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Lydia Lunch's Big Sexy Noise @ Cesena, 01 Aprile 2011

  • Scritto da Orasputin

Lydia Lunch

Lydia Lunch - Lydia Lunch
"It's a Fucking Big Sexy Noise!", asserisce Lydia Lunch. Ad accompagnarla in una jam session di una manciata d'anni fa, l'accoppiata James Johnston / Ian White e il sassofonista dei Tindersticks Terry Edwards.

Nascono i Big Sexy Noise, sonorità primordiali ed una proposta che afferra l'essenza del rock e la sbatte in faccia alla gente. Una vera rivoluzione, ma anche un monito a chi, di rock, non ci capisce più una mazza da ormai 20 anni. Dopo la bufera di neve e i concerti annullati del dicembre scorso, l'occasione si presenta all'Officina 49 di Cesena, un Arci dall'impostazione british e una sala concerti dall'aria oscura e le luci soffuse.

Catapultati in una Manchester fotografata in pieno stile anni Ottanta, scelti appositamente da Lydia Lunch, ecco salire sul palco gli Avvolte. Penalizzato da un acustica che deve trovare ancora la sua giusta dimensione, il sound del quartetto italiano si poggia su un rock dall'impostazione classica e le sonorità tipicamente anni Novanta. In giro praticamente da 15 anni, gli Avvolte alternano l'intimità di un Benvegnù alla spinta quasi grunge dei migliori Afterhours, pescando dal cilindro melodie accattivamenti e canzoni che meriterebbero un seconda chance. Di gente ne deve ancora arrivare, per adesso ci accontentiamo di una Lydia Lunch risallata su una delle tante poltroncine che circondano la sala concerti, ignari dell'animale da palco che da lì a poco avrebbe calcato lo stage dell'Officina Cesenate.

I Big Sexy Noise sono la bomba, il peccato, il taglio malsano di un rock mastodontico e primitivo. Un compromesso tra blues, rock e no wave, un viaggio metropolitano nonchè una delle massime espressioni del rock da terzo millennio. Pur non essendo in discussione la fama dei musicisti in questione, l'impatto Big Sexy Noise è di quelli che non t'aspetti. La conferma è una cover di "Pushin Too Hard" incastrata tra le prima posizioni di una scaletta folgorante, essenza di whiskey e sigarette, con le chitarre di James Johnston che suonano come motori e il sax di Terry Edwards un ceccino infallibile. Lydia Lunch è un demone caduto in Terre di Romagna: fissa, scruta, dopo nemmeno cinque minuti si rivolge all'intero staff con l'intento di stravolgere la logistica della sala. Più luci sul palco, più luci sul pubblico. Lydia Lunch vuole guardare in faccia alla gente, entrare nella testa delle persone e capire cosa diavolo passi per la loro anticamera.

Lydia Lunch è un'artista lucida e schizzata, tenebrosa e imprevedibile. La sua voce (un po' come quella della Marianne Faithfull di "Broken English") ha conosciuto la stagionatura del fumo e dell'alcool, e dal vivo suona rauca e meravigliosamente rock. Brani quali "Doughboy", "God Is A Bullet", "The Gospel Singer" e "Kill Your Sons" infestano una sala dal colpo d'occhio impeccabile. "Your Love Don't Pay My Fuckin' Rent " viene introdotta dalla stessa Lunch insultando un po' di maschietti beccati a caso. E' una grandissima performer, Lydia Lunch. Per il pubblico che ha capito come evitare il suo sguardo è un passaggio sofferenza/sospiro di sollievo simile a una roulette russa. Un tantino defilata in una delle rarissime pause vocali di un'esibizione tiratissima, la Lunch estrae dalla borsa un rossetto, ma il solito rompicoglioni se ne accorge in un batter d'occhio. Evoluzione naturale un bel dito medio infilato metaforicamente nel di dietro del fotografo.

Una settantina di minuti tra "cover" dei Gallon Drunk e bordate dall'omonimo album. Il resto sono 5 minuti trascorsi meravigliosamente in camerino, tra foto, abbracci e nebbia di sigaretta. La Lunch appare molto rilassata, e pur conservando quell'aria tenebrosa che la contraddistingue da 30 anni, si porge con estrema simpatia ed enorme tenerezza. Una vera icona rock'n'roll. Andatelo a spiegare a Sinead O'Connor cosa significa fare 10 date consecutive in giro per l'Italia!

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