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Marlene Kuntz @ Rimini, 14 Maggio 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

marlene kuntz velvet

marlene kuntz velvet - marlene kuntz velvet
Due storie a confronto: Marlene Kuntz e il Velvet di Rimini: due storie, appena maggiorenne la prima e da oggi ventiduenne la seconda, che hanno tanto da raccontare e si incrociano per la millesima volta, belle e in salute e per niente scalfite dal tempo. Quello che lega la band di Cuneo allo storico locale riminese è un profondo senso di amicizia e gratitudine, come lo stesso Cristiano Godano ricorderà a più riprese durante il concerto. Per me, cresciuto a pane, Velvet e Marlene Kuntz, esserci stasera per festeggiare il ventiduesimo compleanno della “casa del rock” significa fare un tuffo nel passato e nel contempo aggiungere un nodo a una storia, la mia, che all’intreccio di queste due realtà deve tanto, davvero tanto. E a quasi due anni dall’ultimo concerto, e dopo aver goduto dei vari “Terrore” e “M.K vs La Signorina Else”, così come dell’ultimo e tagliente “Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini”, tornare alle prese con la band piemontese è più che “un piacere speciale”, rubando le parole agli stessi Marlene.

Il concerto: Godano lo aveva promesso: “Sarà un concerto rock, molto elettrico. Un concerto che vale la pena di vivere”. E così è stato. Oltre due ore di rock e sudore alle prese con una band che sembra aver ripreso la strada tutta elettricità e furore degli esordi, seppure filtrata da una consapevolezza nuova e, cambiamenti di organico a parte, da un suono tagliente, meno noise e chitarristico e più vicino a quello di un certo rock classico. In un Velvet purtroppo pieno solo per metà ma infiammato quanto basta, Godano e soci hanno sferragliato tutta la loro carica, sprigionata attraverso un impatto scenico enorme e reso ancora più vivo dalla presenza dell’ondeggiante Luca Saporiti al basso e Davide Arneodo alle tastiere, percussioni e violino. Il resto è il trio che dei Marlene ne è le fondamenta: il silenzioso e impeccabile Tesio alle chitarre, Bergia a menar la batteria alla destra del palco e al centro della scena quel Cristiano Godano che sembra ringiovanire di stagione in stagione. Meno chitarre, in favore di una ritmica martellante e della voce di Godano che come sempre se ne frega di aderire al disco, presa com’è a sputare e sorreggere un corpo magro che è una scheggia impazzita e sprizza sudore da tutti i pori. In scaletta molti pezzi nuovi: dalla dolce apertura di “Oasi” alla tirata “Orizzonti”, passando per la vorticosa “Ricovero Virtuale” e la radiofonica “Paolo Anima Salva”, già diventata un piccolo classico. Ma è con il trittico “Ape Regina”“Sonica” “Merry Xmas” che l’eccitazione tocca il culmine e l’atmosfera si fa incendiaria, in un tripudio di voci e di ricordi. Il finale in crescendo di “L’artista”, la sempre benvoluta “Lieve” e “Musa” (presentata come una delle canzoni più ispirate mai scritte) portano a compimento il set, anche se la sorpresa arriva con “Io e Me”, tirata di per sé e finita stasera in un oceano lungo dieci minuti di feedback e rumori metallici che ipnotizzano un Velvet buio e frastornato. È in questo clima apocalittico che i cinque lasciano e riprendono il palco, tra un “mi fa schifo sai l’insensibilità” ripetuto nel silenzio da Godano e “Nuotando nell’Aria”, direttamente dal capolavoro esordio “Catartica” e immancabilmente cantata a squarciagola da tutti, belli e brutti. La buonanotte ha le note dolci e amare di “Notte”, perfetta per chiudere un concerto e una serata che, come assicurava Godano, vale davvero la pena vivere.

Ieri, oggi, domani: I Marlene Kuntz sono ancora con noi, e di questo non possiamo che ringraziarli. Certo, le cose cambiano e gli anni passano, ma dopo stasera l’impressione è che per qualcuno passino meno, o comunque meglio. I Marlene non sono finiti, non lo sono adesso e non lo sono mai stati. Hanno solo inciampato qualche passo, e negli ultimi anni di mosse rischiose ce ne sono state tante. Prima la svolta lenta e scivolosa dello “S-Low” Tour, poi il vestito acustico-d’autore con l’uscita di “Uno”, e infine l’odierno e inaspettato ritorno all’elettricità, sono sbalzi che possono creare confusione. L’impressione che ho avuto, e che va oltre il dirompente concerto di stasera, è stata quella di trovarmi di fronte a una band leggermente disorientata, conscia di aver mancato qualche passo e di essere come alle prese con un momento di stand-by, di riflessione, onde evitare di finire ingabbiati in un vicolo cieco che, quello sì, porrebbe grossi ostacoli al futuro dei Marlene. Insomma: il passato è eccellenza ma è passato, e come tale non ci interessa più; il presente è una band travolgente e in splendida forma; il futuro non esiste a prescindere ma nel caso Marlene, data la classe e i precedenti, non può che promettere grandi cose. Visto che il futuro non fa sconti a nessuno, è con le dita incrociate che vi giro gli auguri di Cristiano Godano a fine concerto: “Lunga vita al Velvet, e lunga vita a tutti noi”. Certo che gli evitabili cori imploranti “Nudo!!” potevo anche non riportarli. Speriamo almeno che, oltre al buon Godano, prima o poi si spogli anche Marlene.

 

Setlist

- Oasi

- Due Sogni

- Sapore di Miele

- Orizzonti

- Infinità

- Ricovero Virtuale

- Paolo Anima Salva

- Fantasmi

- Pornorima

- Ape Regina

- Sonica

- Merry Xmas

- L’artista

- Musa

- Lieve

- Io e Me

- (Strumentale)

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- Nuotando nell’aria

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- Notte