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DIRTY THREE @ Bologna, 03 Giugno 2012

Dirty Three BolognaNon poteva cominciare meglio questa estate musicale. Per chi scrive, andarsene a vedere i Dirty Three, a Bologna gratis e in data unica italiana è una botta di vita non indifferente.

Che Piazza Verdi poi non sia il posto più adatto per valorizzare la musica dei tre australiani è un pensiero che mi lascio alle spalle ancora prima che il sole tramonti, quando, birra alla mano, mi godo un soundcheck semi deserto e riesco ad abbracciare uno per uno tre tra gli idoli di sempre.

L'aperitivo continua senza soste e arrivano le ventuno, ora in cui salgono sul palco gli Eveline, quartetto alternative rock bolognese alle prese con una mezzora di set più che dignitosa, perfetta per aprire le orecchie alle suite degli sporchi tre, che pochi minuti dopo salutano una Piazza Verdi che li accoglie con un boato. Chi vive a Bologna dice di non averla mai vista così piena per un concerto. Segno che ogni tanto, anche da noi, qualcosa si muove.

Sono in prima fila, accerchiato da magliette dei Grinderman e a prova di sputo da un Warren Ellis che è uno spettacolo per gli occhi. Barba chilometrica, camicia a fiori, sguardo malefico: il demonio floreale Ellis si conquista da subito la scena, con quelle pose a la Nick Cave che esaltano una performance da ricordare.

Violino alla mano, è Ellis, almeno a occhio svelto, il mattatore della serata. Urla, impreca, chiama sul palco un ignoto traduttore per italianizzare i suoi vaneggi, si butta a terra, senza mai smettere di incitare un pubblico che, vista l'enorme folla e la dispersività della Piazza, potrebbe perdere in un attimo. E invece niente.

Dopo qualche minuto di calibratura suoni, il trio, più sporco e rumoroso che in passato, dà vita a un concerto esaltante, suonato da dio e con le melodie cementate sotto strati di rumore, stridori e una ritmica che fa letteralmente paura. E siamo a Jim White, che non è uno qualunque, ma è Jim White: una piovra, che al posto delle braccia ha dei tentacoli, che infonde sicurezza solo a guardarlo.

White, Turner ed Ellis, due barbe in tre e una classe sopraffina, una libertà nell'intessere e nel disfare la melodia di quelle che sono poche, che si contano in una mano.

Novanta minuti da godere a occhi chiusi, ma in realtà a tenerli aperti ci si guadagna. Quando si parla di rock, vedere suonare musicisti così talentuosi, liberi e legnosi non può fare che bene. Bologna la pensa allo stesso modo, e reclama a gran voce un bis che sembra ormai perso ma che invece arriva, a placare definitivamente una serata da incorniciare.

Il concerto è finito, e gira voce ci sia stata una forte scossa di terremoto. L'ennesima. Credo che nessuno in Piazza Verdi l'abbia sentita. Ma scossi, con rispetto e a modo nostro, lo siamo tutti lo stesso.

Che qualcuno li benedica, questi tre sporchi australiani.

PS: Per voce dello stesso Ellis, i tre saranno di nuovo in Italia a Novembre. Non c'è bisogno che vi dica di andare, che poi diventa triste. Vedete voi. Avete un'intera estate, per pensarci.

 

Guarda tutte le foto del concerto.