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Massimo Volume @ Pescara, 9 Dicembre 2010

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massimo volume

L’attesa fuori dal Wake Up è tanta. Da li a poco i Massimo Volume si sarebbero esibiti per il “Cattive Abitudini Tour”, sulla scia dell’entusiasmo che ha scatenato il loro storico ritorno in studio.

I Massimo Volume non hanno mai offerto ai loro ascoltatori mezze misure: è una musica talmente particolare che puoi solo amarla alla follia o ripudiarla con estrema indifferenza. I Massimo Volume sono un gruppo che una volta entrati dentro non ne escono più, ti cambiano, ti fanno pensare, ti fanno riflettere, si fanno amare. Per questo l’attesa fuori dal Wake Up è tanta. Il gruppo di una vita, la band con cui il sottoscritto è cresciuto, ha affrontato problemi, ha vissuto emozioni, con in testa un “Primo Dio”, un “Pizza Express”, una “Città morta”, un “Atto definitivo”.

Scoperti quando ormai era già troppo tardi (leggasi “Club Privè”), andare ad un loro concerto era uno di quei sogni che coltivavo con disperazione quasi infantile, un po’ come andare ad un concerto dei Doors o dei Velvet Underground. Sogni impossibili, e fino a poco tempo fa lo era anche assistere ad un concerto dei Massimo Volume. La pietra comincia a rotolare, le cose si sbloccano: Massimo Volume, Wake Up, 9 dicembre 2010, ore 22. Il posto, la data, l’ora in cui uno dei mie sogni si sarebbe avverato. Appena entriamo nel locale troviamo sulla sinistra, seduto su un divano, Emidio Clementi che si intrattiene con alcuni fans per firmare qualche autografo e chiacchierare con loro. Intimorito mi avvicino, quasi incredulo. Poeta di vita, amico intimo, questo è stato per me Emidio "Mimì" Clementi. Quando sto per aprir bocca, per chiedergli qualcosa che inevitabilmente si sarebbe rivelata una cazzata epocale, taccio e mi allontano. Mimì è li, parlargli me lo renderebbe umano. E non voglio. Ho bisogno ancora di miti. L’attesa è tanta anche all’interno del locale. Il concerto partirà alle 23 e 30.

Quando salgono sul palco, la gente li acclama, io rimango zitto, in attesa di ascoltare ogni minima nota, rumore, parola, che di li a poco sarebbe arrivata da quel palco. L’attacco è “Robert Lowell”. Stupenda, già immortale, Emidio sciorina i versi del loro ritorno in studio e sui palchi. “Chi l’avrebbe mai detto di ritrovarci qui, Giugno 2010, in un pomeriggio di pioggia e di sole, seduti di fronte alle nostre parole” è il verso che mi rievoca le mie speranze avverate. E’ un sussurro, istintivo. Il concerto prosegue. E’ il “Cattive Abitudini Tour”, ma non mi aspettavo che l’intero album sarebbe stato eseguito alla lettera, tutte le canzoni, in progressione matematica, stessa scaletta dell’album. Non me l’aspettavo, e probabilmente neanche lo volevo. Sono fra quei pochi fans dei Massimo Volume a cui “Cattive Abitudini“ non ha convinto del tutto. Sino alla stupenda “Litio” (eseguita con un innocuo intoppo all’inizio) la situazione è perfetta. Egle Sommacal è a pochi passi da me: il suo suono è preciso, pulito, perfetto. Da studio. Non nascondo la sofferenza provata nell’attendere “Fausto”. Eseguiti dal vivo anche i pezzi che in studio non mi convincono acquistano un loro fascino, benché siano identici.

Ma io non sono cresciuto con “Cattive Abitudini”, è questo probabilmente il mio difetto. Sommessamente, “In un Mondo dopo il Mondo” finisce, la tracklist dell’album è terminata, mi preparo ad ascoltare i pezzi con cui sono cresciuto. I Massimo Volume attaccano con “Il Primo Dio”. Gesù come mi sono sentito, ragazzi! Mi veniva da urlare e da saltare neanche fossi a un concerto death metal. A fatica mi contengo, e mi godo il pezzo: è preciso, identico, come me lo ricordavo, le stesse emozioni si dipanano nelle mie vertebre cerebrali e mi rendono prigioniero di una dolcissima malinconia, Emanuel Carnevali ritorna a vivere, affianco a me. A seguire è proprio “Lungo i Bordi”, titletrack del Capolavoro, e “Fuoco Fatuo”. Ascoltare “Leo è questo che siamo?” mi fa urlare, canto con Mimì, chiediamo a Leo cosa siamo, cosa eravamo, chi siamo diventati. Non s'è capito perchè, ma della scaletta hanno saltato la stupenda "La Città morta". Peccato. Peccato davvero. Il concerto finisce, i Massimo Volume prendono i meritati applausi e si congedano da un pubblico che urla “Bis!” incessantemente.

Ero uscito di casa, prima del concerto, ascoltandomi a tutto volume “Ororo”, hidden-track del primo album, “Stanze”, sicuro che non l’avrebbero eseguita. Ma si era avverato un sogno quella sera, se ne potevano avverare altri. E infatti quando ritornano sul palco le note sommesse di “Vedute dallo Spazio”, preludio ad “Ororo”, invadono le mie orecchie, di li a poco “Ororo” sarebbe arrivata, come una scheggia impazzita. Quando torno a casa nella mente mi rimbomba il verso “L’adesione è fuoco”. Ho anche un posto dove dormire. E un sogno in più che si è avverato. Un ringraziamento speciale a Francesco Tamburrano e ai DiVico Brothers.