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Massimo Volume @ Santarcangelo di Romagna (RN), 22 Dicembre 2013

  • Scritto da Enrico Tallarini
massimo volume 2013
Un concerto dei Massimo Volume è un'esperienza totale, un bombardamento di suoni, parole e suggestioni che ti esplode in faccia e ti invade ogni centimetro del corpo.
E direi che non poteva esserci epilogo migliore per chiudere questo 2013 musicale.

Siamo al Teatro Il Lavatoio di Santarcangelo di Romagna, è domenica pomeriggio e fuori regna una nebbia di quelle che sai se arrivi ma non sai se ritornerai. Un concerto pomeridiano, a orario aperitivo: una scelta quantomai azzeccata e in controtendenza rispetto alla tradizione live nottambula italiana. Sfida vinta, con la platea piena come un uovo e cosciente che quello che si sta per vivere sarà un pomeriggio davvero speciale.

Ad aprire le danze ci pensano i Clamidia, quintetto alternative rock romagnolo che abbiamo già potuto apprezzare in passato e che stasera offre anche qualche estratto dal nuovo lavoro “Al Mattino Torni Sempre Indietro”, di prossima pubblicazione.

Applausi ai Clamidia, qualche minuto di cambio palco ed ecco che l'opera di Ryan Mendoza, cover di “Aspettando i Barbari” è già lì, proiettata sullo schermo dietro al palco.

Adesso i Massimo Volume sono sul palco, anche se un vero e proprio palco non c'è, e tu ti ritrovi lì, seduto in terra, a un metro da un Clementi concentratissimo che ti spara in faccia quelle stesse parole che durante il giorno ti riempiono la stanza.

massimo volume clementi

La tensione sprigionata dai quattro, soprattutto dal vivo, è qualcosa di incredibile. Una ritmica precisa e possente, chitarre che fanno acrobazie di effetti e distorsioni e al centro proprio Clementi, che scandisce alla perfezione ogni sua (e anche nostra) parola con quella voce inconfondibile, che rimbomba e si schianta sul pavimento in legno del teatro.

Tra un pezzo e l'altro neanche una parola, nemmeno un “grazie”, che le canzoni parlano da sole e non c'è nulla che si possa aggiungere. In scaletta l'intero “Aspettando i Barbari”, con tuffi nel passato più o meno recente di questo ultraventennale miracolo di rock italiano: “Litio”, “Le Nostre Ore Contate”, “Fausto”, “Altri Nomi”, l'immancabile “Il Primo Dio”, per quasi due ore di un concerto potente e solenne, emotivamente devastante.

E la macchina Massimo Volume è tutto un incastro, come un treno sparato che parla e racconta le storie che ha ospitato. Dopodiché il silenzio. Un silenzio costretto, le orecchie che friggono e un sorriso ebete tra mento e fronte.

Ma il viaggio è appena cominciato.
Accade sempre, dopo un concerto dei Massimo Volume.
Che le cose, tutte le cose, si lasciano attraversare.