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Francesco Guccini & Loriano Macchiavelli @ Vergato (BO), 20 Marzo 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini & Anidride

Il Viaggio: Primo giorno di sole dopo settimane,che rimette al mondo. Fuori dall’autostrada l’Appennino sembra accoglierci come in un abbraccio. Si respira un’aria diversa, forse è la primavera. All’altezza di Marzabotto qualcosa ci trattiene dal proseguire. La Storia e la fame. Un minuto di silenzio per la Storia e un’ora buona di chiacchierata davanti a un piatto di tigelle e crescentine di una locanda del posto. E vino rosso. Da favola. Niente di più gucciniano di questo. Siamo pronti per Vergato.

L’Incontro 1°: Una volta fermati i posti, uscire e aspettare l’arrivo di Francesco Guccini è un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Guccini non guida, non ha nemmeno la patente. Ma arriva con la sua auto, e scende con una calma e una tranquillità invidiabili. Ci saluta, si ferma a fare foto e firmare autografi con la disponibilità di un nonno in pensione. Un grande uomo per un grande momento. Ma poi basta un suo piede in sala e scatta l’applauso. Il Pubblico: Tanti Guccini crescono, ed evidentemente oggi sono tutti qua, a riempire una sala esaurita da giorni. Appassionati, curiosi, donnine impettite libri alla mano, ansiosi paranoici cronici affetti da sindrome da prima fila: tutti che si lottano la zona alta della platea. L’età media è piuttosto elevata, in linea con quella dell’unico essere umano insopportabile presente oggi, e che guarda caso è seduto proprio accanto a noi. Oltre alla gente del luogo, ce ne sono anche tanti venuti apposta da lontano (fino a cinque ore di macchina), mescolati da una passione comune e da un manifesto senso di gratificazione.

Il Libro: È una poiana a fare da copertina all’ultimo libro firmato Guccini-Macchiavelli: “Malastagione”. Uccello rapace, simbolo dell’Appennino tosco-emiliano, “poiana” era anche il nome dato un tempo alla pala a punta dello spalaneve e, di conseguenza, soprannome affibbiato a colui che aveva il compito di sgombrare le strade dalla neve. È così che viene soprannominato anche Marco Gherardini, l’ispettore della Forestale protagonista di questo noir montanaro. “Questo è un giallo diverso dai precedenti” dice Guccini durante la presentazione. “Non potevamo mica rifare un altro libro sul Maresciallo Santovito. Avrebbe avuto centoventi anni, un po’ troppo vecchio. Così ci siamo detti, basta con i marescialli, i poliziotti e i carabinieri che vanno di gran moda, facciamo una cosa che nessuno ha fatto: un libro sulla guardia forestale”.

Le Letture: Più che una lettura punto e basta, quella di oggi sembra essere una chiacchierata tra vecchi vicini di casa. “Guccini mi dice scriviamo un libro insieme, io metto il titolo, al resto pensi tu”, scherza Loriano Macchiavelli. I due ironizzano su tutto, anche sulla sorte del povero Gherardini, incerta fino all’ultimo. Lo facciamo morire o no, chiedeva Guccini a Macchiavelli, al telefono. Marco Gherardini è un nome che esiste davvero, rubato da Guccini a un suo amico ferramenta che, dice il cantautore, è molto contento di aver prestato il suo nome a un personaggio che nel libro conquista così tante donne. I due raccontano di come si è sviluppata la stesura del libro: un capitolo per uno e quel che succedeva succedeva. Un po’ come nella vita, del resto. E così è stato che il protagonista da non fumatore nel capitolo di Guccini si è improvvisamente trasformato in tabagista incallito in quello di Macchiavelli, e così via.

Il Concerto: È la Banditaliana di Riccardo Tesi a curare la parte musicale della giornata. Organetto, chitarra, percussioni e sassofoni per un’ora tra canzone d’autore e world music, a creare la giusta atmosfera “terrena” prima, durante e dopo le letture di Guccini e Macchiavelli. Guccini invece, come era prevedibile, non canta una sola parola, nonostante le richieste di un pubblico unisono e concorde. E mentre qualcuno gli urla “Dio è morto! Vogliamo Dio è Morto!” lui scende le scalette e se ne va come non sentisse, facendo finta di niente. Durante la presentazione di un libro scritto a quattro mani, monopolizzare la platea con armi personali sarebbe stato un errore. Un gesto di grande rispetto verso l’amico e collega Macchiavelli. Per le canzoni ci sono i concerti. Chapeau.

L’Incontro 2°: Dopo l’annuncio che i due si fermeranno a firmare le copie del libro, è come se si fossero letteralmente aperte le gabbie. Spintoni, gomitate, foto acrobatiche: pare esserci ancora più gente adesso che durante la presentazione. Guccini e Macchiavelli, seduti a un tavolo, fanno quasi tenerezza così schiacciati da un fiume umano che per un autografo non guarda in faccia nessuno. È vero che di libri ne hanno venduti una vagonata oggi, ma è vero anche che i visi stanchi e provati dei due qualche bestemmia l’avranno anche tirata. Noi aspettiamo che il fiume si secchi e ci facciamo di nuovo avanti. Un saluto volante e tutti a casa. Vedere un monumento che ti saluta e ti sorride è già abbastanza gratificante.