figli di cane, sangue che schizza ovunque, “uomini piuttosto belli, ma solo da una certa prospettiva e con una certa luce”: ecco a voi le Murder Ballads, la morte vista attraverso un paio di calzini rosa con su la faccia di Kylie Minogue. Un inno alla bellezza, e alla bellezza nella morte. Morte che non è la fine, perché non c’è una fine, nemmeno alle sofferenze. È “Death is not the End”, presa in prestito da Bob Dylan, a chiudere la serata, così come si chiudeva “Murder Ballads”. Sul palco adesso ci sono tutti, per un finale annunciato quanto incantevole.

“Quando sei triste, quando sei solo / E non hai nemmeno un amico / Ricordati solo che la morte non è la fine”

Aggiungere anche solo una parola sarebbe delitto.

Amen.

 

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