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Iosonouncane, Le Luci della Centrale Elettrica @ Ancona

Ai cinesi coi quali ho bevuto due birre prima di entrare alla Mole di Ancona ho suggerito di guardarsi le due esibizioni di stasera della rassegna “Sconcerti”. Due maniere per capire l'Italia contemporanea secondo modalità contigue, ma per mezzo di due tipologie espressive totalmente differenti.

Iosonouncane è l'artista sul quale puntare nei prossimi anni, una deliziosa zucca acida che per tutta la durata dell'esibizione esplode nervosamente sul pubblico, imbrattando volti sorridenti e invadenti reflex del-cazzo. Si parte con “Summer on a spiaggia affollata”, emblematico manifesto che nell'estate italiota suona in modo terribilmente rivelatorio. Ilcane ha occhi spiritati come sempre, fulmina il pubblico inebetito dalle vasco-aspettative, sancisce col silenzio l'onda d'urto che li sta per travolgere. Partono, infatti, “Il boogie dei piedi” e “Torino pausa pranzo”, due calci ben assestati che muovono i “culi flaccidi” spaparanzati sulle poltroncine, che si aspettavano solo uno scialbo antipastino elettronico.

Arriva il Gramsci de “I superstiti” e Ilcane apre i polmoni per far entrare la platea nel suo subconscio malato fatto di citazioni postmoderne, immaginario distorto dalla rabbia e disillusione scandita da frammenti rubati di quotidianità. Il k.o. è “la macarena su Roma”: la locomotiva festosa della canzone serpeggia velenosa tra il pubblico, lascia ammutoliti i più, scuote perché deve, stona perché può. Iosonouncane è una furia, chiude con “il corpo del reato” in acustica per rassicurare “i compagni più ortodossi”. Risate sommesse e amarezza in bocca. Abbiamo capito tutto, ilcane ha parlato, strillato, ha ammutolito piacevolmente la platea.

Dopo la parentesi canina arrivano Le luci della centrale elettrica; Vasco Brondi accompagnato da Lorenzo Corti, Giovanni Ferrario e Sebastiano De Gennaro. L'artista lo conosciamo, il modo d'approcciarsi al pubblico anche. Si parte con “cara catastrofe” e “la lotta armata al bar”. Brondi, anche se band-munito, fa correre le parole sempre troppo in fretta rispetto alla musica. Voce gracchiante che a volte diventa poesia, non solo per i contenuti proposti, ma perché l'artista ferrarese recita, parla, sentenzia i suoi pensieri direttamente coi testi più che con la musica.

“L'amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici” e “anidride carbonica” infiammano il pubblico, io me ne sto rannicchiato a mangiucchiarmi le unghie perché non riesco ad entrare nel mood brondiano. Voglio la musica, oltre che le parole. Ma dimostrare per Brondi è più importante che mostrare. B. si ostina a trasmettere il suo mondo solo tramite i testi; cincischia qualche frase ad effetto sui “10 euro di benzina che non ci permettevano di andare via” o su “avremo tutto tra 10mila anni”. Vorrei strillare che da un po' non ho più 14 anni e 'ste frasi le ho lasciate nel cesso della scuola superiore, ma preferisco pensare ai cinesi lì fuori e trasmettergli che anche questa è l'Italia, solleticare gli istinti più sensibili delle persone per far arrivare un messaggio, affascinante o meno esso sia.

Le hit proseguono, passano “le petroliere”, “fuochi artificiali”, “quando tornerai dall'estero”, momenti in cui Brondi decide di togliersi le vesti dell'esibizionista per rientrare in una dimensione più intimista maggiormente che si confà al suo immaginario.  Il concerto continua e Brondi cita Battiato, i CCCP e De Gregori, ci parla de “La Gigantesca Scritta Coop”, di “una guerra fredda” e de “i nostri corpi celesti”. L'empatia col pubblico si rafforza, io - con riserva - mi lascio trasportare. “Le ragazze kamikaze”, “piromani”, “per respingerti in mare” e “per combattere l'acne” chiudono il palcoscenico della Mole Vanvitelliana, location che riesce a dare un apporto magico nonostante gli attriti tra me e il teatrino della centrale elettrica.

Torno a casa perplesso e pensieroso. Prima di imboccare l'autostrada passo dinnanzi a una centrale elettrica illuminata. La guardo e sorrido; non è bella da vedere ma le luci di 'sta centrale ti lasciano comunque qualcosa che ti stuzzica e allieta. E può andar bene anche così.