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IVANO FOSSATI @ Ancona, 08 Dicembre 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

Ivano Fossati ancona

Ivano Fossati ancona - Ivano Fossati ancona
È per via della crisi se Ivano Fossati, nella foto qui a destra, lo vedete così piccolo. Per chi, come me, ha già avuto modo di sentirlo in concerto più e più volte, 50 euro sono troppi. Non ce li ho proprio, ma anche se li avessi sarebbero comunque troppi.

Che questo è il suo ultimo tour lo sapete tutti, e lo ha dichiarato lo stesso Fossati anche stasera. Una di quelle conferme che fanno male. Detto questo, ci ha consigliato di non pensarci, divertirci e godere delle oltre due ore e mezza di concerto così, come è stato sempre. Come viene.

La cosa bella è che è venuto tutto decisamente bene. Un concerto diviso in due parti: la prima discreta e la seconda emotivamente devastante. “Lindbergh”, “La pianta del Tè”, “Una Notte in Italia” , “Carte da decifrare”, “Di tanto amore”, “I Treni a Vapore”, “La costruzione di un amore”, fino al finale con la sala illuminata, il pubblico in piedi e Fossati a suonare il flauto traverso per chiudere così, come quarant’anni prima aveva iniziato.

È il concerto che ti aspetti da uno che ha scritto alcune delle pagine più belle di musica italiana. A fare da sfondo una scenografia moderna, dietro a un palco diviso a metà per strumenti e anima. Da una parte un trio rock, chitarra basso e batteria, e dall’altra un terzetto quasi cameristico, chitarra acustica, violoncello e tastiere. Il centro invece è tutto per lui, che si alterna tra pianoforte e chitarra, ma è quando si siede al piano che il teatro non può fare a meno di pendere dalla sua bocca. Un’infinità di canzoni, culminata con una “C’è tempo” da strapparsi i capelli, con una band ottima che stranamente rende meglio quando non suona. Fossati pianoforte e voce è un’altra storia, inarrivabile. Più che alla musica, sarebbe bene dire addio agli arrangiamenti rock, alle iperproduzioni.

Non vi svelo di più. Andateci, se vi interessa.

PS. Qualche parola per Ivano.

Le canzoni non le hai più. Le hai scritte e sono tante, ma per fortuna quelle le lasci a noi. E mentre ieri ci gettavi in faccia, dopo trent’anni, l’attualissima “La Crisi”, ho pensato che sì, questa storia della crisi è una grandissima cazzata. Avrei fatto meglio a spenderli quei soldi. Mi avresti inondato a pieno, fino a coprirmi per poi farmi galleggiare. Dal loggione non sono arrivati che schizzi.

Forse non ci sarà, ma qualora dovesse esserci, ti prometto che la prossima volta quei soldi li spenderò tutti. Ho già pronto il costume, e un salvagente per non affogare.