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Marie Antoinette @ Pesaro (Dalla Cira), 26 Giugno 2011

  • Scritto da Orasputin

Marie Antoinette Pesaro Nel 2011 la parola aperitivo è praticamente sulla bocca di tutti. Ci sono gli aperitivi belli e quelli brutti. I primi riflettono situazioni intime, acustiche, calorose. I secondi solo quintalate di cibo e gente sballata in orari proibitivi. Un'occasione imperdibile ce la offre il Dalla Cira di Pesaro, circolo culturale con un'ottima vista sul mare che di tanto in tanto propone le sue seratine e i suoi sfiziosi aperitivi.

Questa sera è il turno di Marie Antoinette, giovane talento della canzone d'autore, eroina riot folk dal fare timido e la voce da tigre. Letizia è qui per farci assaporare le canzoni estrapolate dall'album che verrà . Considerata la natura "italiana" dei nuovi brani, Letizia è qui per testate il loro impatto sulla pelle di chi ascolta. Curiosità e attesa se la giocano in un testa a testa senza esclusioni di colpi, per una serata soprannominata di "spritz e canzoni tristi" dalla sua stessa protagonista. L'organizzazione non è da meno: banchetto espositivo Algida vintage, palchettino stilosissimo, chitarra acustica e microfono. Della buona musica in sottofondo accompagna il nostro Spritz inaugurale, per l'occasione diluito Campari. Marie Antoinette attaca il jack e sono subito emozioni. Emozioni forti, ancora meglio se scaturite da canzoni tristi! La sua voce è in stato di grazia: tecnicamente puo' permettersi qualsiasi cosa, libera di volare lì dove ti porta il cuore. Fissando per un attimo le facce della gente, mi accorgo come le canzoni in italiano rendano il doppio, se non il triplo o il quadruplo. Ce n'è una dal titolo provvisorio "Wilco", e qui – ad esempio – Marie Antoinette dimostra di aver assimilato al meglio della lezione del nu-folk, depurato con dosi di cantautorato che da Brunori Sas ai ManzOni rimandano ad uno stile unico e personalissimo. Uno stile che spacca le pietre e fa danzare la sabbia. Il pubblico è come estasiato: 35 minuti che sono il riflesso della natura punk, minimale, intima da far paura della musicista in questione.

"E adesso si entra nel vortice della depressione", avvisa Letizia. Introduce tutto e non si fa sfuggire niente, noi allacciamo le cinture e riprendiamo il viaggio musicale. Resto praticamente incollato alla cannuccia dello spritz. Attutisco l'emozione. Letizia non ha ancora sfiorato quel mojito ghiacciato che campeggia vicino la set-list. Non ama concedersi attimi di pausa per quanto concentrata e determinata. "E non pensate che quelli vecchi siano testi felici", ammonisce Letizia, riproponendo – in versione intelligente e rallentata – le canzoni dal suo primo album, l'oramai cult "Marie Antoinette Want To Sucks Your Young Blood", centinaia di recensioni in giro per il web. In scaletta anche una cover dei Why? e una canzone degli Young Wrists, con il batterista Damiano a godersi lo spettacolo seguendo il ritmo con una batteria immaginaria materializzatasi sulle sue gambe. Esibizione breve e intensa, una sola certezza: Marie Antoinette è sbocciata definitivamente, e con l'uscita del nuovo album si prepara a dichiarare guerra al mondo intero. Lezione di stile!

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