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I Ministri @ Rimini, 28 Maggio 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

ministri velvet rimini

ministri velvet rimini - ministri velvet rimini
Per fortuna è arrivato un fresco inaspettato a rendere più vivibile la trasferta riminese in vista del concerto dei Ministri. Evitato il rischio svenimento da caldo e disidratazione, arrivare al Velvet diventa una passeggiata. Premetto che non sono un grande fan dei Ministri, o meglio, non faccio parte di quella schiera di persone che affidano alla voce della giovane band milanese la loro necessità-voglia di opporsi in qualche modo allo sfacelo a trecentosessanta gradi che ormai da tempo si insinua in ogni dove. Troppo generalisti, troppo ridotti, troppo sempliciotti, troppo per certi versi “adolescenziali”. La mia idea dei Ministri è quella del classico gruppo incazzato pro-forma, di quelli che sparano a zero su volti e tematiche già di per sé moralmente auto-flagellate. È da qui che è nata la curiosità di andare a un loro concerto, per provare l’impatto sonoro-emotivo in prima persona, lontano dalle fuorvianti e facili risposte date dall’ascolto su disco.

Entro al Velvet che non c’è molta gente e hanno appena iniziato a suonare i The Doormen, quartetto rock wave ravennate stasera di spalla ai Ministri. La prima cosa che mi salta alle orecchie sono i timpani, scossi all’estremo da volumi al limite della sopportazione e della legalità. Ma i quattro non sono male, a tratti quasi esaltanti, nonostante in breve le schitarrate monotone e un cantato inglesofono parodico facciano pensare il contrario. Da rivedere, magari tra qualche anno, quando l’effetto imitazione si sarà afflosciato. Sono le ventitré e trenta quando la piccola folla inferocita saluta l’ingresso in scena dei Ministri, in quattro e avvolti dalla solita divisa d’ordinanza. È “Il Sole” ad aprire le danze, seguita da “I Nostri Uomini Ti Vedono” e “Bevo”, grossolana e spavalda anche in versione live. Per il resto sono in mezzo a un pubblico giovanissimo e esaltato, che scatenato canta a memoria ogni parola di fronte a una band che comincia a gasare anche me. Giacche aperte e sudore a fiumi: i Ministri live sono una forza della natura, e se non spaccano il culo poco ci manca. Dragogna è incontenibile come la pallina di un flipper, e scalcia e mitraglia riff travolgenti contendendosi il centro della scena col frontman Autelitano (altro animale da palco), che arriva a gettarsi in pasto alla folla e cantare trasportato da un fiume in piena con una grinta e una carica rari. Tra “La Piazza”, “Una Questione Politica” e “Mangio la Terra” scorre via un concerto schizzato e impeccabile, chiuso nella prima parte da una “Il Bel Canto” con Autilano in versione stage-diving. La gente ne vuole di più e urla “Fuori”, che poi è il titolo dell’ultimo disco della band. “Vicenza”, le tanto acclamate “Tempi Bui” e “Diritto al Tetto” e poi “Abituarsi alla Fine” aprono e chiudono un bis e una due ore di concerto energiche e stupefacenti, con i quattro che non risparmiano una goccia di sudore, manco fossero di fronte a centomila persone. Un metterci tutto sé stessi che rasenta la commozione. E il finale tutto feedback e sudore a petto nudo con tanto di pestaggio strumenti dimostra una forza, una dedizione e una passione non comune verso i fan, ringraziati di cuore e a più riprese.

E se i Ministri suonati, almeno stasera, reggono il paragone con le migliori live band italiane, quelli non suonati, e che occupano una buona parte del set, non me ne vogliano ma fanno un po’ ridere. E allora via a sparare a zero su Gigi D’Alessio (che manco sulla croce rossa) per via degli ultimi fatti elettorali con tanto di finta telefonata e un sonoro “Vaffanculo Gigi” sul finale; e via a ringraziare i “bananini sudaticci” ben nascosti nelle patte dei giovanissimi sotto il palco; e via a lanciare giù una media di una bottiglietta d’acqua al secondo per mostrare di essere vicini a un pubblico che potrebbe sembrare stanco e prosciugato ma che in realtà ha quasi freddo, energia da vendere e un cocktail in mano, e se ne sta anche comodo in un Velvet troppo grande per il concerto di stasera. E i “pubertini” applaudivano e sudavano il loro scontento e la loro voglia di ribellarsi, confluiti in un “Berlusconi pezzo di merda!!” che non si sentiva più dai concerti dei Modena City Ramblers negli anni novanta. E fa un effetto strano pensare a quanto poco siano cambiate da allora le cose, con i “pezzi di merda” sempre gli stessi e sempre al loro posto, e i ragazzini che come allora trovano in un nome (vedi “I Ministri”) la voce con cui sfogare la propria indignazione. E qui posso dirvi una cosa: dopo averli visti suonare, direi che è andata bene anche a loro. Crescere con i Ministri, non deve essere poi così male. PS: Ho già voglia di tornare a sentirli dal vivo.

Setlist

- Il sole

I nostri uomini ti vedono

Bevo

Non mi conviene puntare in alto

Gli alberi

La piazza

Una questione politica

Le mie notti sono migliori dei vostri giorni

Mangio la terra

La mia giornata che tace

I muri di cinta

Il bel canto

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Vicenza

Noi fuori

Tempi bui

Diritto al tetto

Abituarsi alla fine

 

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